Autore Topic: Sesso e potere secondo Ida Magli  (Letto 1835 volte)

0 Utenti e 1 Visitatore stanno visualizzando questo topic.

Offline Vicus

  • Moderatore Globale
  • Pietra miliare della QM
  • ******
  • Post: 19016
  • Sesso: Maschio
Sesso e potere secondo Ida Magli
« il: Dicembre 02, 2017, 22:47:59 pm »
Su proposta di Frank, pubblico un articolo di Ida Magli inizialmente postato per la prima volta qui da Silverback.

Riporto un articolo di Ida Magli pubblicato il 13 gennaio 1995 su L'Espresso.
In quell'occasione su tale settimanale venne trattato il tema delle molestie sessuali in versione femminile.
Titolo del pezzo di Daniela Minerva:"SESSO/E' LA DONNA CHE COMANDA? Ragazzo, adesso ti uso io". [...]

IL GUAIO E' QUEL COSO CHE SI ECCITA

Il dibattito sulle molestie sessuali di cui sarebbero vittime i maschi nasce soltanto
oggi e, naturalmente, nasce in Occidente, perché soltanto oggi e soltanto in Occidente
sta cambiando il rapporto di potere fra femmine e maschi. Non è più in assoluto e in
tutti i casi il maschio, il soggetto del potere. Di questo rapporto non si è mai parlato,
malgrado gli interminabili discorsi sulla sessualità che accompagnano la nostra storia,
semplicemente perché era ovvio che il possesso del pene e il possesso del potere
fossero la stessa cosa. E su questa base, implicita e inamovibile, era costruita tutta
l'organizzazione della società. Per questo i maschi non soltanto non si sono mai
lamentati di essere oggetto di molestie sessuali, ma anzi consideravano giusto, piacevole,
necessario che le donne cercassero di attirarli, di sedurli, di tentarli: semplicemente
perché, comunque, sedotti oppure no, eccitati oppure no, erano loro a detenere il
potere. Anzi, era un dovere delle donne fare in modo di sollecitare il loro desiderio, di
metterli nell'unica condizione prevista, l'unica utile, nel rapporto maschio-femmina:
l'eccitazione del "coso", del membro, dell'organo per eccellenza, non nominabile per
la sua "numinosità" se non attraverso una lunga serie di nomignoli allusivi, ma che era
il vero interlocutore dato che (lo afferma Lévi-Strauss, e non io) "il dialogo fra uomo e donna non c'è mai stato".
Dunque, fra maschi e femmine era l'eccitazione del pene a stabilire la comunicazione, ma
sul binario dell'assoluta autorità maschile. Oggi, viceversa, non è più così: le donne giungono
a detenere il potere e, di conseguenza, a stabilire il rapporto attraverso la sessualità.
Ma è qui che scatta la difficoltà insuperabile, in cui si trovano incastrati sia i maschi che
le femmine: fra loro c'è ancora quel "coso" che detta le sue condizioni, condizioni naturali.
Si eccita o non si eccita, desidera o non desidera. E tanto più nega le sue prestazioni
quanto più la situazione di potere non corrisponde al metro di misura sul quale il potere
si è sempre retto: l'erezione, appunto. Il maschio, allora, e con lui tutta la società, scopre
che la costruzione simbolica su cui si sono fondati fino ad oggi i rapporti di potere, quella
dell'erezione, è entrata in crisi perché un modello culturale è sempre globale, e nessun
simbolismo si regge a lungo quando è privo della sua base concreta.
Se si afferma che il potere è di tutti, visto che esaltiamo la democrazia, adesso sappiamo
che questa affermazione non è più un gioco, una finzione (come continuano a pensare i
nostri politici), perché è scattato il limite di guardia, quello simbolico-concreto: l'erezione.
E si capisce, anche, perché potere ed erezione fossero funzionali e interscambiabili:
all'erezione non si comanda, e la merce più preziosa, checché ne dicano gli antropologi,
sono i maschi. Una donna può sempre essere costretta alla penetrazione, ma senza erezione
non esiste rapporto. E' in atto, perciò, in Occidente una trasformazione culturale senza
precedenti che, coinvolgendo il rapporto fra i sessi, coinvolge simultaneamente il mattone
di fondazione del potere.
Noi ci ritroveremo a difendere, non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto.