Autore Topic: Speravo de morì prima  (Letto 1681 volte)

Offline KasparHauser

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Speravo de morì prima
« il: Marzo 22, 2021, 22:10:07 pm »
Domenica scorsa dopo tanto tempo vado a messa. Non sono un credente praticante ma ogni tanto mi capita di andare.
Alla fine nel momento dell'eucarestia il prete scende dall'altare e si aggira tra i banchi centrali a distribuire l'ostia (saranno le norme anticovid).
A sinistra fa lo stesso un ragazzo con i paramenti da prete.
A destra il compito è affidato a due donne, mezza età, in giacca a vento e jeans.
Ora io non mi ricordo se sia stato sempre normale sta cosa, però francamente ricevere l'ostia da una signora vestita da borghese non credo che sia il massimo.
Ma non mi riferisco tanto al fatto che fossero due donne ma che fossero vestite normalmente.
A questo punto tanto vale mettere un distributore automatico. E' la sostanza che conta no?

Offline Vicus

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Re:Speravo de morì prima
« Risposta #1 il: Marzo 22, 2021, 22:22:10 pm »
Molto spesso sono i non praticanti ad accorgersi di certe derive. Le donne che distribuiscono la Comunione non dipendono dal Covid, come anche il riceverla seduti come se fosse un semplice pezzo di pane. Nella mia parrocchia viene distribuita dal sacerdote, in ginocchio.
Se vuoi assistere a una Messa come si deve nella tua città, ti consiglio questa chiesa:
http://roma.fssp.it/ (occorre prenotarsi col pulsante in basso per via del Covid)

Puoi scaricare la Messa con la traduzione sul browser del cellulare qui: https://divinumofficium.com/cgi-bin/missa/missa.pl (bisogna selezionare Rubrics 1960 e italiano in basso).
Anche dalla semplice lettura del rito capisci che è un altro pianeta. Vedrai che te vie' voglia de campa' n'artro po' :lol:

PS: Le donne non le sentirai e le vedrai solo tra i banchi, molte col velo. E' un sollievo anche quello.
« Ultima modifica: Novembre 03, 2021, 23:34:01 pm da Vicus »
Noi ci ritroveremo a difendere, non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto.

Offline KasparHauser

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Re:Speravo de morì prima
« Risposta #2 il: Marzo 22, 2021, 22:33:11 pm »
Grazie dell'informazione, ci andrò senz'altro in occasione di qualche puntata al centro di Roma.

Offline COSMOS1

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Re:Speravo de morì prima
« Risposta #3 il: Marzo 23, 2021, 20:17:43 pm »
quando ci sono donne che distribuiscono l'eucarestia io vado in affanno


Dio cè
MA NON SEI TU
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Offline Vicus

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Re:Speravo de morì prima
« Risposta #4 il: Marzo 26, 2021, 11:00:02 am »
C'è una cura risolutiva: andare a Messa a San Simon Piccolo!
Noi ci ritroveremo a difendere, non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto.

Offline Vicus

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Re:Speravo de morì prima
« Risposta #5 il: Aprile 13, 2021, 02:04:54 am »
La pandemia di Coronavirus ha contribuito a dare un’accelerazione importante ad alcuni processi che erano comunque già in atto da tempo sul fronte della liturgia. Come il calo delle presenze in chiesa. Molti, impauriti da un contagio, hanno colto l’occasione per abbandonare la partecipazione alla liturgia. Sarà possibile recuperare queste persone?

In questi tempi difficili, mi viene in mente una frase della classicità latina, che dice motus in fine velocior, cioè che un azione aumenta di intensità verso la fine. Non posso fare a meno di applicare questa frase alla situazione della liturgia nella Chiesa cattolica, in quanto mi sembra che la pandemia di coronavirus ha contribuito a dare un’accelerazione importante ad alcuni processi che erano comunque già in atto da tempo. Se si osservano questi processi con un certo grado di oggettività, per quanto possibile, si vede come quello che accade ora non è che il frutto finale di un qualcosa che maturava da decenni.

