Autore Topic: Cinema, uomini, e solitudini: "The German Doctor- Wakolda"(Argentina 2013) di Lu  (Letto 1262 volte)

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Cinema, uomini, e solitudini:
"The German Doctor- Wakolda", [Wakolda - El Medico Alemàn], Thriller- Drammatico, Lucia Puenzo, 2013, [Argentina]

"Nada es más misterioso que la sangre. (Nulla è più misterioso di sangue.)"

Frase di lancio originale del film


"The German Doctor- Wakolda" è un buon thriller d'impianto politico - storico e dallo stile come dal plot, polposi. L'ultimo film da sceneggiatrice e regista di Lucia Puenzo, e tratto dal suo romanzo, è ambientato in Argentina nel 1960. Dato il titolo, è abbastanza facile prevedere in quale direzione andrà la storia. Cioè quella dei nazisti che cercavano rifugio in Sud America dopo la seconda guerra mondiale, materiale sempre interessante e ricchissimo di misteri e teorie revisioniste della Storia, mentre la Puenzo costruisce sapientemente il suo spunto da questa premessa di base.
Per quanto la storia popolare ami dipingere la seconda guerra mondiale come un conflitto epico del bene contro il male ordinatamente organizzato, vi erano e vi sono un sacco di persistenti connessioni- un sacco di fili sciolti che penzolavano dal bordo di questo arazzo storico. Il volo. la fuga dalla giustizia, la protezione che queste persone, i criminali di guerra nazisti ma ovviamente non solo,  si sono concesse una volta che il conflitto ebbe termine, e il disperato desiderio di portare questi criminali davanti alla  giustizia, rende la narrazione di questo film avvincente e ricca di sostanza - ma c'è anche qualcosa di più inquietante di insito nel lavoro della regista argentina Lucia Puenzo, figlia di Luis, regista nel 1986 de "La Storia Ufficiale"(La Historìa Oficiàl), il primo film di quel paese a vincere l'Oscar come Miglior Film Straniero, incentrato sui neonati figli dei desaparecidos della dittatura di Videla, dati poi alle famiglie dei militari e di persone vicine al regime., e da loro poi cresciuti, bambini e poi ragazzi ignari della fine dei loro genitori naturali uccisi, e delle loro famiglie naturali.
Dopo tutto, riconoscendo che la storia dei criminali nazisti di guerra non finisce dopo la firma della resa tedesca dell'8 maggio 1945, significa affrontare la realtà che tali credenze e filosofie non possano essere state sconfitte con un tratto di penna. L'oscurità si annidava e si annida, ancora nel resto del mondo.
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"Wakolda" , dal titolo originale come del romanzo, uscito in Italia con il titolo internazionale anglofono "The German Doctor", si prende il suo tempo per arrivare dove vuole. Nella strutturazione del film, la Puenzo favorisce l'umore sulla storia. Il film passa e trascorre per la maggior parte della sua durata, istituendo un atmosfera inquietante e definendo bene i suoi personaggi prima di discendere in un buon thriller di sostanza alla old style. Non c'è niente di sbagliato in questo, ma vuol dire che "Wakolda" paia andare alla deriva un po' precocemente nella sua fase introduttiva, prima di concentrarsi adeguatamente sul nucleo della storia stessa.
Detto questo, l'atmosfera è assolutamente perfetta. L'Argentina, la Patagonia è assolutamente splendida, e la Puenzo la cattura sapientemente sullo schermo "Wakolda" e' un film difatti pregno d'atmosfera -. Di un palpabile senso di disagio e terrore ancor prima dell'ambientazione temporale e di luogo, il quale è collegato all'apparizione di un misterioso medico tedesco. Bilanciando l'ambiente idilliaco con un senso di claustrofobia e paranoia, la Puenzo dona un senso di importanza a "Wakolda", anche se molto poco sta realmente accadendo. Ma nell'intero film c'è ben poco che la Puenzo non possa rendere bene.
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Ci sono momenti in cui sembra che "Wakolda" sia tenuto insieme dall'obbiettivo della macchina da presa della Puenzo, con la sua decisione di inquadrare Àlex Brendemühl nei panni che fiaccherebbero qualsiasi altro attore, del Dott. Joseph Mengele, come un cattivo raccapricciante molto prima che la sua vera natura sia esplicitamente rivelata. (Non che i titoli di testa lascino molto all' ambiguità.) Allo stesso modo, la Puenzo sembra fissarsi sul volto di Elena Roger per lunghi periodi di tempo, il cui fondersi nel personaggio come eroina sotto pressione incredibile nella prima parte del film, e conferma questa impressione.
L'abilità registica della Puenzo è così sicura che il dialogo del film si sente spesso come superfluo. E' difficile non farsi catturare da ciò che sta accadendo e dal modo in cui la regista inquadra i suoi personaggi e imposta le sue inquadrature. C'è un elegante chiarezza di intenti in tutto questo; in coppia con una cruda bellezza catturata in modo così chiaro, è quindi molto difficile resistere a "Wakolda". E' un lunatico, atmosferico pezzo- ma è realizzato con così abbastanza abilità che funziona splendidamente.
