In rilievo > Padri separati e figli negati - PAS (Sindrome da Alienazione Parentale)

Comunità Scientifica e PAS

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http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_13463.asp



di Anna Rita Micalef - Nel ben mezzo della tempesta della crisi coniugale, nel mare impetuoso che sta facendo naufragare la zattera su cui la coppia col matrimonio era salita spesso, si verifica che i genitori rimangano fossilizzati nei sentimenti di odio e di rancore, senza riuscire a dare un senso razionale all'esperienza dolorosa. Quando la sfera emotiva rimane ancorata esclusivamente a determinati eventi, le dinamiche che stanno alla base dell'evoluzione dei rapporti e dello sviluppo del minore sembrano bloccarsi.
E' così che sono state evidenziate particolari sindromi emergenti nella conflittualità della separazione genitoriale quale la Pas o Sindrome di Alienazione Genitoriale
La Sindrome da Alienazione Genitoriale è un fenomeno sempre più osservato nelle cause di separazione ed affido di minori e consiste in un'azione di screditamento più o meno consapevole da parte di un genitore sull'altro che va a determinare un vissuto di "alienazione" appunto, di distacco emotivo, del minore verso l'adulto vessato, la cui teorizzazione è avvenuta negli anni '80 del secolo scorso dallo psichiatra statunitense Richard A. Gardner. Tuttavia, il fenomeno era descritto in un precedente lavoro di Wallerstein & Kelly ,nel quale veniva caratterizzato un "allineamento ad un genitore" come "modalità relazionale specifica del divorzio, nella quale un genitore ed uno o più figli si alleano e si scagliano all'attacco dell'altro genitore".
In Italia e' stata introdotta dal prof. Gulotta, ordinario di psicologia forense dell'Universita' di Torino.Poco importa che, attualmente, essa non sia ancora inserita nel DSM Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders della American Psychiatric Association) : alcuni contestano che essa abbia formalmente una autonoma dignità nosografica e preferirebbero vederla come disturbo relazionale genitore-bambino; è in corso comunque una accesa discussione all'interno dell’American Association Psychiatry sul se e come inserirla nella prossima edizione. Nella maggior parte dei Tribunali dei paesi europei essa, al di là di siffatte distinzioni formali e non sostanziali, è infatti accettata e considerata una situazione gravemente pregiudizievole al pari -per esempio- dello stalking, del plagio o, paragone ancora più calzante, del mobbing, sia esso lavorativo, "condominiale", o genitoriale. Prima di andare avanti nella trattazione è' altrettanto importante poi chiarire cosa _non è _ la PAS. Colliva ci ricorda infatti che:
_ la PAS non è l'alienazione genitoriale prodotta da una _realtà reale_ di mancanze, trascuratezze o violenze del genitore alienato;
_ la PAS non è una patologia del genitore alienante, ma una patologia instillata nel bambino;
_ la PAS non è sinonimo di accuse per violenze o abusi rivolte ad un genitore.
Trovandosi dunque a metà strada tra una vera e propria sindrome e un deprecabile comportamento scorretto, è nostra idea proporre una nuova definizione che tenga conto sia di un particolare quadro sintomatologico ascrivibile - anche se non completamente - al soggetto interessato, che del suo esatto contrario, ovvero che sussista un'induzione alla sintomatologia che annulli le probabili disposizione del soggetto interessato: dunque una Sindrome Indotta da Alienazione Genitoriale (SIAG)
La teoria di Gardner e a tutt'oggi assai controversa. Secondo Richard A. Gardner , la sua insorgenza sarebbe strettamente legata al "proliferare delle cause per l'affidamento dei minori"; già questo incipit fa storcere un po' il naso. Riesce difficile pensare che una vicenda giudiziaria possa rappresentare un fattore eziologico per un nuovo disturbo, psichiatrico o psicologico che sia. Certo, una vicenda giudiziaria è un fattore stressante che può dar luogo ad un ventaglio di disturbi reattivi allo stress; ma, appunto, possediamo già le categorie cliniche per i disturbi da stress, e la PAS non è fra essi compresa.
