Autore Topic: "Quel Fantastico giovedì"(Sweet Thursday)(Prima ed. 1954), di John Steinbeck.  (Letto 1240 volte)

Offline Suicide Is Painless

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"Quel Fantastico giovedì"(Sweet Thursday)(Prima ed. 1954), di John Steinbeck, collana I Grandi Tascabili Bompiani, novembre 2013

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Ristampato adesso in italiano dopo in pratica quarantacinque anni dall'edizione Oscar Mondadori dell'aprile 1968, e quasi sessanta dalla prima lontana edizione italiana della Collana Medusa poi Collana I Libri del Pavone del luglio 1955,  il romanzo del  1954 del grandissimo californiano John Steinbeck che credo non abbisogni proprio di alcuna presentazione. "Quel fantastico giovedì", è il terzo capitolo di quella che si può definire la trilogia di Cannery Row (Vicolo Cannery) di cui fanno parte "Pian della Tortilla" e, per l'appunto, "Vicolo Cannery", in cui ritroviamo la “piccola umanità” tanto cara a Steinbeck protagonista di gran parte dei suoi scritti. Anche qui, come nei due libri precedenti, ritroviamo Mack e la sua banda di scapigliati paisanos i quali, tra divagazioni filosofiche sull’esistenza e piccoli imbrogli per rimediare un gallone di vino scadente, popolano la piana di Monterey, nella penisola di California, luoghi d’infanzia dello scrittore a lui estremamente cari, come si evince dalle poetiche descrizioni della baia e del promontorio.

Uno degli scenari principe di Steinbeck, il mare, tanto da diventare esso stesso quasi un protagonista della storia assieme al Cannery Row ed ai suoi abitanti i quali, mi viene da pensare, ricevono un tale spazio all’interno del romanzo e tale è la loro funzione all’interno dell’intreccio da non poter essere definiti tout-court delle figure comprimarie ma alla stregua di co-protagonisti.

All’inizio della narrazione l’autore fa un po’ l’appello dei protagonisti, per bocca di Mack e dei “ragazzi”, confermando i “veterani” dei suoi racconti e introducendone di nuovi, ognuno con la sua storia e fa fare lo stesso alla voce narrante man mano che la narrazione procede. E così ci ritroviamo in una lunga panoramica descrittiva delle attività commerciali che costellano il vicolo e dei loro titolari i quali, come detto, avranno un loro ruolo all’interno della vicenda. La vicenda non risulta subito evidente; dopo i discorsi di Mack e soci, che si ritrovano a casa dopo la fine della seconda guerra mondiale, il pretesto per un gallone di vino li porta al vecchio spaccio gestito dal cinese Lee Chong ricordando poi all’ultimo momento che il vecchio rivenditore cinese se n’è andato, vendendo negozio e mercanzia a un nuovo proprietario e facendo rotta verso la Polinesia e i mari del sud. Qui Steinbeck crea il gancio per la presentazione del nuovo proprietario dello spaccio, Josè Maria, un messicano, il quale riceve immediatamente la dovuta presentazione dall’autore che gli dedica un intero capitolo: Vita e opere di Josè. Mi viene subito da dire che questa serie di racconti, diversamente da altri capolavori dell’autore (vedi “Uomini e topi” o “Furore”), è estremamente scanzonata, umoristica e riesce a trattare con levità anche gli argomenti più drammatici: il capitoletto sulla vita e opere di Josè, così come le sue successive vicissitudini, sono descritte in maniera tale da strappare più di un sorriso. Steinbeck fa divertire con un umorismo da pochi che il lettore di questo libro non saprà non riconoscere. Altro punto cruciale del vicolo, oltre al casotto dove risiedono i paisanos, è il bordello “Bear Flag” con la sua tenutaria Fauna e il colorito gruppo delle “ragazze”.