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Allo stesso tempo, vi è a tutto questo adomabrato un senso generale che il film potrebbe condurre pero' con un po' più di attenzione. Per tutto ciò che la Puenzo trasmette, e tutto ciò che dovrebbe ancora essere detto senza essere espresso, c'è un senso che molti dei personaggi del film sembrano depositare fuori da quel che viene mostrato. In particolare, nonostante il lavoro che la Puenzo fa per definire il personaggio di Elena Roger, c'è ancora una sensazione evidente che lo spettatore sappia ben poco di lei fino al momento dei titoli di coda. In realtà, a quel momento lei è ridotta a non piu' di una nota in calce. Questo non può fare a meno di essere percepito come deludente, mentre l'arco di sviluppo del personaggio anch'esso  vero di Nora Eldoc è maggiormente concretizzato, e potrebbe facilmente avere una pellicola tutta per sè.
Per essere onesti, c'è un candore accattivante per "Wakolda". Come con qualsiasi pezzo di riempimento della narrativa nel vuoto degli spazi storici, c'è un timore sempre presente che la Puenzo potrebbe spingersi troppo lontano - che avrebbe potuto trascinare la pellicola accresciutamente nel melodramma o nella sciocchezza sensazionalista. Invece, "Wakolda" è notevolmente dignitoso. Mantiene il suo personaggio omonimo alla giusta distanza, che consente di risparmiare alla Puenzo di dover concedere al personaggio la sua propria finestra sulla narrazione.
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Astutamente, il personaggio si intravede solo attraverso gli occhi degli altri; come ciechi che cerchino di descrivere un elefante. Ci sono punti in cui sembra che "Wakolda" potrebbe tentare di razionalizzare o giustificare o umanizzare il personaggio di Mengele; ma il film si tira sempre indietro. Alla domanda sul perché fa quello che fa, il personaggio può offrire soltanto qualche generico essenzialismo. "Un poeta scrive poesie," egli offre come impossibile giustificazione. "Un pittore dipinge." Lui fa quello che è nella sua natura di fare. Non c'è niente di più di esso; nessun accenno di riscatto o di decenza nella sua condotta.
"Wakolda" offre anche una visione piuttosto interessante nella cultura che ha reso possibile per tali famosi tedeschi sparire in Sud America. La comunità locale è chiusa e segreta, protetta e auto-isolata. Il passato scomodo è letteralmente e convenientemente sepolto, in modo che tali filosofie e ideologie possano marcire nell'ombra, nascoste da ogni sguardo che possa scrutare i loro comportamenti. Esistevano ed esistono queste piccole enclavi anche nella più idilliaca delle localita', per quanto evidentemente alla gente avrebbe fatto piacere credere che tali spiacevoli gruppi ideologici e politici fossero stati banditi dalla comunita' delle brave persone.Il film è stato infatti girato e ambientato a San Carlos De Bariloche, una "Svizzera" argentina in Patagonia, comunita' di tedeschi e dalle costruzioni e attivita' commerciali bavaresi o simili, nella quale vive da trent'anni e fu rintracciato nel 1994 da un giornalista americano, Erich Priebke.
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(In realtà, "Wakolda" solleva alcune domande scomode su diverse delicatissime complicità, in quanto questi fuggitivi cercavano appunto di integrarsi nelle comunità locali, cercando di comprare e fidelizzare tutti. Queste persone erano anche scienziati e medici;. La loro conoscenza ha salvato delle vite e aiutato il bestiame locale.  E vedere che invece, questi personaggi sono il verme che si scava la strada verso il cuore di una società che non vorrebbe avere piu' niente a che fare con loro. Dopo tutto, ci sono da sempre questioni etiche su come i governi del mondo avrebbero dovuto poi utilizzare le conoscenze, le ricerche, il lavoro e le attitudini di alcuni fra questi tali spregevoli criminali di guerra.
"Wakolda" mette in campo nel terzo atto anche una nuova risoluzione che scioglie tutti i nodi e che riscatta facilmente qualsivoglia delle difficoltà riscontrate nella prima parte del film - così come il cappio si stringe e tutti i diversi ordini del giorno entrano in gioco, e pur ponendo il personaggio del titolo in netto contrasto con le persone con le quali era venuto in contatto. La Puenzo struttura bene questo culmine, e la gestione di ogni sorta di drammatica conclusione, senza mai inciampare o perdere di slancio. E' indubbiamente una parte finale molto potente, e molto ben costruita.
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"Wakolda" è un affascinante pezzo di cinema argentino, che dimostra l'ottimo stato di salute anche a livello medio e di genere, di quella cinematografia, a quattro anni dall'Oscar come Miglior Film Straniero per "Il Segreto dei suoi occhi"(El Secreto De Sus Ojos)(2010) di Josè Luis Campanella;  e al quale vale assolutamente la pena dare una visione. "Wakolda" ha infatti rappresentato il suo paese all'ultima edizione degli Oscar per la categoria del Miglior Film Straniero, entrando nella cinquina della Nomination, ma senza vincere.

