Un’emergenza democratica

convenzione_istanbul_camera_femminicidioda Uomini Beta – Fabrizio Marchi

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La Convenzione di Istanbul è stata approvata dalla Camera dei Deputati all’unanimità, con 545 voti su 545. Non si può neanche parlare di “voto bulgaro”, come si usa dire in gergo politico, perché quest’ultimo per essere considerato tale deve prevedere comunque una percentuale, sia pur minima, di voti contrari o di astenuti.

Ci hanno insegnato che bisogna sempre diffidare delle votazioni all’unanimità, senza neanche un voto contrario o un astenuto, e restiamo di quell’idea. Quando dall’estrema all’estrema si vota nello stesso identico modo, c’è puzza di bruciato.

La democrazia non si fonda sul principio di unanimità ma su quello di maggioranza e di minoranza. E quando si vota una legge o un provvedimento all’unanimità senza che ci sia neanche un deputato che presenti anche un solo emendamento (nessuna legge è perfetta né lo sarà mai), bisogna preoccuparsi, e seriamente, perché vuol dire che la democrazia stessa è in una condizione di grave sofferenza.

Infatti, anche solo da un punto di vista statistico, non è oggettivamente possibile che neanche un/a deputato/a su 545 non abbia avuto una sia pur minima critica, al limite anche solo di ordine tecnico, da muovere nei confronti di quella convenzione che peraltro, è importante e utile ricordarlo, è stata rigettata da molti paesi europei fra cui la Danimarca, che non è propriamente un covo di fanatici integralisti, razzisti  e maschilisti ma un paese con solidissime tradizioni democratiche, socialiste, liberali e libertarie.

Dobbiamo quindi chiederci come e perché ciò sia invece possibile.

La risposta è molto semplice. Chiunque fra quei 545 avesse osato presentare anche un solo emendamento, sarebbe stato accusato del crimine più orrendo, quello cioè di coprire politicamente chi “uccide le donne in quanto donne”,  alla stessa stregua di chi copre o giustifica l’assassinio di un ebreo in quanto ebreo o di un nero in quanto nero.

E’ ovvio che in un “clima” di questo genere, nessuno, tanto meno chi ha ambizioni di carriera politica (ma il paradigma vale per qualsiasi ambito della società civile) si assuma il rischio di avanzare una sia pur minima critica. Del resto, presentata in quel modo, chi è che voterebbe contro una legge per il contrasto alla sulle donne? Nessuno, è evidente. Solo un “pazzo” o chi non ha nulla da perdere, potrebbe farlo.

Con l’approvazione di questa Convenzione viene ufficialmente sancito che – cito testualmente – “la violenza contro le donne è di strutturale, in quanto basata sul genere“, e che “la violenza contro le donne è uno dei meccanismi sociali cruciali per mezzo dei quali le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli “.

Viene quindi ufficialmente sancito che la “violenza è maschile”, in quanto esercitata a senso unico dagli uomini nei confronti delle donne al fine della loro sottomissione. L’ipotesi contraria, cioè che anche gli uomini subiscano violenza da parte delle donne (così come minori e anziani), non è nemmeno presa in considerazione, non è neanche contemplata.

Con l’approvazione della Convenzione di Istanbul viene di conseguenza a cadere anche il (falso) concetto di ” ”, una sorta di “foglia di fico”, di specchietto per le allodole che serve  per camuffare ipocritamente il contenuto reale di quello stesso concetto. Da oggi non avrà più alcun senso esprimersi nei termini di violenza di genere per la semplice ragione che questa è già stata derubricata come “violenza maschile”.

In questo modo la tesi – diciamo pure l’architrave ideologico –  del più oltranzista, sessista e razzista, diventa legge dello stato.

L’approvazione della Convenzione di Istanbul è solo il preludio a leggi sessiste, liberticide, antidemocratiche e anticostituzionali che verranno presentate e approvate da qui a poco tempo.

Opporsi a questa deriva illiberale e liberticida è dovere di ogni sincero democratico e di ogni sincera democratica.

E’ nostra intenzione rivolgerci a tutti/e coloro che hanno a cuore il futuro della nostra democrazia per una mobilitazione comune contro questa deriva politica, culturale e civile che rischia di far tornare il nostro Paese agli anni più bui della sua storia passata e recente.


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One Response

  • la Convenzione che per essere ratificata deve avere il consenso di almeno 8 nazioni dell’Europa è non solo un emergenza democratica, è un documento che ufficializza la repressione anti maschile, tanto che si andrà in galera anche per violenze psicologiche, che nel gergo femminista significa che se tu alzi la voce o la mandi affan… vai in galera per violenza psicologica.E’ l’atto ufficiale del compimento del regime femminista fatto di ricatto permenante e di punizione.E’ un impegno maschile all’auto-punizione permanente e alla servitù femminile.