La PAS è entrata anche in Italia nelle aule di alcuni Tribunali. Occorre ricordare che se un genitore si comporta in modo tale da recare pregiudizio a un figlio nella libera relazione con l'altro genitore interviene, su ricorso dell'interessato, il giudice civile ex art. 709 ter c.p.c. (introdotto dalla legge 8 febbraio 2006, n. 54 sull'affido condiviso).
Il fatto che si possa parlare o meno di una sindrome specifica non è fatto senza importanza: ne va della possibilità per i professionisti coinvolti nella tutela dei minori "figli di separazioni" altamente conflittuali, di parlare una lingua comune e di intervenire in modo efficace ("diagnosi certa, cura efficace"). Ne va anche della possibilità dei Tribunali di potersi affidare a periti in grado di dare indicazioni chiare e univoche, posto che cio sia possibile ... Se la teoria della PAS è controversa, è tuttavia assodato che un comportamento ripetuto di un genitore contro l'altro, che coinvolga e condizioni come soggetti attivi i figli, possa ledere lo sviluppo psico-fisico dei minori e si configuri quindi come una forma di abuso a danno dell'infanzia.
In generale, il fenomeno dell'alienazione parentale si colloca quindi all'interno del contesto delle vicende separative, spesso altamente conflittuali E' raro il caso in cui un allontanamento del genitore non collocatario (per lo più il padre) sia frutto di una scelta di questi, che intende costituire una nuova famiglia con un'altra compagna. Molto più frequente è il caso di una distanza sempre maggiore non motivata e non voluta dal padre, alla quale possono concorrere i figli minori. Se i bambini resistono o si oppongono al contatto con il genitore non collocatario, ci si trova di fronte a una "colpevole collusione del sistema giudiziario, che non è in grado di approntare alcun percorso di recupero della relazione genitoriale distrutta dal conflitto né (...) a intervenire penalmente per sanzionare i comportamenti lesivi dei diritti del genitore potenzialmente alienato". Per descrivere il tentativo della madre (o del padre) di tagliare fuori l'altro genitore dalla vita dei figli, è stato coniato il termine di mobbing genitoriale , ovvero quella che Daniel Turkat definisce "La sindrome della madre malevola.
Su questa onda si collocano le riforme normative in materia di affidamento condiviso . I figli, contesi, vittime della separazione, che assumono spesso un valore simbolico, quasi una rassicurazione e che, addirittura, diventano "trofeo da conquistare nella guerra coniugale e strumento da usare per la vendetta verso il compagno che ha tradito l'alleanza", vengono ora normativamente affidati ad entrambi i genitori in forza di un rapporto egualitario per eliminare in radice la lite sull'affidamento e ridurre così la litigiosità.
Quello che preoccupa mediatori e "court officials" è che essi potrebbero avere difficoltà nel riconoscere la PAS; potrebbero così facilmente formarsi la convinzione che il "genitore rifiutato" sia veramente un genitore inadeguato e meriti il rifiuto espresso dal bambino mentre, nella realtà dei fatti, i ricercatori ci hanno dimostrato che è vero l'opposto.
Quando questo genere di casi viene inviato alla mediazione coatta per ordine del tribunale,gli scenari che essi presentano possono apparire, come minimo, ingarbugliati al mediatore che dovrebbe ristabilire un minimo d'ordine. I bambini ed il genitore schierato appariranno avere un legame molto stretto ed affettuoso, mentre l'altro genitore (inconsapevole) verrà accusato di una lunga serie di comportamenti orripilanti: spesso, gli scenari comprendono accuse discretamente credibili, anche se false e strumentali, di abuso sui minori .
Ci sono vari aspetti della competenza del mediatore che occorre esaminare. Il primo è la capacità di riconoscere la PAS. Il secondo aspetto, riguarda la prosecuzione del processo di mediazione quando la PAS sia sospettata, riconosciuta o diagnosticata: se, e in che termini, proseguire?
Gli aspetti di formazione, addestramento e competenza del mediatore entrano ovviamente in gioco quando si tratta di stabilire linee di condotta Un minuzioso riesame della letteratura, ha mostrato che non è riferito alcun processo di formazione dei mediatori sulla PAS.
