Autore Topic: San Luigi Orione sul pericolo femminista. Era il 1919  (Letto 451 volte)

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San Luigi Orione sul pericolo femminista. Era il 1919
« il: Ottobre 30, 2021, 19:01:46 pm »
San Luigi Orione sul pericolo femminista: era il 1919, quando il 99% degli uomini non sapeva neppure cosa fosse il femminismo. Si noti che non approva un femminismo "buono & moderato" per apparire presentabile e che oggi opinioni simili, le più veritiere, le sole risolutive, sono impronunciabili:

"Simile ad uno scolaro che lascia il collegio per andare in vacanza, dopo un lungo anno di reclusione, la donna si è trovata, dopo le più recenti invenzioni e specialmente durante questa lunga guerra, si è trovata lanciata in una vita di libertà, di movimento e anche di lavori che non aveva mai conosciuto. La donna sino a ieri era rinchiusa nello stretto cerchio della vita della famiglia, e quelle che ne uscivano erano un'eccezione. Oggi la donna entra da per tutto. Le donne del popolo entrano nelle fabbriche, ove non si richiede che destrezza e intelligenza, essendo la forza muscolare rimpiazzata dalla forza motrice della macchina. Oggi poi una quantità di nuovi impieghi sono dati alle donne: Le Scuole Elementari anche maschili e Superiori; sono date alle donne le Scuole Tecniche, i Ginnasi, i Licei, le Università sono aperte alle Professoresse; uffici di posta, di telefono, di telegrafo, esattorie, libri di conti, casse, tram elettrici, fattorine, ecc. tutti posti che avvezzano la donna a lavorare fuori di casa, a fare da sé, a entrare in competenza con l’uomo, ad essergli preferita; onde una nuova situazione sociale.
La donna è divenuta la maggioranza in tutti i paesi, e le donne non maritate saranno domani in Italia, le più numerose. E’ cristiano, è caritatevole occuparsi del femminismo, o meglio della famiglia cristiana. L'attacco contro questa fortezza sociale che è la famiglia cristiana, custodita e mantenuta dall'indissolubilità del matrimonio, ora latente ancora, vedete che domani diventerà furioso.
Il femminismo è una parte ed importantissima della questione sociale, e il nostro torto, o cattolici, è quello di non averlo compreso subito. Fu grande errore.

Il giorno in cui la donna, liberata da tutto ciò che chiamiamo la sua schiavitù, madre a piacer suo, sposa senza marito, senza alcun dovere verso chichessìa, quel giorno la società crollerà più spaventosamente all'anarchia che non abbi crollato la Russia al bolscevismo. Troppa poca gente ancora comprende la questione femminista [vale anche per oggi: "Basta il condiviso e tutto si risolve". Confessiamolo francamente, noi cattolici abbiamo trattato il femminismo con una leggerezza deplorevole. Si vanno ancora oggi ripetendo dai più severi i vecchi scherzi di Molière, le spiritosaggini dei Gaudissarts. Ma noi qui vediamo che il ridicolo non ammazza nulla, e meno che meno il femminismo. Esso si è insidiato da per tutto, formando leghe e comitati, ispirando riviste e giornali, trattando tutte le questioni che interessano la donna".

Pochi anni dopo (1930), Pio XI avrebbe pubblicato la "Casti Connubii", enciclica sul matrimonio cristiano, da cui risulta la condanna dell'emancipazione della donna, quale "corruzione dell’indole muliebre e della dignità materna, e perversione di tutta la famiglia, in quanto il marito resta privo della moglie, i figli della madre, la casa e tutta la famiglia della sempre vigile custode".

Questi insegnamenti si pongono in perfetta continuità con la fede degli Apostoli e dei Padri della Chiesa. Con buona pace dei dei novatori e dei mistificatori della verità.
Noi ci ritroveremo a difendere, non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto.

