« il: Agosto 28, 2026, 12:55:13 pm »
“Il woke è una follia!”. Con queste poche parole la deputata democratica Alexandra Ocasio-Cortez ha liquidato la cosiddetta rivoluzione radicale.
I principi del Woke
Su questa base teorica si sono consolidati i cinque principi fondamentali del woke:
1) l’idea che l’esperienza di un gruppo oppresso possa essere pienamente compresa solo da chi ne fa parte;
2) la critica all’appropriazione culturale;
3) la possibilità di porre limiti alla libertà di espressione per proteggere le minoranze;
4) la valorizzazione dell’appartenenza etnica, religiosa, sessuale o di genere, anche attraverso spazi e percorsi separati;
5) infine, politiche pubbliche che tengano conto dell’identità e privilegino nell’accesso alle risorse i gruppi considerati storicamente svantaggiati.
Tutto questo insieme di principi si è inizialmente affermato nei campus universitari, per poi estendersi agli altri settori della società americana, al mondo anglosassone e, in misura minore, al resto d’Europa con effetti che oggi non possiamo che definire negativi.
Dalla furia iconoclasta allo spirito antioccidentale
Negli anni abbiamo visto musicisti, attori, influencer, brand che, sommersi dalle critiche sui social, sono stati costretti a scusarsi perché colpevoli di appropriazione culturale. Una pop star del calibro di Katy Perry si è dovuta scusare per aver postato una foto con delle treccine bionde. Per gli alfieri del woke si era appropriata di qualcosa che apparteneva agli afroamericani. Lo stesso è successo anche nel mondo del teatro e del cinema, con una folta schiera di attori accusati di aver interpretato personaggi di un’etnia diversa dalla propria o di un orientamento sessuale diverso dal proprio. Di fronte a questo spirito inquisitorio diversi teatri hanno annullato spettacoli che potevano essere considerati offensivi. Alcune università hanno cambiato programmazione didattica, annullato convegni e iniziato a non invitare relatori con idee “controverse”.
Alcuni professori hanno persino iniziato ad aprire le proprie lezioni scusandosi per il proprio “privilegio bianco”.
Conduttori, docenti e giornalisti sono stati licenziati per una sola parola sbagliata. Perché per la cultura woke anche il linguaggio non è neutro, ma, anzi, è uno strumento di potere del gruppo oppressore e va decolonizzato.
Negli ultimi anni uno dei criteri che ha guidato le scelte culturali e accademiche è stato quello di non offendere e di non urtare la sensibilità di nessuno. In molti college sono stati creati dei safe spaces, spazi sicuri dove gli studenti possono rifugiarsi e respirare dopo che sono stati affrontati temi complessi e urtanti. Non stiamo però parlando dell’esposizione a foto di guerra con immagini di bambini dilaniati dal napalm ma dell’esposizione a quella che un tempo era considerata una semplice lezione sulle Metamorfosi di Ovidio. Autori e capolavori, come alcuni classici greci, sono stati censurati o eliminati dal programma di insegnamento perché giudicati offensivi. Nell’ottobre 2021 Kathleen Stock, filosofa e docente dell’Università britannica del Sussex, lesbica e femminista, annunciò le proprie dimissioni a seguito di minacce, insulti e di una vera e propria campagna d’odio orchestrata da organizzazioni transgender. La “colpa”? aver sostenuto che il sesso biologico sia prevalente rispetto a quello percepito e che, di conseguenza, le persone transgender non dovrebbero avere accesso agli spazi riservati alle donne, come spogliatoi e bagni. Le università, che nascono come luoghi in cui si possono varcare nuove frontiere e coltivare il dubbio, sono diventate luogo di censura e di inquisizione.
Una certa sinistra, anziché battersi per la libertà di parola, si è tramutata in un organo censorio pronto a condannare chiunque affermi qualcosa di non consono ai nuovi standard. Una furia che ha riguardato libri, film, opere d’arte e quanto può essere messo all’indice con durissime campagne social. Così nel Regno Unito le opere di Roald Dahl, autore di La fabbrica di cioccolato, sono state ripubblicate in edizioni riviste secondo criteri di sensibilità contemporanei modificando alcune parole come “grasso” e “brutto” per non offendere nessuno. Fortunatamente, dopo diverse polemiche, l’editore ha deciso di mantenere anche le vecchie versioni. Il film Via col vento, accusato di dare una rappresentazione stereotipata della schiavitù e delle persone di colore, è stato prima rimosso dal catalogo HBO e poi reintegrato con una premessa che lo contestualizzava dal punto di vista storico. Stesso destino per le statue di personaggi storici, danneggiate o rimosse perché dedicate a figure ritenute colpevoli di razzismo o di altre nefandezze imperdonabili.Estratto da:
https://www.ilriformista.it/woke-for-trump-ascesa-e-declino-di-un-progetto-piu-tossico-che-progressista-diventato-uno-dei-comitati-elettorali-di-the-donald-526926/21 Agosto 2026

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