Questo, nonostante molte ricerche richiamino la necessità di formare tutti coloro che intervengono sulle famiglie, per poter agire efficacemente di fronte alle tattiche di lavaggio del cervello, programmazione ed alienazione messe in atto da genitori separati La trascuratezza nell'individuare tempestivamente la PAS, e nell'intervenire nei primissimi stadi del disturbo, può portare ad una situazione in cui viene dato supporto professionale al genitore schierato, forzando così, nel bambino, uno stato di maggior necessità di mantenere o rafforzare le accuse rivolte al genitore rifiutato
. Un mediatore può avere successo nell'aiutare un genitore affidatario inflessibile a rispondere responsabilmente a modifiche nel programma delle visite e ad altre situazioni che richiedono interazione cooperativa fra genitori.
E' possibile ipotizzare che la mediazione, in famiglie PAS nel grado lieve o moderato, potrebbe essere efficace per aiutare i genitori in conflitto a raggiungere un certo numero di obiettivi. Tuttavia, le ricerche citate in questo articolo indicano che, nei casi di PAS grave, la negoziazione con il genitore schierato, portatore di importanti psicopatologie, sarebbe vana
Si può negare che un genitore, il programmatore, non sia afflitto da un disturbo se da vita ad un brainwashing devastante a danno del figlio? Si può pensare che un genitore, l'alienato, non sviluppi disturbi quali rabbia, apatia, instabilità e altro, se viene dipinto e trattato come il mostro cattivo? È sperabile che un bambino, il programmato, non sviluppi problematiche psicologiche che, a breve o lungo termine, hanno la possibilità di trasformarsi in problemi patologici che potrebbe non essere in grado di affrontare sino a farli diventare danni, sindromi, patologie o malattie? Chi è il "malato di PAS"? Questa riflessione vale sia nell'ipotesi di PAS -Sindrome- come di PAD -Disturbo- che dovrebbe divenire l'acronimo presente nel nuovo DSM V: la PAS è da considerarsi un contenitore, in questo modo è semplice individuare tutte le patologie, disturbi, manie e sindromi che affliggono il genitore alienante, chi fa volontariamente del male ai figli o li strumentalizza è malato.
Dinnanzi a tali effetti, che indubbiamente saranno protratti nel tempo e andranno a ledere ogni sfera dell'individuo, come è possibile che esperti e "addetti ai lavori" si perdano in bagarre inutile? Come è accettabile, per un genitore che vede rovinato presente e futuro del figlio dall'ex coniuge, restare ad ascoltare diatribe inutili sul fatto che il DDL 957 sia un attacco punitivo alla donna? Che importanza potrà mai avere se il genitore programmante è la madre o il padre, quando l'unico risultato è uccidere l'infanzia dei bambini?
La verità è che lentamente si sta coltivando un futuro malato. Il rischio è di "distruggere" un'infanzia, programmare e condannare adulti e bambini al dolore cronico, consegnare la società a pericoli -dal bullismo infantile alla delinquenza-, creare danni economici al singolo ed alla collettività
Non dovremmo arrivare alla conclusione che essendo l'argomento PAS assai controverso, deve essere messo da parte! Al contrario: e di vitale importanza che psicologi e psichiatri, educatori, mediatori e assistenti sociali, avvocati e magistratura collaborino sempre piu strettamente perche ai bambini sia assicurata la possibilità di avere un rapporto sereno con entrambi i genitori
Le conclusioni di tale contributo sottolineano la necessità che i professionisti che operano in questo ambito abbiano una conoscenza approfondita della materia ed effettuino un aggiornamento continuo. Ciò potrà servire ad evitare pericolose generalizzazioni e l'innescarsi di conflitti ulteriori ed errori grossolani rispetto a quelli già normalmente presenti nell'ambito delle valutazioni di abuso sessuale del minore, il cui interesse deve essere punto di partenza e di arrivo di qualsiasi intervento psicologico e di ogni decisione giudiziaria
Per dirla come Bruno de Filippis ideatore della legge sull' affido " Una separazione senza mediazione è come intervento chirurgico senza anestesia .

