Autore Topic: Alan Friedman, perché i maschietti femministi nostrani non ci bastavano...  (Letto 962 volte)

Offline TheDarkSider

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..e allora c'era proprio bisogno di un femminiello americano a farci la ramanzina su quanto l'Italia e' ancora maschilista, su quanto siano necessarie sempre nuove e maggiori spintarelle per favorire le donne a discapito degli uomini, e altre vagiante assortite:

http://d.repubblica.it/life/2018/02/16/news/alan_friedman_libri_dieci_cose_da_sapere_sull_economia_italiana_prima_che_sia_troppo_tardi_italia_paese_maschilista_esclusiv-3861587/?ref=RHRS-BH-I0-C6-P20-S1.6-T1
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Alan Friedman: l'Italia è un Paese maschilista

Mentre il suo ultimo libro, "Dieci cose da sapere sull'economia italiana prima che sia troppo tardi", scala le classifiche di vendita, il noto economista ha scelto di scrivere per noi un testo che parla direttamente alle lettrici della nostra testata. Di maschilismo, mancata tutela dei diritti delle donne e del sostegno alla maternità e di un movimento, MeToo, che auspica possa avviare un cambio di mentalità

Per certi versi, per troppi versi, l’Italia del 2018 rimane un Paese maschilista. Da economista, sono fermamente convinto che il Paese si stia facendo del male per la sua incapacità (o mancanza di volontà?) di utilizzare il talento e l’energia di milioni di donne che incontrano troppi ostacoli a entrare nella forza lavoro. Pur crescendo costantemente negli anni, l’occupazione femminile in Italia resta il fanalino di coda dell’Europa. Con un tasso del 49 per cento di donne che hanno un impiego (rispetto al 67 per cento degli uomini) ci collochiamo al penultimo posto: solo la Grecia fa peggio di noi. In Germania, ben il 71 per cento delle donne ha un lavoro. Secondo la Banca d’Italia se l’occupazione femminile arrivasse al 60 per cento il PIL italiano crescerebbe di ben 7 punti!

La mancanza di una tutela maggiore dei diritti delle donne nell’economia e di una politica mirata all’occupazione femminile è un problema serio, e per tutti gli italiani, perché rischia di rallentare la ripresa e la crescita. Se vogliamo parlare in modo serio di crescita dobbiamo affrontare la questione con nuove regole che promuovano l’uguaglianza in termini di stipendi tra uomini e donne, incentivi fiscali per l’occupazione femminile e sovvenzioni che triplichino la copertura di asili nido in tutto il Paese.

In Italia solo il 21 per cento dei bambini sotto i tre anni usufruisce di un servizio di assistenza all’infanzia, una percentuale inferiore alla media europea del 27 per cento e molto lontana dalle performance dei Paesi del Nord Europa come la Danimarca, dove i posti nelle strutture per l’infanzia arrivano a coprire il 62 per cento dei bimbi, o la Svezia, con il 55 per cento. Meglio di noi fanno la Francia, con il 39 per cento, il Regno Unito, con il 30, e la Germania, con il 28 per cento.

Bisognerebbe inoltre incoraggiare l’occupazione femminile con una politica attiva che crei incentivi fiscali per chi assume a tempo pieno e relativa detassazione di lavori part-time o flessibili per le mamme che scelgono questa strada.
Se l’Italia vuole tornare a crescere, gli incentivi per l’occupazione femminile non sono un optional ma una condizione fondamentale. Queste iniziative non sono soltanto per le donne ma per tutti gli italiani perché genererebbero nuovi posti di lavoro, nuovi redditi, nuovi gettiti fiscali e nuovi consumi.

Ma un programma serio deve includere anche un cambio di mentalità. Ci vorrebbe una rivoluzione culturale tra chi detiene il potere nell’industria e nella finanza in Italia, e non solo nella politica. E a proposito di rivoluzioni: sto guardando con partecipe entusiasmo al movimento #MeToo, che ha finalmente portato al centro del dibattito pubblico il tema delle molestie sessuali e degli abusi sui luoghi di lavoro. Si tratta di un fenomeno estremamente pervasivo che non risparmia nessun ambiente e ostacola gravemente l’ingresso e la permanenza delle donne nel mercato occupazionale.

I panni sporchi non si lavano più in casa, e alle donne che stanno coraggiosamente denunciando va tutta la mia solidarietà.