Suicide Is Painless

Academy of Motion Picture Arts and Sciences of Argentina
Ha Vinto il Premio dell'Accademia argentina    Miglior Film (Mejor Película) Lucìa Puenzo

Miglior Make-Up (Mejor Maquillaje y Caracterización) Alberto Moccia

Miglior Montaggio (Mejor Montaggio) Hugo Primero

Miglior Production Design (Mejor Dirección de Arte) Marcelo Chavez

Migliori Costumi (Mejor de Diseño Vestuario) Beatriz De Benedetto

Miglior Attrice (Mejor Actriz Revelación) Florencia Bado

Miglior attore non protagonista (Mejor de Attore Reparto) Guillermo Pfening

Miglior attrice non protagonista (Mejor de Actriz Reparto) Elena Roger

Miglior Attore (Mejor Actor Protagónico) Alex Brendemuhl

Miglior regista (Mejor Director) Lucìa Puenzo

Nominato Al Premio dell'Accademia argentina    Miglior Colonna Sonora Originale (Mejor Música Original) Daniel Tarrab Andrés Goldstein Laura Zisman

Miglior Suono (Mejor Sonido) Fernando Soldevila

Miglior Fotografia (Mejor Fotografía) Nicòlas Puenzo

Miglior Nuovo Attore (Mejor Actor Revelación)Juan I. Martinez

Miglior Sceneggiatura - Adattamento (Mejor Guion adaptado)Lucìa Puenzo
Basata sul romanzo omonimo

Miglior Attrice (Mejor Actriz Protagónica) Natalia Oreiro

Argentinian Film Critics Association Ha Vinto Il Film Association Awards

Ha VintoIl Silver Condor   Come Miglior Film (Mejor Película)

Miglior regista (Mejor Director) Lucìa Puenzo

Miglior Attrice (Mejor Actriz) Natalia Oreiro

Miglior attore non protagonista (Mejor de Attore Reparto) Guillermo Pfening

Nominato Al Silver Condor    
Miglior Attore (Mejor Actor) Alex Brendemuhl

Miglior attrice non protagonista (Mejor de Actriz Reparto) Elena Roger

Miglior Suono (Mejor Sonido) Fernando Soldevila

Miglior Musica (Mejor Música) Daniel TarrabAndrés Goldstein

Miglior Sceneggiatura, Adattata (Mejor Guion adaptado) Lucìa Puenzo
Tratta dal libro "Wakolda" di Lucía Puenzo

Ariel Awards, Messico Anno 2014
Nominato Al Silver Ariel     Come Miglior film latino-americano (Mejor Película Iberoamericana)Lucìa Puenzo (regista)
Argentina

Festival di Cannes Anno 2013
Nominato Al Premio Un Certain Regard Premio Lucìa Puenzo
    
Chicago International Film Festival Anno 2013
Nominato All'Audience Choice Award     Lucia Puenzo

CinEuphoria Awards Anno 2014
Nominato Al CinEuphoria    Miglior Attore - Concorso Internazionale Alex Brendemuhl Per "Insensibles"

Migliori costumi - Concorso Internazionale

Premi Goya Anno 2014
Nominato Al Goya                          Come Miglior Film Iberoamericano (Mejor Película Iberoamericana) Lucìa Puenzo

Havana Film Festival Anno 2013
Ha Vinto Come Miglior Regista    Lucìa Puenzo

José María Forque Awards Anno 2014
Ha Vinto                                             Lucìa Puenzo Come Miglior film latino-americano
    
Oslo Films from the South Festival Anno 2013
Nominato Al Films from the South Award      Lucìa Puenzo  Miglior Film (regista)

Palm Springs International Film Festival Anno 2014
Nominato                     Lucìa Puenzo Al Cine Latino Award
   
Platino Award per il cinema Iberoamericano Anno 2014
Ha Vinto Il Platino Award    Camilo Vives Miglior Coproduzione IberoamericanaLucìa Puenzo (regista) Historicas Cinematograficas Cinemania (società di produzione) Wanda Vision SA (società di produzione) Pyramide Productions (società di produzione) HummelFilm (società di produzione)

Nominato Al Platino Award    Miglior Film

Miglior Regista Lucìa Puenzo

Miglior Attrice Natalia Oreiro

Miglior Sceneggiatura Lucìa Puenzo
 
Lucía Puenzo ha anche scritto il libro sul quale il film è basato, e ne ha anche scritto la sceneggiatura, oltre che averlo prodotto e diretto.

Per il suo ruolo di Eva, l'attrice Natalia Oreiro ha studiato la lingua tedesca per due mesi prima delle riprese. Più della metà dei suoi dialoghi sono infatti in tedesco.

Il film che ha rappresentato ufficialmente l'Argentina per Miglior Film in Lingua Straniera agli 86th Academy Awards 2014.