dott.ssa Anna Rita Micalef-
Professionista in ambito legale e mediatore sistemico-
Studio in Pachino-via Marsala 52- cell. 3498263404

Fonte: MEDIARE IN P.A.S.
(StudioCataldi.it)

COSMOS1:
http://seanevola.wordpress.com/2013/07/29/pas-pericolo-abuso-scellerato/

--- Citazione --- PAS: Pericolo Abuso Scellerato  Pubblicato il 29 luglio 2013  da  Sean Nevola       1
  L’alienazione parentale, com’è ormai unanimemente definita dall’intera comunità scientifica internazionale – quella vera, quella che conta -  è un disturbo relazionale che riguarda (sia pure in modo diverso) tutti i soggetti coinvolti nella relazione patologica e disfunzionale: madre, bambino, padre. È ampiamente riscontrata e studiata da alcuni decenni e ne sono stati tipizzati le varie forme ed i diversi gradi di gravità, come pure i possibili trattamenti.
Non è pertanto definibile una patologia psichiatrica ed in tal senso è del tutto prevedibile che non sia stata elencata come tale nelle edizioni del DSM che si sono via via succedute, sebbene in essi non sia affatto assente: figura infatti quale disturbo relazionale nell’apposita sezione a ciò dedicata.
Come per ogni disturbo di questo tipo, non c’è alcuna “esclusività” nelle modalità in cui si manifesta: sia il padre che la madre possono incarnare il ruolo di genitore alienante, anche se è inconfutabile una predominanza di madri alienanti in quanto sono quasi sempre loro a trascorrere la stragrande maggioranza del tempo con i figli.
Una forte disparità di tempo trascorso con i figli, tanto da indurre in questi l’istintiva sensazione di avere nel genitore che frequentano di più la sola figura di riferimento, facilita senz’altro l’innescarsi dell’alienazione. Dunque un’applicazione rigorosa e autentica dell’affidamento condiviso, oltre ad essere uno scudo prezioso contro la pedofilia, è una barriera efficace anche contro questo ulteriore abuso. Di seguito, un’interessantissima intervista dello scorso autunno alla prof.ssa Adele Cavedon, psicologa psicoterapeuta, già ricercatrice presso il Dipartimento di Psicologia Generale dell’Università di Padova, a cura del dr. Giovanni Lopez, psicologo psicoterapeuta.
Sean Nevola
Professoressa Cavedon, il DSMV, in pubblicazione per il 2013, pare non debba annoverare il disturbo da alienazione genitoriale, la cosiddetta PAS, che secondo diversi clinici e studiosi rappresenta invece un’acclarata sindrome relazionale che colpisce diversi figli di genitori in conflitto per l’affido. Qual è, allo stato, la valutazione degli esperti dell’APA?
Io ritengo che la cosiddetta PAS non sia da considerarsi un disturbo psicopatologico, ma piuttosto un disturbo relazionale che Magro ed io abbiamo definito provvisoriamente Alienazione Parentale (PA).
In realtà, l’ambiente scientifico accreditato come l’Associazione Psichiatrica Americana (APA) e quindi il mondo anglosassone, ma anche l’Associazione Spagnola di Neuropsichiatria (AEN) osteggiano il concetto di sindrome, così come è stata definita da Gardner. Tali Associazioni sono più che mai contrarie all’ingresso della PAS nel DSM che è il “manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali codificati” e rappresenta quindi l’elenco dei disturbi mentali riconosciuti dall’intera comunità scientifica. E’, quindi, il concetto di “sindrome” che, dal mio punto di vista, è fuorviante.
Sin dalle prime descrizioni di questo disturbo, proposte da Gardner negli anni ottanta, appariva chiaro che l’alienazione genitoriale avesse una direzione relazionale preferenziale: i figli escludono prevalentemente i padri in favore delle madri. Questa dinamica rimane tutt’ora confermata? Perché?
No, non è così. Gardner stesso ribadisce più volte che il fatto che sia più frequentemente il padre vittima di PAS (continuerò a chiamarla così, giusto per capirci) non significa che ci sia una preferenza di genere nell’insorgenza della problematica. E’ semplicemente un dato statistico, dovuto al fatto che più frequentemente il genitore prioritario è la madre. Se fosse il contrario, presumibilmente ci sarebbero più padri alienanti.
Tra gli otto criteri primari che secondo Gardner definiscono la PAS, ritiene che ve ne siano alcuni che più di altri debbano destare precocemente i campanelli d’allarme di clinici e giuristi?