Un dato che mi sembra importante e che è stato già segnalato in varie occasioni anche dall’autorità ecclesiastica è il calo delle presenze in chiesa, un calo che in alcune zone è ovviamente più sensibile che in altre. Questo calo non è venuto come una sorpresa, esso proseguiva inesorabile durante gli anni ma in maniera certamente più impercettibile. Questo ha dato a molti, impauriti da un contagio, l’occasione per abbandonare la partecipazione alla liturgia. Sarà possibile recuperare queste persone? Questa è una domanda a cui è difficile dare una risposta immediata in quanto, come ho già detto, quello che sta accadendo non accade di sorpresa, ma è l’evoluzione accelerata di un processo che andava avanti da tempo. Questo dovrebbe fare interrogare molti sul modo in cui la riforma liturgica è stata portata avanti ed implementata, ma sembra che su questo ci siano ancora resistenze nel valutare con serenità d’animo.

Eppure la pandemia ha indirettamente scoperchiato alcuni altarini, permettendo di parlare diffusamente di cose di cui era difficile parlare in precedenza. Prendiamo l’esempio del segno della pace, ovviamente sotto i riflettori in quanto particolarmente controindicato in tempi come questi. Le perplessità su questo segno liturgico erano già sorte in precedenza, causando anche un documento da parte della Curia romana che cercava di limitarne gli abusi. Non dubito che esso nella sua forma originale e più autentico possa avere un profondo significato, ma mi sembra anche ovvio che questo significato è di comprensione difficile dall’assemblea liturgica media. Io vedo con favore l’attuale pratica di inchinarsi agli altri, alla maniera cinese, che evita manifestazioni legate a questo momento liturgico che poco hanno a che fare con la dignità e la riverenza dovute alla liturgia.

Per quanto riguarda il ruolo della musica liturgica, credo che la pandemia ha soltanto mostrato come essa sia divenuta sempre più irrilevante nei decenni scorsi. Fra cantare e non cantare a Messa non abbiamo avvertito una grande differenza. Mi è capitato a Pasqua di partecipare alla Messa in una importante parrocchia romana e un coretto cercava di proporre alcuni canti che non davano per nulla, però, il sapore di questa festa così importante. Prima la musica era così importante che le liturgie prendevano il nome dall’antifona di introito, domenica Laetare, domenica Gaudete e via dicendo.

Oggi queste antifone sono quasi mai cantate (e il “quasi” è una affermazione ottimistica) e spesso neanche recitate. Eppure esse sono altre letture, testi biblici, che danno il tono di quella specifica liturgia. Insomma, tutto quello che ci sta accadendo mostra come quello che è avvenuto alla musica sacra non ha fatto altro che renderla non parte integrante della liturgia, ma inutile orpello.

Eppure la Messa dovrebbe essere un tesoro prezioso per ogni cattolico, dovremmo moltiplicare le Messe piuttosto che diminuirne il numero. Eppure, anche lì, se si osserva la disposizione della segreteria di stato che riguarda la Basilica di San Pietro, si osserva una accelerazione in una direzione che certamente preoccupa.

Insomma, bisogna vigilare per osservare dove ci porterà questo processo di accelerazione verso una meta che forse solletica la fantasia di alcuni, ma che preoccupa profondamente altri.

https://www.lanuovabq.it/it/la-pandemia-accelera-i-tempi-per-la-nuova-liturgia
Noi ci ritroveremo a difendere, non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto.

Offline Vicus

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Re:Speravo de morì prima
« Risposta #6 il: Maggio 04, 2021, 20:23:17 pm »
Questo articolo del già vaticanista de La Stampa, è un monito agl'incauti che si avventurano in chiese progressiste. Scritto da una delle donne che rispetto:

Oggi voglio raccontare un evento, che mi ha visto involontariamente protagonista, un po’ di tempo fa.

Girovagando per chiese, alla ricerca di una Messa e confessione, specialmente durante le vacanze, è possibile, ahinoi, che ci si imbatta in qualche “fiera”.

Ma quale peccato? Il peccato non esiste. Esistono le ferite!

Esordì così, nel Santuario di San Michele Arcangelo, a Monte Sant’Angelo, in Puglia, nell’estate di 3 anni fa, il sacerdote nel confessionale alle mie parole:

”Padre, voglio riconciliarmi con Dio. Ho peccato!”

