“Religione laica”: la Repubblica riscopre il padre… e l’acqua calda

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Museo di storia naturale stile cattedrale

Recentemente è apparso su Repubblica (7 settembre) un articolo, in cui si riscopre l’importanza della figura del padre e si vagheggia la costruzione di una religione laica (ammesso che una religione si possa costruire).
È un segnale importante di cambiamento in atto, sia pure ai primi passi.
Particolarmente interessante il fatto che un giornale laicista ponga la figura paterna in relazione a valori trascendenti.
Come ho accennato in un precedente intervento, non si può ridare vera dignità alla figura dell’uomo e del padre, in un contesto di consumismo passivo e femminilizzato, senza un universo simbolico di riferimento.
L’articolo denota che siamo agli estremi languori del pensiero moderno, che ormai si arrampica sugli specchi e anche negli argomenti rivela le sue lacune e contraddizioni. Si cerca di colmarle ricorrendo a un ossimoro, la creazione di una sorta di religione laica, di cui è facile intuire quale scarso seguito avrebbe e che, visto il trattamento che la società riserva a categorie come uomini e padri, con tutta probabilità ricorderebbe certe derive della religione civile romana di neroniana memoria.
Un improbabile ibrido, tipico di chi vuole la botte piena e la moglie ubriaca: si propone di abolire il ‘peccato’ (ovvero l’ascesi, la disciplina interiore) vagheggiando allo stesso tempo di rivitalizzare una società allo sbando con una caricatura di tradizione.
Del Noce diceva che il processo di secolarizzazione della collettività sarebbe passato per una sorta di religione laica, al cui inveramento abbiamo assistito già nella prima metà del ‘900 -e di cui abbiamo tutti constatato gli effetti- per approdare ad un nichilismo indifferente, in cui l’anomia sociale sarebbe tollerata dalle persone in cambio dei piaceri erotico-chimici di un individualismo edonista.
La nostra è una ‘civiltà della critica’, anti-simbolica per definizione. L’unica tendenza ad essere incoraggiata è il regresso ad una sorta di grembo, impersonato dallo stato sociale, dall’abbondanza di merci (inutili), da futili attività del tempo libero e dall’intrattenimento di massa.
Un irresponsabile narcisismo collettivo antitetico a qualsivoglia espressione del maschile.
Ora sembriamo assistere a un’inversione di questo processo, con la ritrovata esigenza di conferire un’aura di tradizione alla banalità laicista e consumista. C’è da sperare, per il ruolo dell’uomo e del padre.


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