Il maschietto in questione, inoltre, e' pronto a inalberarsi e a gridare al maschilismo ad ogni minima occasione, e spesso anche a sproposito come dimostra questa polemica con Sgarbi sull'aspetto della Boschi:
 

 :doh: :doh:
"Le donne occidentali sono più buone e tolleranti con gli immigrati islamici che le stuprano che con i loro mariti."
Una donna marocchina

Offline Frank

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Re:Alan Friedman, perché i maschietti femministi nostrani non ci bastavano...
« Risposta #1 il: Febbraio 13, 2018, 21:14:27 pm »
Come scrisse già qualcuno prima di me:
"Più deficiente di una femminista può esserci solo un femminista".

E' una fortuna che io sia un signor nessuno e pertanto non venga invitato in certe trasmissioni,* perché tipi come Friedman potrei veramente prenderli a calci in culo in diretta televisiva (con tutte le conseguenze del caso).

@@

* In confronto, il mio concittadino Sgarbi, apparirebbe quasi un angioletto.
Ne ho proprio le palle piene di questi insopportabili idioti di sesso maschile.
Figuriamoci poi se arrivano da un paese straniero.

Offline Frank

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Re:Alan Friedman, perché i maschietti femministi nostrani non ci bastavano...
« Risposta #2 il: Febbraio 13, 2018, 22:19:13 pm »
Tra l'altro, lo statunitense Friedman* è l'ennesima dimostrazione del fatto che quando si parla di femminismo e di rapporti tra i due sessi, si possono avere anche due o tre lauree, ma non capire ugualmente una beneamata mazza di niente.
Ad esempio: in tutto il mondo occidentale (ma non solo) si sostiene che le donne sono intellettivamente superiori agli uomini, nonché dotate di una "marcia in più".
Bene, magnifico, ma se le donne sono così superiori, per quale ragione devono essere sempre aiutate dall'inferiore controparte maschile?

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Alan Friedman

Bisognerebbe inoltre incoraggiare l’occupazione femminile con una politica attiva che crei incentivi fiscali per chi assume a tempo pieno e relativa detassazione di lavori part-time o flessibili per le mamme che scelgono questa strada.

Voglio dire: chi è superiore emerge da solo, con le proprie forze, senza bisogno di aiutini, aiuti e aiutoni.

Altra puttanata insopportabile, che ormai sento ripetere da anni:

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Alan Friedman

Se vogliamo parlare in modo serio di crescita dobbiamo affrontare la questione con nuove regole che promuovano l’uguaglianza in termini di stipendi tra uomini e donne,

Ma cosa cazzo vuol dire (si fa per dire...) "uguaglianza in termini di stipendi tra uomini e donne" ?
Ma possibile che tra questi deficienti di sesso maschile, non ce ne sia uno in grado di evidenziare che nessun contratto prevede discriminazioni in base al sesso e che se per ipotesi questo fosse anche solo parzialmente vero, in numerosi settori gli imprenditori assumerebbero solo donne?

Mah... una pena assoluta.


@@

*
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Ha studiato alla London School of Economics and Political Science, all'Università di New York ed alla Paul H. Nitze School of Advanced International Studies della Università Johns Hopkins, a Washington.[1]

Offline Vicus

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Re:Alan Friedman, perché i maschietti femministi nostrani non ci bastavano...
« Risposta #3 il: Febbraio 13, 2018, 22:44:50 pm »
Citazione
Ha studiato alla London School of Economics
Con quelle referenze che aspettarsi?
Noi ci ritroveremo a difendere, non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto.

Online Massimo

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Re:Alan Friedman, perché i maschietti femministi nostrani non ci bastavano...
« Risposta #4 il: Febbraio 13, 2018, 23:11:47 pm »
Ha capito che fare il femminista fa guadagnare consensi. Va capito, il poveraccio. :mad:

Offline Sardus_Pater

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Re:Alan Friedman, perché i maschietti femministi nostrani non ci bastavano...
« Risposta #5 il: Febbraio 17, 2018, 20:55:09 pm »
Friedman è europeista. Ricordate la sua trasmissione dei Novanta sul Terzo "Maastricht Italia"?
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Alberto1986

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Re:Alan Friedman, perché i maschietti femministi nostrani non ci bastavano...
« Risposta #6 il: Febbraio 19, 2018, 00:07:54 am »
Friedman è europeista...

Friedman è un coglione, che campa sulle puttanate giornaliere che spara in tv. E nient'altro che il Franco di Mare in versione importata. Ecco spiegato il tutto. Pensasse piuttosto a come si è ridotta la società di merda da cui proviene, invece di venire in Italia a rimpinguare la folta schiera di castrati nostrani ed unirsi al coro modaiolo degli imbecilli patentati televisivi.

Offline Sardus_Pater

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Re:Alan Friedman, perché i maschietti femministi nostrani non ci bastavano...
« Risposta #7 il: Febbraio 19, 2018, 08:31:28 am »
Appunto, essere filo-UE vuol dire essere coglioni. Il mio era un discorso coerente :P .
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