La regista ha scelto Natalia Oreiro nel ruolo di protagonista dopo aver visto la sua interpretazione in "Infancia clandestina"(2011)

http://it.wikipedia.org/wiki/Josef_Mengele

Josef Mengele

(pronuncia tedesca: [ˈjoːzɛf ˈmɛŋɡələ]) (Günzburg, 16 marzo 1911 – Bertioga, 7 febbraio 1979) è stato un medico e militare tedesco. Laureato in antropologia all'Università Ludwig Maximilian di Monaco di Baviera e in medicina alla Johann Wolfgang Goethe-Universität di Francoforte, è noto per i crudeli esperimenti medici e di eugenetica che svolse nel campo di concentramento di Auschwitz, usando i deportati, compresi i bambini, come cavie umane. Per la sua attività svolta nel campo di concentramento era stato soprannominato Angelo della morte (in tedesco Todesengel): il nome ha una duplice connotazione; infatti era sia negativo per la mancanza di pietà umana e ogni sorta di rimorso, sia positivo, perché alcuni prigionieri, presi sotto l'ala di Mengele, di fatto scamparono a morte certa. La sua figura assunse triste notorietà, soprattutto nel dopoguerra, come esempio di negazione dei principi stessi della medicina.

Nel 1940, si arruolò come volontario nel servizio militare, dopo il quale servì la 5. SS-Panzer-Division Wiking nel fronte orientale. Nel 1942 fu ferito sul fronte russo e giudicato sanitariamente inadatto al combattimento; venne promosso al rango di capitano delle SS per il salvataggio di due soldati tedeschi. Per questo ricevette anche delle croci di ferro. Il 30 maggio del 1943, all'età di 32 anni, cominciò a prestare servizio ad Auschwitz.

Sopravvisse alla caduta del regime nazista e, sfuggito al processo di Norimberga, dopo un periodo di vita in incognito in Germania, si rifugiò in Sud America, spostandosi successivamente in diversi paesi tra cui Paraguay e Brasile. Il falso documento di identità che gli permise di emigrare gli fu rilasciato da Termeno (Tramin in Alto Adige), comune noto per avere rilasciato diversi falsi documenti di identità a vari criminali nazisti (tra i quali Adolf Eichmann). Nonostante fosse ricercato come criminale di guerra nazista, sfuggì alla cattura per il resto della sua vita. Riguardo alla sua morte, molte persone nel corso degli anni hanno dichiarato di averlo ucciso, ma in realtà è deceduto per cause naturali.

Biografia
Giovinezza

Nato a Günzburg, Baviera, il 16 marzo 1911, fu primo di quattro figli di Karl e Walburga Mengele.[2] Il padre, persona con forte personalità e autorevolezza, era un noto industriale e dirigeva la Karl Mengele und Sohn, importante e affermata azienda produttrice di macchine agricole che impiegava circa 200 dipendenti;[3] la madre, di fede cattolica, era anche lei una persona decisa e autoritaria. Della sua infanzia-adolescenza non si conosce molto. Quel poco che si sa, proviene da testimonianze che lo ritraggono come una persona socievole, educata e soprattutto molto ambiziosa; Mengele infatti era ossessionato dal suo futuro: voleva a ogni costo diventare un medico che la storia avrebbe ricordato per le sue scoperte. Questa ossessione, secondo diversi studiosi, dipendeva proprio dalla volontà di sorprendere i suoi genitori, che molto autoritari e severi, non lo gratificavano, nonostante egli fosse un ottimo studente.
Rimorchio agricolo prodotto dall'azienda Mengele

Aveva ferme idee politiche, che lo portarono a vent'anni a iscriversi negli Stahlhelm, Bund der Frontsoldaten (Elmetti d'Acciaio), per poi entrare nel 1934 nelle Sturmabteilungen. In quegli stessi anni, cominciò i suoi studi all'Università Ludwig Maximilian, dove conseguì la laurea in antropologia nel 1935, con una tesi sulla Ricerca morfologico-razziale sul settore anteriore della mandibola in quattro gruppi di razze; ebbe come relatore il professor Mollison. Nel gennaio 1937, presso l'Istituto per la biologia ereditaria e per l'igiene razziale di Francoforte, divenne assistente di Otmar von Verschuer, un illustre scienziato, conosciuto per le sue ricerche nella genetica, con un particolare interesse per i gemelli, ricerche che influenzarono Mengele.