A sinistra del confessionale, la gigantografia del vescovo vestito di bianco

Riprendo:” Chi glielo ha detto che il peccato non esiste, quell’uomo lì? (indicando la foto di Bergoglio)

Risponde: ”Come si permette di chiamarlo quell’uomo lì?!?!?! Ritiri quello che ha detto! ”

Ed io:” E Lei come si permette di andare contro la Parola, la Vita è il Sacrificio di Dio?  Ritiri quello che ha detto”.

Il sacerdote:” Se ne vada. Io non la assolvo”

Io: “Me ne vado. Da cosa mi vuole assolvere se il peccato non esiste?

Fine della confessione.

Tre giorni in shock, prima di riprendermi spiritualmente.

Per non parlare, durante la Santa Messa, celebrata subito dopo dallo stesso sacerdote, dell’omissione tra le parole drammatiche della frase: “OFFERTO IN SACRIFICIO PER VOI” che annulla la Transustanziazione, invalidando la Messa.

Le ho aggiunte io quelle PAROLE dal banco ad alta voce, un attimo prima di andarmene via, mentre il sacerdote guardandomi, impallidiva.

Questo fu il mio primo impatto personale con un rappresentante della chiesa stravagante, di sheentoniana memoria, a cui più di un altro, purtroppo è seguito…OREMUS

A seguito di questo evento e durante lo stesso viaggio estivo,  periodo in cui non è bene farsi mancare il contatto col SACRO, risalendo in autostrada verso nord, volante alla mano, raggiunsi il Molise alla volta di un sacerdote noto per essere molto severo nelle confessioni, soprattutto quelle generali di una vita.

Circa trecento km per recuperare la conciliazione tra Dio e l’anima mia.

Così, raggiunto, in una piccola cappellina, sacerdote in talare, alla presenza del Santo Tabernacolo il benedetto sacerdote ascoltò devotamente e attentamente la mia lacrimosa confessione.

Alla Sua volta disse: “Figlia, non è così grave il tuo peccato. Allora in espiazione dirai: tre rosari dolorosi, che reciterai prima delle prossime tre messe che dovranno essere consecutive. Aggiungerai a questo lo studio della vita di un santo, possibilmente dottore della Chiesa, a tua scelta”.

Dentro di me pensai: “E meno male che il peccato non era grave!”

Domanda :”Quale dei due sacerdoti ha compiuto la volontà di Dio? Quale ha amministrato meglio il Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo, lavacro Preziosissimo che rigenera?

Beato quel fedele generoso nell’autoaccusa e benedetto quel sacerdote che abbondano nella dose della penitenza invita alla preghiera, da cui scaturisce ogni bene…

Dio benedica e confermi i Suoi Ministri!

https://www.marcotosatti.com/2021/05/04/racconto-di-una-confessione-moderna-con-lieto-fine-per-fortuna/
« Ultima modifica: Novembre 03, 2021, 23:37:11 pm da Vicus »
Noi ci ritroveremo a difendere, non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto.

Offline Vicus

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Re:Speravo de morì prima
« Risposta #7 il: Maggio 26, 2021, 17:17:55 pm »
DAI CORRIDOI VATICANI: ATTACCO ALLA MESSA IN LATINO!

Dopo Mosè, il Faraone. Per quanto ancora dovremo sopportare i guasti di Bergoglio? Signore, fino a quando? Signore, liberaci!

L’instancabile, infaticabile e contraddittorio procuratore di preoccupazioni cattoliche non sembra voglia riposarsi e dare tregua al suo esausto gregge. L’impressione è che si voglia fare in modo che anche le pecore più tranquille e docili giungano a un punto in cui cominciano a mordere. In quel caso, attenti pastori, lupi dichiarati e lupi travestiti da agnelli…Riportiamo due articoli di Messa in Latino. Buona lettura.

Si tratta, per adesso, di notizie ancora frammentarie, da nostre plurime fonti all’interno della CEI ed episcopali, ma sembra che ieri (24.5.2021) il Papa, rivolgendosi ai vescovi italiani in apertura dei lavori dell’assemblea annuale della CEI (e in un successivo incontro con un gruppo di loro), abbia preannunciato l’imminente riforma in peggio del Motu proprio Summorum Pontificum.