Ecco, bravo, parliamo di criteri, non di sintomi. Io andrei ai criteri aggiuntivi: l’allarme deve essere dato nel momento in cui il minore inizia a rifiutare o ad andare con difficoltà dall’altro genitore. Tale eventualità deve essere vagliata per capire il perché di questa opposizione, che mette in sospetto, soprattutto se prima i rapporti tra il genitore e il figlio erano positivi e non c’è stato niente di così importante da poter aver determinato il cambiamento di comportamento del minore. Si deve, quindi, risalire al comportamento del bambino prima della separazione, subito dopo e attualmente, cercando di stabilire quando e perché è avvenuto tale cambiamento. In presenza di giustificazioni non fondanti, dovrebbe scattare il campanello d’allarme che permetterebbe di fermare da subito l’istaurarsi del rifiuto.
Una delle evidenze più esplicite della PAS è che i figli, anche in età infantile, risultano autonomi nel sostenere l’alienazione del genitore “bersaglio”, quandanche l’altro genitore mostri di invitarli a desistere. Perché, dunque, si continua a ritenere responsabili di questo comportamento i cosiddetti genitori programmatori?
La PAS si costruisce in due tempi: prima inizia con la denigrazione di un genitore verso l’altro (il classico lavaggio del cervello) e, qualora questa campagna di denigrazione raggiunga il suo effetto, e non è sempre detto che ciò succeda perché ci possono essere bambini che non raccolgono tale messaggio e lo rifiutano (come avviene nella Madre Malevola), la seconda fase è determinata dal fatto che il bambino si crede un “pensatore indipendente” e ritiene perciò che è lui a pensare cosi, e non è quindi il genitore che lo ha portato a cambiare idea sull’altro genitore.
La PAS può presentarsi in tre livelli di gravità. Si tratta di una escalation graduale ed inesorabile? Come è possibile intervenire terapeuticamente in ciascun livello di PAS? Si può “guarire” definitivamente?
Credo che l’escalation sia abbastanza fisiologica e rappresenti un continuum che si attua in un tempo variabile che dipende da tanti fattori (bambino, forza della programmazione, caratteristiche del genitore bersaglio, fattori esterni alla triade, ecc.). In questo senso si può parlare di “costanti”, in quanto i comportamenti dei minori, via via che la situazione relazionale peggiora, sono molto simili e sono riconducibili a quelli individuati da Gardner. L’intervento iniziale deve essere a mio avviso più giuridico che terapeutico: bisogna mettere un freno al comportamento del genitore indottrinante, anche con sanzioni economiche pesanti e fargli, quindi, sentire che è sotto controllo. Purtroppo, nella realtà italiana, questo non succede quasi mai e ci si accorge che c’è qualcosa che non va, solamente quando la situazione è conclamata e già quindi problematica da un punto di vista relazionale, in quanto il bambino rifiuta il genitore bersaglio. Ho visto casi di grave rifiuto in cui anche il genitore programmatore non è più in grado di intervenire e di fare in modo che il figlio vada con l’altro.
L’esposizione del figlio al conflitto tra i genitori separati o separandi in che misura può essere considerata un fattore eziologico dell’alienazione genitoriale? Quanto può incidere la presenza di un nuovo compagno del genitore affidatario/“programmatore” sull’insorgenza o sull’ingravescenza di una PAS?
Quando il figlio assiste impotente al conflitto che dura mesi o addirittura anni, a un certo punto è costretto a scegliere con chi tra i due genitori schierarsi. E’ abbastanza logico (per la sua sopravvivenza fisica e psichica) che decida di farlo con il genitore che gli dà “maggiori garanzie”, quello cioè che lo accudisce, con il quale condivide maggiore tempo, o anche con quello più aggressivo, o quello più abile a manipolare. Molti sono i fattori che possono determinare una tale scelta, spesso inconsapevole. La figura di un nuovo compagno può assumere un ruolo importante. Se il nuovo partner è una persona equilibrata, può alle volte alleggerire il conflitto. Più spesso, però, egli ha un ruolo negativo, specialmente se asseconda il nuovo compagno nella sua campagna di denigrazione verso l’altro genitore, spesso tentando di prendere il posto del genitore alienato.
Quali sono gli strumenti che meglio possono aiutare il clinico a diagnosticare una sospetta situazione di alienazione genitoriale?
Se intende strumenti testistici, non ne esistono di specifici, ma si possono utilizzare al meglio quelli di tipo sistemico-relazionale, e cioè quegli strumenti che valutano le relazioni familiari. Ritengo che gli otto criteri primari e i quattro aggiuntivi di Gardner siano indicativi per valutare sia la gravità che la vastità del problema stesso. Tali indicatori, o almeno alcuni, sono specifici e danno una valutazione sulla problematica. Cito ad esempio “l’estensione delle ostilità alla famiglia allargata o agli amici del genitore” che in qualche modo definisce anche il livello di gravità del disturbo stesso.