Nel 1937, Mengele si iscrisse al partito nazionalsocialista e nel 1938 alle Schutzstaffeln (SS); nello stesso anno, si laureò in medicina, presentando una tesi intitolata Ricerche sistematiche in ceppi familiari affetti da cheiloschisi o da fenditure mascellari o palatali, aiutato da Von Verschuer. Mengele si dedicò agli studi con fermezza, (la sua tesi di laurea ottenne anche un discreto successo all'interno della comunità scientifica, reputata un lavoro valido e preciso), ma si dedicò anche alla mondanità delle serate di Monaco; beveva birra, fumava e non disprezzava le donne. Sempre in quegli anni si sposò con una ragazza protestante, Irene Schoenbein (la famiglia era contraria al matrimonio in quanto protestante e non cattolica). Con lei visse a Monaco per alcuni anni prima di partire da solo (la moglie decise di non seguirlo) per Auschwitz. Il matrimonio, inizialmente sereno (lo stesso Mengele parlò della moglie come di una persona bellissima, l'unico amore della sua vita), cominciò a registrare dei contrasti, soprattutto quando Mengele si trasferì ad Auschwitz, dove rimase per circa 2 anni. In questo periodo, la moglie si recava a fargli visita periodicamente, e in una di queste rimase incinta, di quello che sarebbe stato l'unico figlio di Mengele. Sulla fedeltà di Mengele alla moglie, alcuni prigionieri riferiscono che delle volte sceglieva tra le prigioniere una bella ragazza (che poi ordinava di uccidere il giorno dopo) per passarci la notte.
  • senza fonte

Servizio militare

Nel 1940, dopo essere entrato nelle SS, si arruolò volontario nella Waffen-SS per la seconda guerra mondiale, distinguendosi anche come soldato. Nel giugno 1941 venne insignito della Croce di Ferro per le sue azioni nel fronte ucraino. Nel gennaio 1942, mentre serviva sotto la 5. SS-Panzer-Division Wiking presso il fronte russo, salvò due soldati tedeschi da un carro armato in fiamme e venne premiato con un'ulteriore croce di ferro.

Nel 1942, ferito lievemente dai sovietici, si ritirò dai campi di combattimento perché definito non idoneo a combattere nelle prime linee; venne assegnato al Rasse und Siedlungshauptamt (RuSHA) di Berlino. In questo periodo, riprese i contatti con il suo mentore, von Verschuer, che lavorava presso l'Istituto per l'antropologia, la genetica umana e l'eugenetica Kaiser Guglielmo a Berlino. Poco prima di essere trasferito ad Auschwitz, Mengele venne promosso al grado di capitano delle SS nell'aprile 1943.[4][5]
Ad Auschwitz
Il blocco dove Mengele eseguiva gli esperimenti ad Auschwitz
Mappa del campo di concentramento di Auschwitz

Nel maggio 1943, Mengele rimpiazzò un altro dottore, che si ammalò, nel campo di concentramento di Auschwitz, per potere portare avanti i propri studi e ricerche. Il 24 maggio, divenne medico del campo nomadi nel settore Settore BIIe di Auschwitz-Birkenau; nell'agosto 1944, questo venne smantellato e i deportati che vi risiedevano, uccisi nelle camere a gas. In seguito Mengele divenne medico capo del campo principale di Birkenau, sottoposto comunque a Eduard Wirths.[6]

Durante i 21 mesi di permanenza ad Auschwitz, l'atteggiamento di Mengele nel campo fu registrato da numerose testimonianze. Alcune parlano di un Mengele buono, che salva dei gemelli dalla camera a gas per analizzarli, che si occupava dei bambini portando loro dello zucchero[7] (i bambini zingari paradossalmente lo chiamavano Zio Mengele). Mengele veniva anche chiamato der weiße Engel (l'angelo bianco) dai deportati, per l'atteggiamento e per il camice che indossava quando si apprestava a scegliere chi avrebbe dovuto fare parte delle sue ricerche, chi avrebbe lavorato e chi era destinato alle camere a gas. Più spesso tuttavia si mostrava crudele, tanto da guadagnarsi l'appellativo di angelo della morte; uccideva senza pietà prigionieri a calci, colpi di pistola o iniezioni di fenolo; in un battito di ciglio decideva all'arrivo del treno dei deportati alla banchina del campo, se una persona era da destinare al lavoro o alle camere a gas.[8] Egli disegnò una linea sul muro del blocco dei bambini, alta circa 150 centimetri, ordinando l'esecuzione nella camera a gas di chi non raggiungeva tale misura[9][10] Quando un capannone venne infestato dalle zecche, Mengele decise di uccidere tutte le 750 deportate che vi risiedevano. Uno dei sopravvissuti disse che aveva uno sguardo che diceva Io sono il potere.[11]

Secondo molti, il suo sdoppiamento di personalità era dovuto alla sua assoluta fedeltà all'ideologia nazista e quindi l'estrema dedizione che osservava quando era chiamato a svolgere il suo dovere (selezionare e analizzare), nello svolgimento del quale era assolutamente distaccato e non tradiva alcuna emozione. Tuttavia in momenti meno formali, al tempo stesso risultava essere una persona paradossalmente piacevole e comprensiva come raccontano gli stessi medici[12] che con lui collaborarono. A ogni modo, molto spesso Mengele altalenava momenti di calma e pacatezza e rispetto (alcuni gemelli ricordano come se pur analizzati nudi, Mengele fosse stato sempre corretto e educato e li avesse trattati con gentilezza, con la professionalità di un dottore) a scatti d'ira incontrollabili (in un episodio, diversi assistenti raccontano, come si irritò per la lentezza con cui venivano fatte le iniezioni di fenolo dallo stesso personale SS e come lui stesso abbia strappato dalle mani di uno di questi la siringa per mostrare come doveva essere fatto). Uno dei disturbi di Mengele era infatti legato alla sua estrema attenzione per i dettagli, l'efficienza e la cura dei particolari in ogni cosa facesse, avendo un'attenzione maniacale per l'igiene.