Tra le persone citate nelle presentazioni appare il già noto volto di Doc, biologo marino e medico condotto all’occorrenza, nei confronti del quale Mack e soci sprecheranno parecchio fiato e buone intenzioni. Doc è un po’ la mosca bianca del vicolo, è onesto, ha un lavoro misterioso e interessante, legge buoni libri e ascolta musica colta, è generoso, sempre disponibile (anche a “farsi scroccare” un dollaro) e umile. Dimenticavo, è anche un gran bevitore di birra e whisky “Old tennis shoes” (parodia dell’Old Tennessee) e per tali ragioni amatissimo dalla comunità. L’intenzione di far “qualcosa di buono” per lui saranno il motore della vicenda e lo scopo dell’azione. Se ho parlato di co-protagonisti, Doc è il protagonista effettivo assieme a Suzi, una ragazzina scapestrata la quale fa il suo arrivo in città in una bella giornata di sole e che per tirare a campare andrà a bussare alla porta del “Bear Flag”. A questo punto la presentazione è completa, gli attori sono in scena e la vicenda si muove sul perno delle macchinazioni dei “ragazzi” i quali, riuniti in assemblea plenaria assieme alle prostitute ad un thè, studiano un sistema per far felice Doc il quale, a loro giudizio, al ritorno dalla guerra non sembra più essere in sé: se è sempre disponibile a chiacchiere e bevute  qualcosa in lui sembra però essersi spento. Lo stesso Doc, alle prese col desolante ritorno all’ovile, ha le stesse considerazioni su di sé e anche dopo aver risistemato lo sconquasso in cui è caduto il suo laboratorio non riesce a dare un senso alla sua insoddisfazione; lo vedremo perduto in cerca di qualcosa all’apparenza indefinibile e pazzamente auto-impegolato in un progetto di studio sui polpi marini per il quale necessita di un nuovo, costosissimo microscopio. Quando Suzi farà il suo ingresso alla porta di Doc, con tutto quanto di disastroso ne conseguirà, i “cospiratori” del vicolo avranno l’idea che cercavano. Da qui la “macchinazione” di una festa in costume che dovrà vedere coinvolti Doc e Suzi, che costituirà il culmine di una corte “pilotata”, di dolci sorprese per i due protagonisti e di lacrime di delusione almeno fino a quel fantastico giovedì in cui tutto avrà una felice risoluzione.

Insomma posso felicemente dire che l’amore è il filo e il movente di questo racconto che non è della melensaggine di un Harmony ma che comprende non solo l’amore di un uomo per una donna, in esso infatti sono racchiuse tutte le qualità del bene: la generosità,  l’amicizia, il sostegno della comunità e del semplice singolo. L’amore per la Natura e dalla Natura (che sembra avvolgere la storia in un dolce abbraccio). Il meraviglioso e universale amore per la Vita.

http://www.inmondadori.it/img/Quel-fantastico-giovedi-John-Steinbeck/ea978884527106/BL/BL/01/NZO/%3Ftit%3DQuel%2Bfantastico%2Bgioved%C3%AC%26aut%3DJohn%2BSteinbeck

Da Wiki:
Dl romanzo venne realizzato al Broadway theatre un musical dal titolo Pipe Dream, scritto da Rodgers e Hammerstein in collaborazione con lo stesso Steinbeck (prima il 30 novembre 1955).Tuttavia, insoddisfatto dell'adattamento teatrale e infastidito dalle modifiche operate sul suo romanzo, abbandona definitivamente ogni velleità di scrivere per il teatro.

TorsoloMarioVanni

Un ringraziamento speciale per la segnalazione della nuova reperibilità di questo capolavoro, all'amico Looker.
« Ultima modifica: Febbraio 18, 2014, 10:48:09 am da TorsoloMarioVanni »
Neil McCauley/Robert DE Niro [ultime parole]:- "Visto che non ci torno in prigione?"
Vincent Hanna/Al Pacino :-"Già."
Noodles:"I vincenti si riconoscono alla partenza. Riconosci i vincenti e i brocchi.Chi avrebbe puntato su di me?"
Fat Moe:"Io avrei puntato tutto su di te."
Noodles:E avresti perso.

Offline Lucia

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Re:"Quel Fantastico giovedì"(Sweet Thursday)(Prima ed. 1954), di John Steinbeck.
« Risposta #1 il: Febbraio 18, 2014, 11:08:38 am »
l'ho letto quando ero alunna al liceo, mi è piaciuta tanto, non mi ricordo ormai perché, è rimasto solo la sensazione che mi è piaciuta.

Offline Suicide Is Painless

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Re:"Quel Fantastico giovedì"(Sweet Thursday)(Prima ed. 1954), di John Steinbeck.
« Risposta #2 il: Febbraio 18, 2014, 12:54:45 pm »
Ciao Abraxas. E' raro che mi vieni a trovare da queste parti. Vedrò di trovare anche qualcosa dell'Est da recensire, non mancano. Ho letto tanti romanzi russi, classici e contemporanei.
Neil McCauley/Robert DE Niro [ultime parole]:- "Visto che non ci torno in prigione?"
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