Autore Topic: Anziché fermare la guerra fermiamo le trivelle  (Letto 285 volte)

Offline Vicus

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Anziché fermare la guerra fermiamo le trivelle
« il: Agosto 29, 2022, 01:36:52 am »
Dato che siamo alla canna del gas, l’Italia si permette il lusso di buttare un po’ di soldi dalla finestra: in fondo, quando c’è da scialare siamo i numeri uno. Così, nel pieno della più grave crisi energetica dopo lo shock petrolifero di mezzo secolo fa, con un prezzo del gas che ha raggiunto i 324 euro a megawattora, cioè dieci volte di più rispetto a inizio 2021, ci togliamo lo sfizio di risarcire con 190 milioni l’azienda inglese a cui, per le proteste dei verdi, abbiamo impedito di estrarre metano in Adriatico.

Era il 2016 quando la Rockhopper ottenne il via libera per trivellare entro le 12 miglia dalla costa chietina. Peccato che a quell’epoca gli ecologisti fossero sul piede di guerra per impedire le estrazioni in mare e Matteo Renzi fosse con il piede sull’acceleratore per farsi incoronare padre costituente della seconda Repubblica. Dunque, siccome i comitati protestavano contro le ricerche in Adriatico e l’allora presidente del Consiglio aveva bisogno della pace sociale per far approvare la riforma della Costituzione, le trivelle della Rockhopper furono fermate. Non abituati a essere stoppati dalla politica, quelle teste quadre dei sudditi di Sua Maestà si rivolsero perciò a un tribunale per veder riconosciute le proprie ragioni e, soprattutto, per ottenere un risarcimento come conseguenza dello stop ingiustificato. Probabilmente, a Palazzo Chigi scommettevano sui tempi lunghi della giustizia all’italiana, nella speranza che gli inglesi prima o poi si stancassero e rinunciassero alla causa. In effetti, ci sono voluti sei anni per ottenere una sentenza di primo grado, ma alla fine la condanna per lo Stato è arrivata e fanno 190 milioni più interessi che, con l’attuale inflazione, rischiano di essere un salasso.

A questa notizia, che già lascia di stucco perché oggi di quel benedetto gas che sta sotto i fondali marittimi avremmo un gran bisogno per ridurre la dipendenza da Mosca, se ne aggiunge un’altra. In Basilicata, le compagnie petrolifere hanno raggiunto un accordo con la Regione che consentirà alle famiglie lucane di vedere dimezzata la bolletta. In pratica, a chi abita nella regione verranno abbuonati i consumi e si dovranno versare solo gli oneri di sistema e i costi di trasporto. Pur di continuare a estrarre gas in Basilicata, le compagnie hanno infatti accettato di «regalare» agli utenti della zona 200 milioni di metri cubi di metano l’anno, all’incirca un quinto di ciò che viene pompato. Ovviamente, le multinazionali che trivellano il sottosuolo non si sono trasformate in Onlus pronte a fare beneficenza nei confronti di chiunque viva a Matera e dintorni. Semplicemente, visto l’andazzo e anche quello che è successo in passato alla Rockhopper, alla British gas o alla Repsol, due colossi a cui è stata impedita la costruzione di rigassificatori, vogliono evitare noie con gli ambientalisti e dunque per risarcire i disagi si sono dichiarate pronte a mettere mano al portafogli preventivamente. Non si sa mai.

Tutto ciò la dice lunga su come siamo messi. Quest’inverno rischiamo di battere i denti e molte aziende stanno alzando bandiera bianca perché le bollette ormai sono roba da milionari, ma in tema di trivellazioni, ricerca di nuovi giacimenti e di impianti di stoccaggio, continuiamo a fare gli schizzinosi. Il caso più clamoroso è quello toscano, dove a Piombino comitati e autorità locali hanno fatto muro contro la realizzazione del rigassificatore galleggiante, opera che pur non risolvendo il problema delle forniture energetiche, di certo aiuta, ma in città è presentata come una bomba ambientale e dunque osteggiata in tutti i modi.

In una tale situazione e con il prezzo della materia prima alle stelle, delle forze politiche che abbiano a cuore il futuro del proprio Paese dovrebbero impegnarsi per proporre soluzioni o, quantomeno, per dire qualche cosa di concreto su come ridurre per le tasche dei cittadini l’impatto del prezzo del gas. Invece a che cosa assistiamo? Enrico Letta parla di tutto, del video postato da Giorgia Meloni sulla violenza a Piacenza, degli asili e di aborto, ma su come salvare i bilanci familiari si astiene. Luigi Di Maio, convinto di essere uno statista internazionale, invece è partito per l’Ucraina: naturalmente dopo che ci sono stati tutti gli altri. Carlo Calenda, il più furbo, per aiutare gli italiani propone di fermare la campagna elettorale e non si capisce se è per risparmiare benzina o risparmiarsi una sconfitta. Sì, anche nel momento più difficile, la politica dà il peggio di sé e non dice ciò che sussurra a mezza voce nei corridoi, ovvero che il modo più rapido per fermare la crescita del prezzo del gas è fermare la guerra.

In un mondo in cui anche i leader politici sono abituati a fare i macho con la pelle degli altri, nessuno vuol passare da cacasotto.

Fonte: La Verità
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Re:Anziché fermare la guerra fermiamo le trivelle
« Risposta #1 il: Agosto 29, 2022, 10:20:38 am »
L'Italia rischia di meritarsi IN PIENO il suo destino. Possiamo consolarci di essere in compagnia con la Germania, però. Se vogliamo.

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Re:Anziché fermare la guerra fermiamo le trivelle
« Risposta #2 il: Agosto 29, 2022, 11:10:55 am »
Vedrai che votano tutti Draghi, ovvero i servi che lo appoggiano
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Re:Anziché fermare la guerra fermiamo le trivelle
« Risposta #3 il: Agosto 29, 2022, 18:28:27 pm »
Certo. Dopo che ha distrutto l'Italia: Draghi si è dimesso due settimane prima che le bollette del gas aumentassero a livelli stratosferici: sapeva già tutto!

Offline Vicus

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Re:Anziché fermare la guerra fermiamo le trivelle
« Risposta #4 il: Agosto 29, 2022, 22:09:03 pm »
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