Nel 1945 Mengele fu costretto ad abbandonare il campo di concentramento portando con sé tutto il materiale delle sue ricerche che fino ad allora aveva condiviso con alcune personalità del settore medico come Butenandt e von Verschuer che lavoravano all'esterno di Auschwitz a cui inviava relazioni dettagliate. La fermezza e il rigore di Mengele nello svolgere le mansioni assegnate si evidenziarono fino alla sua ultima ora trascorsa nel campo. Il giorno prima dello sgombero dello stesso, Mengele continuò imperturbabilmente, senza alcuna agitazione o preoccupazione, nell'eseguire le selezioni: esaminò l'ultimo treno con circa 506 prigionieri condannandone alle camere a gas circa 470-480.
Sperimentazioni umane

L'ingresso ad Auschwitz venne vissuto da Mengele come un'occasione unica e irripetibile: poteva eseguire ricerche su qualsiasi soggetto lo interessasse, poteva analizzarli, operarli, sezionarli e ucciderli senza essere esposto a nessuna responsabilità. È per questa ragione che Mengele, a differenza di altri medici SS, dedicò tutte le sue energie alle ricerche e ai suoi studi, proprio perché sapeva che in nessuna parte del mondo era possibile svolgere le sue ricerche in un modo anche solo simile. L'obiettivo di Mengele, secondo la maggior parte degli studiosi, consisteva proprio nel riuscire con gli esperimenti nel campo di concentramento a effettuare quelle scoperte (soprattutto riguardo alla trasmissione dei caratteri e nell'ambito dell'eugenetica) tali da consacrarlo alla storia per sempre. Nel periodo che trascorse ad Auschwitz, Mengele sfruttò tutto il tempo a sua disposizione: organizzò una squadra composta essenzialmente da medici e infermiere, in particolare un'antropologa (Teresa W.) e un patologo (Nyiszli), tutti reclutati all'interno dello stesso campo e quindi a loro volta prigionieri. La squadra così composta godeva di protezione e il semplice fatto di ricoprire questo ruolo li salvò da morte quasi certa.

I suoi studi nel campo riguardarono essenzialmente due aspetti: il fondamento biologico dell'ambiente sociale, la trasmissione dei caratteri e i tipi razziali e infine persone con elementi di anormalità (difformità, sviluppi morfologici anomali). Tali studi vennero condotti quasi esclusivamente sui gemelli, che rappresentavano la sua principale ossessione. Oltre a questi, studiò anche zingari e mostrò un certo interesse anche per i nani ed ebrei, che Mengele reputava delle forme umane anomale. Tra le sue ricerche nel campo, una parte fu dedicata anche al noma. Tra gli studi di Mengele a carattere meno scientifico e di natura prettamente nazista, si ricordano quelli legati agli occhi; di questi, Mengele seguì due filoni, uno riguardante l'eterocromia e l'altro la possibilità di riuscire a mutare il colore degli occhi. Dopo la morte, i cadaveri erano sottoposti ad autopsia e spesso alcune parti dei corpi o interi feti conservati grazie alla formalina venivano inviati al di fuori del campo per effettuare su di essi ulteriori e più approfonditi esami.
Ricerche e sperimentazioni sui gemelli

Tra le ricerche condotte da Mengele nel campo, quelle a cui dedicò più energia e attenzione (praticate già un anno prima dell'entrata ad Auschwitz) furono riservate ai gemelli. In particolar modo, Mengele concentrò la sua attenzione sui gemelli monozigoti. Lo stesso Mengele si recava alla banchina, dove arrivano i treni dei prigionieri, per selezionare egli stesso i gemelli non appena scendevano. I gruppi di gemelli comprendevano individui delle età più diverse, da piccoli ad anziani, tra questi veniva scelto il più anziano, che assumeva la funzione di Zwillingsvater (Capogemelli o padre dei gemelli), per distinguerli ulteriormente dagli altri prigionieri, gli venivano tatuate insieme al numero anche le due lettere ZW (cioè Zwillinge). Delle sue ricerche nel KZ (Konzentrationslager, campo di concentramento) Mengele teneva sempre informato il suo ex professore universitario, Von Verschuer, inviando anche all'istituto di biologia razziale a Berlino, esemplari e relazioni. Mengele analizzava i gemelli insieme, che sottoponeva a ricerche di tipo comparato. Nel suo analizzare i gemelli identici, Mengele effettuava misurazioni, fotografie, prelievi di sangue spesso a ogni visita. Alcuni gemelli superstiti invece hanno affermato che le ricerche di Mengele riguardarono anche altre pratiche: utilizzo di sostanze chimiche per analizzare la reazione della pelle, o pressioni su parte del corpo per misurare la resistenza o iniezioni. Una volta supervisionò un'operazione su due bambini zingari che vennero uniti per creare dei gemelli siamesi artificiali; le mani divennero presto infette e le vene si richiusero causando gangrena.