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Re:San Luigi Orione sul pericolo femminista. Era il 1919
« Risposta #1 il: Ottobre 30, 2021, 21:53:58 pm »
Don Orione e Pio XI condannavano il femminismo: era facile, dati i tempi. Oggi che il femminismo è divenuta un'ideologia dominante il Papa se ne guarda bene. Anzi, abbiamo persino un FEMMINISMO CATTOLICO. Di più, abbiamo suore che espongono tesi femministe e che sono tollerate dalla gerarchia. Alcune sono addirittura teologhe e scrivono articoli su Famiglia Cristiana. Su questo Vicus ha qualcosa da dire?

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Re:San Luigi Orione sul pericolo femminista. Era il 1919
« Risposta #2 il: Ottobre 31, 2021, 09:41:58 am »
Che dire, recentemente sono state ribadite le condanne per aborto e contraccezione artificiale (Paolo VI, Giovanni Paolo II) e non è stato per nulla facile.
Non esiste un femminismo cattolico perché il femminismo non è compatibile con la dottrina cattolica. Al più, abbiamo suore o esponenti della gerarchia che espongono opinioni femministe, che non hanno alcun valore.
Quindi più che di femminismo cattolico si dovrebbe parlare di influenze femministe tra i battezzati.
Tra i fedeli devo ancora conoscere femministe. Tuttavia, esiste un femminismo di fatto perché molte battezzate divorziano, si risposano con rito civile, non riconoscono il ruolo del capofamiglia. Giovanni Paolo II parlò di apostasia silenziosa e qui torniamo al nocciolo della questione: quanti battezzati oggi aderiscono veramente alla fede cattolica? E' un caso che questa infiltrazione coincida con la protestantizzaizione della Chiesa? Il femminismo attecchisce meglio in un contesto ateo o protestante e basta leggere questo articolo per avere un'idea della situazione:

E’ sconcertante leggere di come ormai da tempo l’impostore Martin Lutero sia entrato con tutti gli onori dentro la Chiesa, con quella che appare sempre di più come una piena riabilitazione del monaco ribelle, autore dello scisma protestante e scomunicato dalla Chiesa cattolica sotto il pontificato di Leone X. Non si tratta qui di essere a favore o contro il dialogo fra cattolici e luterani, ma quello che è inaccettabile è l’esaltazione da parte dei vertici della Chiesa dell’ex monaco agostiniano, demolitore dei dogmi della fede, vissuto nella mondanità e nella perversione, e che la beata suor Serafina Micheli vide nell’unico posto dove poteva stare, cioè all’Inferno.

La religiosa, fondatrice dell’Istituto delle Suore degli Angeli morta nel 1911 e beatificata nel 2011, si trovò il 10 novembre del 1883 a passare per Eisleben, nella Sassonia, città natale di Lutero dove si festeggiava, in quel giorno, il quarto centenario della sua nascita. Ad un certo punto si fermò davanti ad una chiesa, l’unica che aveva trovato sul suo tragitto, ma poiché aveva le porte chiuse si inginocchiò sui gradini  Mentre pregava le comparve l’angelo custode, che le disse: “Alzati, perché questo è un tempio protestante. Ma io voglio farti vedere il luogo dove Martin Lutero è condannato e la pena che subisce in castigo del suo orgoglio”.

“La suora vide allora un’orribile voragine di fuoco, in cui venivano crudelmente tormentate un incalcolabile numero di anime. Nel fondo di questa voragine v’era un uomo, Martin Lutero, che si distingueva dagli altri: era circondato da demoni che lo costringevano a stare in ginocchio e tutti, muniti di martelli, si sforzavano, ma invano, di conficcargli nella testa un grosso chiodo. La suora pensava: se il popolo in festa vedesse questa scena drammatica, certamente non tributerebbe onori, ricordi, commemorazioni e festeggiamenti per un tale personaggio. In seguito, quando le si presentava l’occasione ricordava alle sue consorelle di vivere nell’umiltà e nel nascondimento. Era convinta che Martin Lutero fosse punito nell’Inferno soprattutto per il primo peccato capitale, la superbia” (tratto dal sito Milizia di San Michele Arcangelo).

Lutero avrebbe probabilmente avuto la stessa mediocre fortuna postuma toccata a Giordano Bruno (quella del santino massonico e anticlericale) se soltanto la sua riforma non si fosse ben inserita nel contesto politico dell’epoca, ovvero nella lotta in corso fra l’imperatore del sacro romano impero Carlo V e i principi tedeschi. Questi ultimi trovarono nella riforma protestante il collante politico per unirsi nella Lega di Smalcalda e muovere guerra all’imperatore cattolico con il pretesto di difendere il pluralismo religioso in Germania, assicurando all’eretico la loro protezione. Così Lutero riuscì ad agire indisturbato, fare proseliti, mettere a punto la sua dottrina, sfuggendo all’ordine di Carlo V di processarlo per eresia. Per anni ci hanno raccontato il falso storico di un Lutero che si sarebbe ribellato a Roma perché indignato dalla corruzione del papato, dalla simonia imperante e dal mercato delle indulgenze. In realtà questi furono soltanto pretesti che servirono al monaco, che mai ebbe fede ma scelse di indossare l’abito degli agostiniani dopo essere uscito indenne da un fulmine che lo aveva colpito, per mettere in pratica una lettura arbitraria delle sacre scritture, interpretandole a proprio uso e consumo, per demolire le tradizioni della Chiesa e i sacramenti, dalla confessione al sacrificio eucaristico ridotto a riproposizione simbolica dell’ultima cena, e per liberare monaci e suore da ogni obbligo legato alla vita claustrale, al celibato ecc. Quello che pretenderebbero di fare oggi i vescovi tedeschi che ormai non fanno più mistero di ispirarsi proprio al grande imbroglione protestante, che svuotò i monasteri e sfogò i piaceri della carne con ex monache senza vocazione, una delle quali finì a condividere con lui la gioia del talamo nuziale.

Un uomo spregiudicato che prima difese i diritti dei contadini contro l’oppressione dei nobili tedeschi vedendo in loro dei potenziali alleati, poi ne approvò il massacro in chiave religiosa per avere l’appoggio e la protezione della nobiltà alla sua riforma.

Va detto che questa opera di riabilitazione non è iniziata con Bergoglio ma già all’indomani del Concilio Vaticano II, secondo i desiderata di chi come Karl Rahner, Hans Kung  e i sostenitori dell’ermeneutica della discontinuità vedevano nel protestantesimo il modello per una nuova Chiesa cattolica completamente slegata dalla tradizione e soprattutto dal culto mariano che già Lutero considerava, al pari di quello dei santi, pura idolatria. E anche chi come Benedetto XVI interpretava il Concilio in una visione di continuità, non ha mancato di incoraggiare il dialogo con il mondo protestante esibendo attestati di stima e pubblici riconoscimenti verso Lutero. Ma con Francesco si è certamente assistito ad un’accelerazione sconcertante.

L’ultimo caso in ordine di tempo si è avuto in questi giorni con il pellegrinaggio ecumenico dalla Germania a Roma, in programma dal 23 al 30 ottobre che ha come motto “Meglio tutti insieme” (“Besser zusammen”). L’evento segue un progetto analogo svoltosi nel 2016 ed intitolato sempre “Con Lutero al Papa”, realizzato in preparazione al 500.mo anniversario della Riforma di Lutero (1517-2017) caratterizzato da riconoscimenti ufficiali sull’operato dell’impostore da parte dei vertici della Chiesa e da un francobollo commemorativo stampato dal Vaticano.

Ma l’aspetto più preoccupante è contenuto nel saluto che Bergoglio ha rivolto ai partecipanti al pellegrinaggio ecumenico: “All’inizio mi avete salutato con un canto comunitario. Cantare unisce. Nel coro, nessuno sta da solo: è importante ascoltare gli altri. Auspico questa disponibilità all’ascolto per la Chiesa. La stiamo imparando di nuovo nel processo sinodale”.

Ecco qua, il riferimento al Sinodo ci sta tutto. Non è dato sapere se casuale o involontario, ma è evidente come il percorso sinodale intrapreso dalla Chiesa abbia tanto il sapore di un preludio di “luteranizzazione” del cattolicesimo. Proprio come da anni chiedono i vescovi tedeschi, in testa a tutti il teologo di fiducia del papa e principale sponsor della sua elezione, Walter Kasper, che sognano una Chiesa non più centralizzata ma “federalista”, con le conferenze locali libere di decidere in campo dottrinale e con il papa non più guida suprema, ma ridotto alla stregua di federatore di chiese nazionali, o di un qualsiasi capo di governo tenuto ad obbedire alle maggioranze parlamentari, o sinodali che siano. Con Lutero che oggi sembra diventato il miglior interprete del nuovo corso della Chiesa. Del resto non fu monsignor Nunzio Galantino a dire che la riforma protestante era stata un dono dello Spirito Santo? :diablo:
« Ultima modifica: Ottobre 31, 2021, 09:59:21 am da Vicus »
Noi ci ritroveremo a difendere, non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto.

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Re:San Luigi Orione sul pericolo femminista. Era il 1919
« Risposta #3 il: Ottobre 31, 2021, 12:47:57 pm »
Non mi hai risposto però all'ultima domanda che ti ho fatto: perchè ad una "teologa", mi pare si chiami Zanardi è stato ed è permesso  discrivere in merito ad argomenti teologi su Famiglia Cristiana? Non vi ricordate il passo biblico. "Mulier taceat in ecclesiam" e poi il dispositivo "Non permetto alla donna di insegnare all'uomo ma stia in silenzio"?

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Re:San Luigi Orione sul pericolo femminista. Era il 1919
« Risposta #4 il: Ottobre 31, 2021, 13:11:14 pm »
Lo ricordo eccome... è una violazione degli insegnamenti di S. Paolo e quindi della Chiesa.
Bisognerà attendere qualche generazione, finché i novatori siano naturalmente estinti e non rimpiazzati per la loro nota mancanza di vocazioni.
Noi ci ritroveremo a difendere, non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto.

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Re:San Luigi Orione sul pericolo femminista. Era il 1919
« Risposta #5 il: Ottobre 31, 2021, 13:23:49 pm »
Lo ricordo eccome... è una violazione degli insegnamenti di S. Paolo e quindi della Chiesa.
Bisognerà attendere qualche generazione, finché i novatori siano naturalmente estinti e non rimpiazzati per la loro nota mancanza di vocazioni.

Già. E mentre la Zanardi ponitificava sulle pagine di "Famiglia Cristiana" i vescovi e le alte gerarchie della Chiesa che facevano?

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Re:San Luigi Orione sul pericolo femminista. Era il 1919
« Risposta #6 il: Ottobre 31, 2021, 16:15:54 pm »
A questo punto conta più cosa facevano i fedeli. In senso stretto, laquasi totalità dei cattolici non è femminista, anche se nei rapporti di coppia certi insegnamenti (indissolubilità, capofamiglia) non vengono praticamente più messi in pratica
Noi ci ritroveremo a difendere, non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto.

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Re:San Luigi Orione sul pericolo femminista. Era il 1919
« Risposta #7 il: Ottobre 31, 2021, 17:58:59 pm »
A questo punto conta più cosa facevano i fedeli. In senso stretto, laquasi totalità dei cattolici non è femminista, anche se nei rapporti di coppia certi insegnamenti (indissolubilità, capofamiglia) non vengono praticamente più messi in pratica

Appunto: segno che l'ideologia femminista è penetrata - eccome - nel mondo e nel popolo cattolico!