La metamorfosi borghese del femminismo

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Sembra ormai evidente che il femminismo, almeno nella sua versione vetero-sessantottina, non susciti più neppure l’interesse della gente; non è anzi raro sentire prese di distanza del tipo: “Non sono femminista”.
Il messaggio femminista però, oggi rifiutato a livello razionale come folclore di un’ex-modernità che non vuol passare, sceglie altre vie dove il senso critico è meno vigile: l’uomo, il maschio, è una figura simbolica (laddove la femmina è in primis biologica), in altre parole il maschio può sussistere ed è credibile solo come essere radicato in un sacrum, in una metafisica.
Il ruolo femminile è ancorato al dato biologico, mentre quello maschile a quello cosmologico, alle leggi, ai riti, alla trasmissione di una tradizione―vale a dire di un’intelligibilità del mondo―e all’agire in esso. Continua a leggere “La metamorfosi borghese del femminismo”

Matrimoni gay?

coppie omoLa settimana scorsa, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che i matrimoni gay contratti negli stati americani in cui sono permessi, per il governo federale hanno valore in tutti gli stati americani, anche in quelli in cui non sono previsti dalla legge.

Una vittoria bella e “rotonda” per i sostenitori dei “diritti gay”.

Mi preme, su questo tema,  ricordare soltanto tre vecchie, ma sempre valide considerazioni personali di carattere psico-etimologico. Continua a leggere “Matrimoni gay?”

Su femminicidio e violenza domestica

Il femminicidio, quello vero, delle femmine uccise in quando femmine, è un fenomeno che non riguarda l’occidente, bensì la Cina.

Infatti i successori di Mao, consapevoli che la parabola comunista avrebbe portato anche loro (come l’URSS) al disastro dell’autoimplosione, hanno ingegnosamente pianificato per tempo la transizione all’economia di mercato, preparando l’espansione economica cinese su scala mondiale.

Si ok, direte voi, ma questo cosa c’entra col femminicidio?

C’entra, perché una delle strategie per far decollare l’economia cinese è stata proprio la legge sul figlio unico, che “ha avuto come conseguenza” (trovato l’inganno, sia fatta la legge!) la soppressione, c’è chi dice, di 100 milioni di femmine. Continua a leggere “Su femminicidio e violenza domestica”

PAS e famiglie monoparentali: un modello sostenibile?

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Il bambino nasce nel corpo materno, è una prerogativa femminile, ma l’uomo è necessario. Il legame tra il padre e la madre precede l’arrivo del figlio e —normalmente— permane in seguito, e in questo senso il padre è l’immagine della legge, dell’iscrizione simbolica: il momento in cui il padre trasmette il suo seme è un momento privato, il figlio non ne è testimone, ma la madre sa chi è il padre e mostra il padre al bambino.
Poiché il figlio nasce nel corpo materno, simbolicamente la madre è contenente, quindi il bambino che nasce la lascia: a questo punto, o c’è un padre che accompagna il figlio, che lo conduce verso la legge e verso il mondo, o la madre dice “È mio!” e si tiene il bambino.
È questa la tradizione matrilineare delle popolazioni indigene più arcaiche, che esiste ancora oggi e alla quale stiamo tornando: la secolarizzazione e il bando del sacro fanno ritornare la matrilinearità, perché la natura che non sia iscritta in un contesto culturale e in particolare cristianizzato ritorna alla sua condizione primordiale, ai suoi fondamentali.
La madre afferma simbolicamente: “È il mio bambino! È il mio corpo! È mio!” Si tratta di un’attitudine possessiva ancestrale: quando c’è un’adozione, si può notare che la madre non apprezza affatto che ci sia un nuovo padre, una nuova madre, qualcuno che vegli sul suo bambino.
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Stiamo quindi ritrovando, per effetto di una decostruzione culturale, questa forma più arcaica di paganesimo che è la matrilinearità: una donna che genera un’altra donna, che a sua volta ne genera un’altra. Incidentalmente può nascere anche un maschio, ma gli uomini sono di troppo; la mascolinità, la funzione paterna è atrofizzata.
Entrambe le figure parentali, paterna e materna, sono necessarie alla nostra costruzione: la madre porta il bambino, ne assicura le cure, e il padre lo educa, lo forma. Spetta principalmente a lui farne un essere umano adulto, maturo, compiuto, aperto al mondo. Continua a leggere “PAS e famiglie monoparentali: un modello sostenibile?”

Perché sono profondamente contrario a “W EVA”[1]

taoNoi eredi di Eraclito, gli orientali, siamo tutti così.
Per noi, “il Vero ( è solo) l’intero”.[2]
E tanto ci basta.

Non esistono le “mezze verità”.
Non ci sono “verità parziali”.
Quelle valgono per i mezzi uomini, e le mezze femmine (ça va sans dire).
Cose da “falsari” insomma … “cosa vostra”.

Per noi sono, né più, né meno, che delle banali menzogne, alias, “verità“ con la v minuscola, e come tali le trattiamo.
Perché ve ne stupite? Continua a leggere “Perché sono profondamente contrario a “W EVA”[1]”