Sulle relazioni tra Mengele e i gemelli vi sono testimonianze contrastanti. Un assistente dello stesso Mengele, il dottore Miklos Nyiszli testimoniò che era lo stesso Mengele a ucciderli (raccontò in particolare un episodio in cui uccise in una sola notte, uno dopo l'altro, 14 gemelli di origine zingara). Per quanto riguarda gli altri prigionieri, diversi dai gemelli, non ci sono invece dubbi alcuni: ne uccise direttamente diversi sparando loro o attraverso iniezioni di fenolo. Altri, come una sua collaboratrice, Teresa W., affermò di non avere mai avuto notizia del fatto che Mengele uccidesse i gemelli che studiava, e secondo la stessa, se una cosa del genere si fosse verificata per lei sarebbe stato impossibile non venirne a conoscenza. Oggettivamente i gemelli conducevano nel campo una vita migliore rispetto agli altri prigionieri (e questo proprio in virtù del fatto di essere oggetto di ricerca dello stesso Mengele): infatti veniva loro concesso di continuare a indossare gli indumenti originari e di non radersi i capelli. I gemelli vivevano in un blocco speciale, vicino alle baracche dedicate alle ricerche e separati dagli altri prigionieri, svolgevano i lavori meno faticosi (portaordini), avevano una razione più nutriente e godevano di una protezione pressoché totale: se rubavano non venivano uccisi, potevano girare nel lager liberamente e non potevano essere per nessun motivo malmenati o lesi dai prigionieri e dalle stesse SS.

Questo speciale trattamento permise alla maggior parte dei gemelli di sopravvivere per lunghi periodi e nella maggior parte dei casi di riuscire a giungere fino alla liberazione dello stesso KZ per opera dei russi (anche qualche anno dopo il loro ingresso). Infatti, le probabilità di sopravvivenza degli altri prigionieri rispetto a quelle dei gemelli monozigoti erano pressoché nulle, contando il fatto che molti prigionieri furono uccisi nelle camere a gas appena scesi dai treni e non trascorsero ad Auschwitz neppure una notte. Il gruppo di gemelli mantenuti in vita per gli esperimenti sopravvisse anche all'ultimo ordine di Mengele di essere uccisi nelle camere a gas poiché le truppe dell'Armata Rossa stavano sopraggiungendo: l'ordine non poté essere eseguito poiché le scorte di gas erano esaurite.[13]
La fuga in Sud America

Nell'immediato dopoguerra cominciò la ricerca dei criminali di guerra nazisti, tra questi vi era presente anche Josef Mengele. Alla sua ricerca si dedicarono in particolar modo i servizi segreti israeliani Mossad, ma anche il governo americano e quello tedesco. Per agevolare la sua cattura venne anche fissata una taglia di circa 3.000.000 di dollari per chi lo avesse catturato e consegnato alle autorità.

Le modalità della fuga furono simili a quelle di Adolf Eichmann. Gli furono infatti forniti, con modalità non chiarite dai responsabili (gli amministratori del Comune di Termeno), dei documenti falsi, assicurando che si chiamasse Helmut Gregor, nato nel comune di Termeno in Alto Adige.[14]

Nel 1949 si imbarcò con una nave dal porto di Genova diretto nell'America meridionale, arrivando poi in Paraguay dove rimase diversi anni. Finché, allertato dall'avvocato di famiglia, fuggì prima in Argentina a Buenos Aires e poco tempo dopo, nel 1955, in Brasile, dove rimase per circa 25 anni fino alla sua morte. Durante questo periodo, visse prima in una casa con due sorelle ungheresi anticomuniste, simpatizzanti per il regime nazista e poi con una famiglia del luogo, mantenendo sempre nascosta la sua vera identità. All'arrivo in Sud America, Mengele inizialmente nascose la propria identità adottando diversi nomi falsi, dopo alcuni anni però decise di tornare a utilizzare il suo vero nome, convinto ormai di essere scampato alle ricerche di America, Israele e la stessa Germania (in quel periodo il suo nome risultava anche dall'elenco telefonico).

Tuttavia, dopo alcuni anni, in modo particolare a partire dalla cattura di Eichmann, avvenuta fra l'altro proprio in Sud America, Mengele cominciò ad allarmarsi: ritornò subito ad adottare un'identità falsa e si spostò diverse volte (fino a giungere in Brasile) e cambiando diverse abitazioni. Nel periodo in cui visse in Sud America, lavorò come operaio nella stessa industria della famiglia Mengele, che anche in Sud America aveva degli stabilimenti.