Considerato l’elevato numero di separazioni conflittuali che si registra ormai anche nel nostro Paese, è possibile intervenire per prevenire a livello primario la PAS?
Bisognerebbe a mio avviso che fosse attuato un monitoraggio successivo alla separazione di genitori con figli minori, specialmente nelle separazioni pesantemente conflittuali. Questo permetterebbe di individuare già un eventuale disturbo al suo primo insorgere, se non addirittura di prevenirlo. Purtroppo questo non accade quasi mai, anzi i casi che arrivano alla conoscenza dei tecnici sono quasi sempre di gravità medio-alta e quindi di difficile risoluzione.
Gli psicologi e gli psichiatri infantili che si occupano di violenza sessuale contro bambini ed adolescenti rilevano come diversi casi di false denunce di abuso si innestino all’interno di dispute per l’affidamento dei figli. Ritiene ci siano analogie o connessioni tra questo fenomeno e la PAS?
Nel volume scritto con Gulotta, ho dedicato un intero capitolo per parlare di PAS e abuso sessuale sui minori. In tale capitolo ho indicato alcune caratteristiche che portano a differenziare un vero abuso da uno che ho definito “abuso PAS”. Una caratteristica che difficilmente si trova nel vero abuso, ad esempio è la modalità della rivelazione e del racconto: in quest’ultimo il racconto è lento, spesso reticente e il minore dimostra imbarazzo e difficoltà a raccontare. Nell’abuso PAS, al contrario egli inizia spontaneamente a raccontare l’abuso, in modo sciolto e fluido, come se recitasse una litania. Anche la tipologia del racconto risulta differente: in un caso il bambino racconta quello che è successo senza esagerare, ma anzi spesso minimizzando l’accaduto, nell’abuso PAS il racconto spesso è abnorme, esagerato, tanto da risultare poco credibile.
Quale ritiene debba essere l’atteggiamento giudiziario più conforme al “superiore interesse” del figlio quando bisogna decidere i termini di un affidamento ed è in corso una PAS di grado moderato o grave resistente agli interventi trattamentali?
Sono abbastanza contraria a sradicare il bambino dai suoi affetti e quindi all’allontanamento del minore dal genitore prioritario, a meno che questi non soffra di patologie psichiatriche che lo rendono un genitore non idoneo. Credo però che al genitore alienante debba essere dato un messaggio forte, sia attraverso consistenti sanzioni, sia attraverso un continuo monitoraggio che gli faccia capire che qualcuno lo controlla e che una sua mossa falsa verrà prontamente scoraggiata. Se le sanzioni non sortiranno i risultati sperati e l’ostilità verso l’altro genitore continuerà, ritengo che sia corretto prevedere una breve (sottolineo breve) transizione del minore in una realtà differente, che potrebbe essere la casa di un parente o una casa-famiglia. Ma questa, per me è ritenuta “l’ultima spiaggia”, da attuarsi quando un genitore, non affetto da patologie, continui imperterrito a prendersi gioco della giustizia, dell’ex compagno, ma soprattutto del minore stesso.
Letture consigliate dalla prof.ssa Cavedon:
- MALAGOLI TOGLIATTI, LAVADERA, Il bambino maltrattato, Astrolabio, 2007
 - LIEBERMAN,VAN HORN, Bambini e violenza in famiglia, Il Mulino, 2007
Al netto delle allusioni sulla correttezza intellettuale, davvero stucchevoli, faccio presente che l’intervista è a cura del dott. Giovanni Lopez, piscologo psicoterapeuta.

--- Termina citazione ---

COSMOS1:
http://mobbing-genitoriale.blogspot.it/2013/03/padova-coffari-da-del-falso-giordano-e.html

http://www.alienazione.genitoriale.com/sorpresa-la-pas-nel-dsm-ce-gia-come-problema-relazionale/

ilmarmocchio:
https://www.ibs.it/isteria-collettiva-dell-abuso-sessuale-libro-richard-a-gardner/e/9788839209696

questo libro è assolutamente da leggere

Sardus_Pater:

--- Citazione da: ilmarmocchio - Giugno 06, 2017, 21:36:27 pm ---https://www.ibs.it/isteria-collettiva-dell-abuso-sessuale-libro-richard-a-gardner/e/9788839209696

questo libro è assolutamente da leggere

--- Termina citazione ---

Altrettanto interessante, perché presenta delle tesi in antitesi ma altrettanto documentate, il libro del prof. Cheit Ross, che insegna alla Brown University di Providence (Ivy League) intitolato The Witch-Hunt Narrative: Politics, Psychology, and the Sexual Abuse of Children.
In entrambi i casi (principalmente in quello di Gardner, mi spiace dirlo) ci sono errori metodologici e opinioni discutibili, ma offrono interessanti punti di vista sull'argomento.

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