Dopo l’ennesima messa in guardia dall’accogliere in seminario dei giovani “rigidi” (cioè fedeli alla dottrina), Francesco ha annunciato ai vescovi che è giunto alla terza stesura di un testo che reca misure restrittive in ordine alla celebrazione da parte dei sacerdoti cattolici della Messa nella forma extraordinaria liberalizzata da Benedetto XVI il quale, a suo dire, con il Summorum Pontificum voleva andare incontro solo ai lefebvriani, ma che oggi sono soprattutto i giovani preti a voler celebrare la Messa tridentina magari non sapendo neanche il latino.
 
In proposito ha raccontato di un vescovo al quale si era rivolto un giovane prete manifestandogli l’intenzione di celebrare nella forma extraordinaria. Alla domanda se sapesse il latino, il giovane prete gli ha detto che lo stava imparando. Al che il vescovo gli ha risposto che sarebbe stato meglio imparasse lo spagnolo o il vietnamita in quanto in diocesi erano molti gli ispanici e i vietnamiti.

A quanto si comprende, si ritornerebbe all’indulto – con previa autorizzazione del vescovo, o addirittura del Vaticano –  con tutto ciò che ne consegue e cioè una reintroduzione del divieto di celebrare secondo il Messale di San Giovanni XXIII, tantissimi dinieghi delle autorizzazioni e la pratica ghettizzazione dei sacerdoti e dei fedeli legati all’antico rito. Dopo Mosè il liberatore, ritornerebbe il Faraone.

La  credenza che il Summorum Pontifucum sia stato redatto solo per andare incontro ai lefrebvriani è infondata e falsa: non solo perché lo si evince dal testo del Motu proprio (e dall’Universae Ecclesiae) ma a dirlo espressamente è lo stesso Benedetto XVI che a pagina 189 – 190 del libro “Ultime conversazioni” (a cura di P. Seewald, ed Corriere della Sera, si veda foto sotto) secondo cui la riabilitazione della Messa antica col Summorum Pontificum non deve essere assolutamente inteso come concessione alla Fraternità, ma come via perché tutta la “Chiesa preservasse la continuità interna con il suo passato. Ciò che prima era sacro non divenisse da un momento all’altro una cosa sbagliata. Adesso non c’è un’altra Messa. Sono che diverse forme dello stesso rito”.

Un sacerdote ci ha detto a tal proposito: “Non mi sembra strano, che i vescovi attacchino il Summorum Pontificum: dopo tutto quello della liturgia antica è il più grave, serio e attuale problema della Chiesa”.

Se sono arrivati già alla terza bozza vuol dire che stanno lavorando sul serio (e da tempo) per limitare e – di fatto – annullare il Summorum Pontificum. C’è quindi veramente da preoccuparsi e da pregare: Benedetto XVI avrà qualcosa da dire?

E oggi Messa in Latino pubblica questo aggiornamento:

Facciamo seguito al nostro post di ieri (QUI), per fornire altre informazioni, ulteriormente allarmanti. Si riferiscono ai retroscena “curiali” che sottendono le esternazioni di Papa Francesco, pronunciate lo scorso lunedì 24 maggio, in occasione della Plenaria CEI all’Hotel Ergife di Roma

Di seguito quanto riporta il sito francese Paix Liturgique (il cui nome ricorda la “pace liturgica” raggiunta proprio nel 2007 con il Motu proprio Summorum Pontificum e, ora, apparentemente messa in grave e serio pericolo).

Ecco la nostra traduzione per i lettori italiani di MiL:

“Poi, una volta che i giornalisti hanno lasciato la sala del dibattito, il Papa ha affrontato un tema che accomuna molti vescovi della Penisola: l’esecuzione del Summorum Pontificum.

Francesco ha confermato la prossima pubblicazione di un documento che è stato sollecitato a scrivere, destinato a “reinterpretare” il motu proprio di Benedetto XVI. La pubblicazione è stata effettivamente ritardata, in quanto il documento sembra aver provocato obiezioni e intoppi, soprattutto da parte del cardinale Ladaria e della Congregazione per la Dottrina della Fede, che sostenevano che avrebbe provocato disordini e opposizioni incontrollabili in tutto il mondo.

Nonostante ciò, la Segreteria di Stato starebbe spingendo per il rilascio del testo, le cui disposizioni essenziali sarebbero le seguenti:

– le comunità che celebrano secondo la forma antica potrebbero continuare a farlo;

– per contro, i sacerdoti diocesani dovrebbero ottenere un permesso specifico.