La morte

Nel 1979 morì in Brasile, all'età di 67 anni, di attacco cardiaco mentre nuotava a pochi metri dalla riva dell'oceano Atlantico. Fu sepolto nel cimitero di Nostra Signora del Rosario, a Embu das Artes, sotto la falsa identità di Wolfgang Gerhard. Nel 1985 il suo corpo fu scoperto, nel 1992 la salma fu riesumata e il suo DNA fu confrontato con quello del fratello, che inizialmente si rifiutò di fornirlo, ma cambiò idea successivamente, su pressioni dello stesso governo tedesco. L'esame accertò, con una probabilità pari al 99,69%, che la persona lì sepolta fosse Josef Mengele.

Ebbe il tempo di poter vedere realizzati due noti film a lui ispirati: Il maratoneta del 1976 e l'anno prima di morire I ragazzi venuti dal Brasile.
Influenza sui media

In considerazione delle vicende storiche e personali in cui fu coinvolto, Mengele appare in numerose opere letterarie, cinematografiche e anche musicali, in alcuni casi come uno dei protagonisti, oppure come ispirazione per un personaggio di finzione.

Letteratura

    Medico ad Auschwitz. Memorie di un deportato assistente del dottor Mengele (1946) di Miklós Nyiszli;
    La notte (1958) di Elie Wiesel;
    Der Verdacht (Il sospetto) (1958) di Friedrich Dürrenmatt, in cui il dottore nazista Emmenberger è ispirato alla sua figura;
    Il maratoneta (1974) di William Goldman, il cui personaggio, il dottor Christian Szell, si ispira anch'esso alla sua figura;
    I ragazzi venuti dal Brasile (1976) di Ira levin;
    Fuori Casa (2001) di John King;
    Ho vissuto mille anni di Livia Bitton-Jackson;
    Operazione Ragno, di Miro Barcellona;
    L'insonne di Cinzia Tani;
    Wakolda (2011) di Lucía Puenzo.
    Rabbia (2007) di Chuck Palahniuk, in cui viene citato da uno dei personaggi, Neddy Nelson.
    L'ultimo Sopravvissuto(2013) di Sam Pivnik

Fumetti, manga e anime

    Ha liberamente ispirato la figura del Dottor Zell (ドクター・ゼル Dokutā Zeru?), l'antagonista principale degli episodi 50 e 51 dell'anime Le nuove avventure di Lupin III, trasmessi nel settembre 1978.
    Nel fumetto Cybersix, uno dei coprotagonisti negativi, Joseph, adulto nel corpo di un ragazzino, ha la faccia che assomiglia al dottor Josef Mengele.

Filmografia

    Il maratoneta (Marathon Man), regia di John Schlesinger (1976), interpretato da Laurence Olivier;
    I ragazzi venuti dal Brasile (1978), interpretato da Gregory Peck;
    Nichts als die Wahrheit (1999), interpretato da Götz George;
    La zona grigia (2001), interpretato da Henry Stram;
    My Father (2003), interpretato da Charlton Heston;
    Out of the Ashes (2003), film TV in cui è interpretato da Jonathan Cake;
    Il mai nato (2009), film;
    The Human Centipede (First Sequence) (2010), film. Il personaggio del dottore è ispirato a Mengele.[senza fonte] Interpretato da Dieter Laser;
    [[Wakolda (Argentina, uscita in Spagna con il titolo El médico alemán, 2013. Uscita in Italia con il titolo "The German Doctor" l'8 maggio 2014). Direzione Lucía Puenzo e basata sulla propria novella Wakolda. Protagonisti Àlex Brendemühl, Natalia Oreiro e Diego Peretti.]]
    Il Dr. Arden (aka Hans Gruper) interpretato da James Cromwell in American Horror Story: Asylum (2012) è ispirato a Mengele.
    The German doctor (2013) interpretato da Alex Brendemuhl

Musica

    Mengele ha ispirato il brano Angel of Death degli Slayer, nel quale vengono descritte le terribili sevizie commesse dal dottore.
    Un brano intitolato Mengele, che paventa il fatto che il famigerato dottore potesse essere ancora vivo, è contenuto nell'album Immaculate Deception (1986) dei Ludichrist.
    Nell'album Mondi sommersi (1997) dei Litfiba la canzone Dottor M descrive le terribili sevizie commesse dal dottore.
    Viene citato anche dai Massimo Volume nel brano Litio contenuto nell'album Cattive abitudini (2010).
    Viene citato anche dal rapper Freddy Key nel brano Cut dell'album Ecce Homo (2013)[15]

 
 
Neil McCauley/Robert DE Niro [ultime parole]:- "Visto che non ci torno in prigione?"
Vincent Hanna/Al Pacino :-"Già."
Noodles:"I vincenti si riconoscono alla partenza. Riconosci i vincenti e i brocchi.Chi avrebbe puntato su di me?"
Fat Moe:"Io avrei puntato tutto su di te."
Noodles:E avresti perso.