È ovvio che questo documento, inapplicabile in molti paesi tra cui la Francia, avrà soprattutto un significato simbolico: rendere la celebrazione della messa tradizionale non più un diritto, ma un’eccezione tollerata.”

https://www.marcotosatti.com/2021/05/26/i-modernisti-in-vaticano-preparano-lattacco-alla-messa-di-sempre-con-il-papa/
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Offline Vicus

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Re:Speravo de morì prima
« Risposta #8 il: Ottobre 26, 2021, 10:24:03 am »
Per chi fosse curioso di sapere cosa sono DAVVERO la Messa e il cattolicesimo, e perché no vedere una specie divenuta rara, donne che si comportano con decenza, può partecipare al pellegrinaggio annuale dei cattolici tradizionali a Roma, che culmina con una visita in Vaticano (di questi tempi ha quasi il sapore di una liberazione):




Cari Amici,
si avvicina la festa di Cristo Re, che celebreremo il prossimo 31 ottobre, e, con essa, il Pellegrinaggio Internazionale ad Petri Sedem del Populus Summorum Pontificum, che raggiunge così la sua decima edizione. Come sapete, qualche settimana fa il CISP – il comitato promotore – ne ha confermato il programma, che comprende la celebrazione della S. Messa Pontificale nella Basilica di S. Pietro sabato 30 ottobre.
Anche quest’anno, come nel 2020, il Pellegrinaggio si svolge in un clima particolare.
In primo luogo, stiamo ancora attraversando l’emergenza sanitaria. Se l’anno scorso essa ci costrinse alla sostanziale sostituzione del pellegrinaggio vero e proprio con una celebrazione che lo propose quasi simbolicamente, oggi possiamo riprenderlo in pienezza, anche se nel rispetto delle disposizioni precauzionali tuttora in vigore. L’organizzazione ci comunica che nei prossimi giorni verranno fornite tutte le informazioni necessarie in merito: vi invitiamo, pertanto, a tenere sotto controllo il sito ufficiale dell’evento. Sin d’ora, però, possiamo riferire che per partecipare alle funzioni religiose non sarà necessario il green pass (occorrerà rispettare, però, le note norme sul distanziamento e sull’uso dei presidi di protezione personale).
Quest’anno, poi – ed è questa la seconda particolarità, ma per noi di primaria importanza – il pellegrinaggio si svolge a pochi mesi dalla promulgazione, lo scorso 16 luglio, del Motu Proprio Traditionis Custodes.
Conosciamo bene, e condividiamo, l’apprensione che esso ha ingenerato in tutti i fedeli del Populus Summorum Pontificum. Abbiamo constatato con sollievo che la gran parte dei Vescovi, pur con le inevitabili e dolorose eccezioni, ha sostanzialmente confermato la situazione antecedente, e le celebrazioni della S. Messa tradizionale stanno proseguendo per lo più come prima, conoscendo addirittura, in molti casi, l’incremento del numero dei fedeli che vi assistono.
Nello stesso tempo, non sono mancati segnali preoccupanti, e proprio in questi giorni emergono all’attenzione dell’opinione pubblica notizie che lasciano talora sconcertati, e che  possono ispirare un senso di smarrimento e di insicurezza.
È proprio questo sentimento di sconforto che i nemici della liturgia tradizionale contano di poter suscitare nel nostro animo, ed è a questo tentativo di demoralizzarci che abbiamo tutti il dovere di reagire oggi più prontamente che mai, con l’aiuto dei nostri Santi protettori e, soprattutto, della Beata Vergine Maria, cui rivolgiamo la nostra fervente preghiera, con le parole ispirate di S. Bernardo di Chiaravalle:
Memorare, o piissima Virgo María, non esse auditum a sæculo, quemquam ad tua currentem præsedia, tua implorantem auxilia, tua petentem suffragia, esse derelictum.
Per questo, oggi più che mai, ci pare attuale l’appello che abbiamo ripetuto con entusiasmo in questi anni:
TUTTI A ROMA!

Tutti a Roma, anche se ci sono in questi strani tempi difficoltà speciali e inusuali; anche se forse non riusciremo a partecipare proprio a tutti gli eventi del pellegrinaggio; anche se dovremo adattarci alle particolari condizioni imposte dalla situazione. Tutti a Roma, anche per poche ore, anche solo nella giornata di sabato, anche solo per la Messa della festa di Cristo Re: perché ora come non mai il Populus Summorum Pontificum deve dare il segno della sua perseveranza, della sua fede, del suo amore per la liturgia tradizionale, della sua ferma volontà di rimanere ben saldo nella Chiesa, e ben radicato nella sua immutabile Tradizione.
A noi, fedeli italiani, cui è dato il dono di una particolare vicinanza, di una contiguità singolare alla tomba dell’Apostolo, tocca in modo speciale la responsabilità di dimostrare che le angustie presenti non ci abbattono e non fanno venir meno il nostro impegno; anzi, lo consolidano e lo rafforzano. Abbiamo il tempo necessario per riempire lo zaino e metterci in cammino. Dunque: tutti a Roma!
***
Programma del X Pellegrinaggio
Ad Petri Sedem
che si svolgerà a Roma dal 29 al 31 ottobre 2021

29 ottobre 2021 alle ore 17.30 –
Vespri nella basilica di Santa Maria dei Martiri (Pantheon)

30 ottobre 2021 alle ore 9.30 –

Adorazione nella Basilica di San Celso

30 ottobre alle ore 10.30 –

Partenza della processione verso la basilica di San Pietro

30 ottobre 2021 alle 11.30 –

Messa all’altare della Cattedra, celebrata Mgr Descourtieux.

31 ottobre alle ore 11 –

Messa presso la Santissima Trinità dei Pellegrini.

Chi siamo?
Ogni anno, dal 2012, dei rappresentanti del Popolo Summorum Pontificum riuniscono a Roma fedeli, preti e religiosi di tutto il mondo, che intendano partecipare alla nuova evangelizzazione al ritmo della forma extraordinaria del rito romano – vale a dire della messa latina e gregoriana celebrata secondo l’ultima edizione del Messale tridentino pubblicato nel 1962 da Giovanni XXIII. Durante i tre giorni di Pellegrinaggio, i partecipanti testimoniano l’eterna giovinezza della liturgia tradizionale.
Il venerdì i pellegrini si ritrovano a Santa Maria dei Martiri (Pantheon) per assistere ai Vespri solenni.
Il sabato, dopo un’adorazione eucaristica ed una processione, percorrendo le vie del centro di Roma, una messa pontificale solenne viene celebrata nella basilica di San Pietro.
Il pellegrinaggio si conclude la domenica per la festa di Cristo Re con una messa celebrata nella chiesa della Santissima Trinità dei Pellegrini dal prelato, che ha accompagnato i fedeli nel corso di queste giornate di devozione e di preghiera.

https://www.marcotosatti.com/2021/10/26/summorum-pontificum-2021-dal-29-al-31-ottobre-tutti-a-roma-e-lappello/
« Ultima modifica: Ottobre 26, 2021, 10:34:22 am da Vicus »
Noi ci ritroveremo a difendere, non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto.

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Re:Speravo de morì prima
« Risposta #9 il: Novembre 03, 2021, 21:02:29 pm »
Un utente di un forum maschile ha scoperto la Messa antica. Meditate quanto dice:

Domenica scorsa, finalmente, sono riuscito a concretizzare il desiderio di partecipare alla Messa tradizionale.
Confermo quanto di buono notoriamente si dice, di questo rito: dalla sacralità che emerge in ogni dettaglio, alla forza della verità cattolica, espressa dalla liturgia.
Sono rimasto anche impressionato dai fedeli "tradizionalisti" - "ma allora esistono davvero!", mi sono detto, quando li ho visti.
 
Uomini di tutte le età, inginocchiati in preghiera, con tanto di rosario; donne con il velo, vestite secondo modestia cristiana; giovani famiglie, presente e futuro della Chiesa. Tutti concentrati e devotissimi, e io, io mi sono sentito un po' come un ladro. E come un ladro, finita la celebrazione, sono uscito, a testa bassa, confuso. Nella mente risonavano le parole: "Domine, non sum dignus".
Il mio latino si è rivelato palesemente inadeguato, così ogni giorno sto imparando a memoria nuove orazioni: Confiteor, Gloria, Credo.
In attesa che ritorni, al più presto, domenica.

https://www.coscienzamaschile.com/index.php/topic,145.15.html#msg10817

Un paio di osservazioni: la soggezione è fuori luogo, basta seguire con un messale come tutti. Non serve conoscere il latino, c'è la traduzione a fianco e basta un semplice cellulare:
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« Ultima modifica: Novembre 03, 2021, 21:30:44 pm da Vicus »
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Offline Alexandros

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Re:Speravo de morì prima
« Risposta #10 il: Novembre 03, 2021, 22:14:27 pm »
La messa in latino la seguirei volentieri, anche solo per rispolverare gli insegnamenti scolastici.

Immagino che siano poche le chiese a far questo, esiste una mappa con le chiese aderenti?
Tutto ciò che può essere detto si può dire chiaramente; e su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere.

Offline Vicus

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Re:Speravo de morì prima
« Risposta #11 il: Novembre 03, 2021, 22:24:31 pm »
Certo: http://blog.messainlatino.it/p/elenco-messe-antiche-in-italia.html

NB La FSSPX è un movimento scismatico, le altre Messe (la stragrande maggioranza) sono tutte regolari
« Ultima modifica: Novembre 22, 2021, 22:14:59 pm da Vicus »
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Offline Alexandros

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Re:Speravo de morì prima
« Risposta #12 il: Novembre 04, 2021, 15:57:09 pm »
Grazie Vicus  :fiocco:
Tutto ciò che può essere detto si può dire chiaramente; e su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere.

Offline Vicus

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Re:Speravo de morì prima
« Risposta #13 il: Dicembre 01, 2021, 13:12:43 pm »
E' uscito per i tipi di SugarCo un libro quanto mai attuale, nel momento in cui Traditionis Custodes, il Motu Proprio del Pontefice regnante, compie un attacco al Motu Proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI, che aveva liberalizzato con saggezza e spirito pastorale l’uso della liturgia di sempre. “Quella messa così martoriata e perseguitata, eppure così viva”, si intitola l’opera, (pp. 304 – € 22,00).

Un nuovo libro su un soggetto antico e in particolare, come scrive l’autore, «un rito tanto antico quanto nuovo», riprendendo un’espressione cara a sant’Agostino. Si tratta di un testo che ha per obiettivo di illustrare la bellezza e la ricchezza del rito tradizionale della Messa, così come è stato celebrato dalla Chiesa per secoli. Nello stesso tempo il presente testo fornirà, inevitabilmente, un contributo significativo al dibattito attuale, alquanto acceso, sull’uso del medesimo rito.

Di primo acchito, sorprende il fatto che un tema così sublime possa essere oggetto pure di una diatriba. Questo dato evoca una pagina del Vangelo, anch’essa sublime e drammatica allo stesso tempo: l’an- nuncio che Gesù fece del dono dell’Eucaristia e della Santa Messa di cui l’Eucaristia è il frutto.

Ancora oggi, dopo duemila anni, il Santo Sacrificio della Messa e la Santa Eucaristia rappresentano ciò che di più sublime esista sulla Terra e ciò che di più prezioso Nostro Signore abbia lasciato alla sua Chiesa. Nello stesso tempo, purtroppo ancora oggi, questo tesoro rappresenta un bene inintelligibile per la maggior parte degli uomini e pure dei cristiani. La storia non cambia. Non si può capire nulla del dono della Santa Messa se non si è disposti ad uscire da una prospettiva intramondana: in altri termini, la Santa Messa non può essere compresa e valorizzata se la missione della Chiesa è percepita come apporto socio-umanitario o come impegno ecologico; non è possibile vivere pienamente la Santa Eucaristia se non si è disposti ad uscire dall’indifferenza e dalla tiepidezza; soprattutto non ci si può avvicinare a questo mistero senza la Fede.

In questo saggio si offrono risposte serie e concrete, che partono da una esplicita considerazione: «Sempre meno persone si recano a Messa e, comunque, per chi pratica ancora il precetto di santificare la domenica, non è semplice comprendere che cosa essa sia veramente e pienamente. Le statistiche sono impietose e raccontano di un tracollo in accelerazione della sua frequentazione […]. L’ateizzazione di mas- sa degli ultimi cinquant’anni trova il suo catalizzatore proprio nel ri- fiuto della Messa; mentre prima era stata la Santa Messa ad impedir- la. […] Non è una teoria, un’ipotesi, è semplicemente la realtà dei fatti: la Messa non è più la Messa, come la fede non è più la Fede».

Mai come oggi l’umanità si è sentita smarrita e in balìa del nulla, con la sensazione che non esistano più punti di riferimento stabili e significativi. Questa terribile sensazione di smarrimento coinvolge pure i cristiani: essi per primi non sanno più dove stiano andando, perché non sanno più esattamente da dove vengano. La Chiesa appare come irrimediabilmente divelta dalla luce del proprio passato e immessa in un vicolo cieco; tra i filosofi laici à la page, c’è chi parla già di decostruzione del cristianesimo e si domanda se la Chiesa cattolica esisterà ancora alla fine del ventunesimo secolo. È impossibile bendarsi gli occhi e negare questa crisi e la sua portata; sappiamo, però, benissimo che la Chiesa durerà per sempre e questa certezza è superiore ad ogni debolezza ed obiezione.

Ma come è possibile assicurare e accrescere in noi stessi questa certezza, allorché attorno a noi tutto sembra crollare? Oggi come nel passato il nostro punto di riferimento rimane il medesimo. Il Vangelo lo indica. Quando Nostro Signore, nel culmine della sua prima grande prova, domandò agli Apostoli se pure loro avessero intenzione di allontanarsi da Lui dopo l’incomprensibile promessa del dono dell’Eucaristia, San Pietro rispose in nome degli altri Apostoli, ma anche di tutti noi. Le sue parole devono essere le nostre, costantemente riattualizzate: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio» (Gv 6, 68-69). Questo medesimo Salvatore che ha parole di vita eterna lo incontriamo ancora ogni giorno. Come ha fatto con ogni anima nel corso della storia, Egli continua a istruirci, a sostenerci, a fortificarci, a comunicarci la Sua stessa vita attraverso il Santo Sacrificio della Messa. È la Voce di sempre che continua ad esprimersi come sempre, attraverso la Messa di sempre.

https://www.marcotosatti.com/2021/12/01/un-nuovo-libro-di-cristina-siccardi-presentazione-in-streaming-oggi-alle-21-00/
Noi ci ritroveremo a difendere, non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto.

Offline Vicus

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Re:Speravo de morì prima
« Risposta #14 il: Febbraio 22, 2022, 02:56:53 am »
Come forse non sapete, Bergoglio ha emesso un motu proprio (una specie di DPCM) inaudito, che sopprime la Messa di sempre. Pare anche su suggerimento di vescovi italiani che vedono le loro chiese deserte (forse non gli dispiace) mentre le chiese tradizionali straripano di fedeli, con tanto di posti in piedi.
Le congregazioni tradizionali sembravano destinate a sparire in brevissimo tempo, non avevano più alcun futuro.
Essendo il Papa un sovrano assoluto non c'era nulla da fare, se non preghiere, veglie e digiuni ampiamente organizzati dalle parrocchie tradizionali. Detto fatto: oggi Bergoglio, l'irriducibile progressista, il rullo compressore della vigna si è incredibilmente rimangiato i suoi decreti!
Quali che siano le ipotetiche spiegazioni umane, è letteralmente un miracolo: è come se il figlio del primate della Chiesa d'Inghilterra si convertisse al cattolicesimo (successo anche questo: https://it.wikipedia.org/wiki/Robert_Hugh_Benson) o un rinomato teologo luterano divenisse cattolico (idem: https://it.wikipedia.org/wiki/Heinrich_Schlier).
Nel 1955 l'Austria era invasa dalle truppe sovietiche, sapete come andò a finire in Polonia, in Ungheria, in Germania Est: umanamente non c'era nulla da fare. I vescovi austriaci decisero di consacrare la nazione al Cuore Immacolato di Maria, con ampia partecipazione dei fedeli e... op! Le truppe sovietiche si ritirarono, caso unico nella storia europea di quegli anni.
Dite pure che sono coincidenze, ma contro ogni umana previsione la Messa degli Apostoli vivrà ancora
« Ultima modifica: Marzo 02, 2022, 17:35:34 pm da Vicus »
Noi ci ritroveremo a difendere, non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto.