Autore Topic: Santiago è contro la paternità e la civiltà?  (Letto 13582 volte)

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Re:Santiago è contro la paternità e la civiltà?
« Risposta #90 il: Giugno 03, 2020, 12:26:49 pm »
Sei anche tu a dover provare che la paternità non è connaturata al'uomo.

Paternità. Facile. “Ci sono molte isolate società pretecnologiche in cui la paternità non è chiara” (Kristen Hawkes, antropologa Università dello Utah). Como puoi capire logicamente basta un semplice esempio di società esistita in questa maniera per smontare l'universalità del concetto di paternità innata nella natura maschile. Eccone uno: tra i Bari della Colombia e del Venezuela la “paternità divisibile”, l'idea che un bambino possa avere vari padri (cioè paternità di gruppo), è opinione comune: si ritiene che il 24% dei bambini Bari e il 63% dei bambini Aché (Paraguay) abbiano padri multipli.

Comunque la stessa narrazione femminista, che presuppone la nascita della schiavitù delle donne nel matrimonio al momento della scoperta della paternità da parte dell'uomo, motivo per cui l'avrebbe “schiavizzata”, per garantirsi una paternità certa (al contrario di quello che succedeva prima nel favoloso Matriarcato, figli che crescevano senza padri), sta di fatto negando la paternità innata nella natura maschile (è stato un sentimento successivo, nato da una scoperta).

A proposito di questo, approfitto per farti notare che in qualche post precedente hai criticato il fatto che io parli di discorsi teorici ed epoche perse nel tempo senza importanza, di “ipotesi scientifiche discutibili” invece di concentrarmi sulle problematiche attuali. Il motivo è semplice. La mia opera è un lavoro di smentita di testi e teorie di storiche femministe. Dunque, anche su questi argomenti. Sono le femministe per prime che creano le loro narrazioni maschio-colpevolizzanti che parlano della creazione della civiltà, della paternità possessiva (Engels, Bachofen, Kate Millet, Steinem, Phyllis Chesler, J. Mitchell...), sono le femministe che parlano di “cultura dello stupro” (quando è vero proprio il contrario) e della costruzione  culturale dello “stupratore” tra gli esseri umani che non esistono nelle altre specie di animali (Brownmiller, cosa che è assolutamente falso). Io mi limito a ribattere, là dove penso che non hanno ragione. Se oggi siamo qui e perché le femministe hanno creato una “narrazione storica del mondo”.

Offline Vicus

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Re:Santiago è contro la paternità e la civiltà?
« Risposta #91 il: Giugno 03, 2020, 16:01:06 pm »
Citazione da: Santiago
Dunque l'obiettivo che fissi per l'attivismo maschile, il ristabilimento della civiltà (quale civiltà?) è legittimo, però mi sembra del tutto personale, una discussione che cade più nell'ambito della filosofia che delle questioni maschili.
E' eloquente il fatto che consideri la civiltà addirittura un fatto personale, irrilevante nell'attivismo maschile.
Per civiltà non intendo Platone, o Mozart, di cui il genere umano pur regredendo potrebbe fare a meno.
Mi riferisco a istituzioni civili e valori etici senza le quali la società non può sussistere e infatti si sta disintegrando rapidamente: tra pochi decenni la popolazione occidentale probabilmente sparirà.
Ora dire che queste leggi civili e valori morali sono state inventate dalle femmine (facendo dell'uomo una bestia, e infatti continui a far risalire la "storia dell'umanità" a esseri scimmieschi), che non sono di alcun vantaggio all'uomo, significa non solo far torto all'uomo e al suo genio ma, come ho già detto, suggerisce che di queste leggi e valori inutili, creati dalle femmine a loro vantaggio, il maschio può e verosimilmente deve disfarsi. Non ripeto le inequivocabili citazioni riportate all'inizio.
Ciò è pienamente confermato dalla tua visione del matrimonio, considerato superfluo e ridotto ad affare privato, a convinzione personale non indispensabile alla sussistenza della società, come la "preghiera":
Citazione da: Santiago
Nessuno ha parlato di “demolire” il matrimonio. Ho detto che lo Stato non si deve immischiare, né legiferare il modo in cui le persone decidono di vivere in coppia, in gruppo o come piace a loro, secondo le loro convinzioni morali o religiose.
Lo Stato non legifera la preghiera. E non mi pare che la preghiera non esista in questo mondo. Ognuno prega secondo le proprie convinzioni. Non è un compito dello Stato occuparsi della preghiera, è un compito delle religioni e delle convinzioni personali.
Come ho già detto molte volte, un matrimonio non riconosciuto legalmente è inesistente: per esempio un musulmano può prendere la moglie ad un sikh perché il matrimonio sikh non è valido per i musulmani…
Poi non si tratta solo di donne ma di vero e proprio ordine pubblico: opponibilità ai terzi del matrimonio (che siano musulmani, cattolici, atei o indù), paternità (quella che secondo te "non esiste in natura") educazione dei figli ecc.
Da notare che in quanto dici riaffiora nuovamente l'idea di socializzazione del sesso e della genitorialità ("decidono di vivere in gruppo") già della femminista-comunista Kollontaj e del socialista Huxley. Da quel che scrivi consideri questa, come minimo, un'opzione possibile.
Citazione da: Santiago
"facendo addirittura del mai dimostrato coito coercitivo il perno di tutta la civiltà.” Semmai io affermo esattamente il contrario. E come affermare che Levi-Strauss “ha fatto dell'incesto il perno di tutta la civiltà”. No! È il contrario semmai, “ha fatto del DIVIETO di incesto il perno di tutta la civiltà” e io “avrei fatto del DIVIETO di coito coercitivo il perno di tutta la civiltà”.
Dizionario:
Perno: centro di riferimento di capitale importanza.
E' evidente che parli del divieto di coito coercitivo non solo in senso cronologico, ma come di elemento chiave della civiltà, sicuramente il più importante altrimenti avresti detto: la civiltà comincia con le pitture rupestri, i riti sacri, i manufatti.
Del resto fai del sesso il perno della civiltà quando dici che le donne hanno inventato matrimonio, leggi civili, valori morali e religiosi (praticamente c'è tutto quanto costituisce la civiltà!) per sfruttare la sessualità dell'uomo per vantaggio personale.
Citazione da: Santiago
Nei milioni di anni dell'evoluzione umana, il primato del sesso come preoccupazione del singolo è una proiezione che facciamo gli esseri umani oggi (e che fai anche tu), ma che a mio avviso non si corrisponde con la realtà d'allora. Come succede per altri specie,  l'homo maschio che prendeva una femmina lo faceva come prendeva una mela dall'albero, o beveva acqua da un ruscello, e la femmina di solito si lasciava prendere senza conseguenze né fisiche (escluse gravidanze) né, ancor meno, psichiche.
Siamo noi, con la nostra moralizzazione introiettata attuale, che giudichiamo e riteniamo intollerabili certi comportamenti.
Per l'ennesima volta, sto parlando della specie umana sapiens, non di esseri scimmieschi col 65% di cervello in meno (sempre posto che l'australopiteco praticasse il famigerato coito coercitivo).
Ora la femmina umana non è in grado di provvedere a sé con dieci figli al seguito avuti da padri ignoti. Succede solo con i sussidi della società barbarica a femminista di oggi.
Citazione da: Santiago
Tu hai scritto: “L’uomo non è mai stato “selvaggio”: sappiamo che dalla notte dei tempi ha vissuto nella cultura, non nello “stato di natura”. Fin da principio, l’ha ossessionato non la fame, la sopravvivenza o la volontà di potenza, ma la ricerca di significato, il sacro, il metafisico. La stilizzazione arcaica non fu mai rozzezza infantile, ma intenzione metafisica: la captazione di una essentia; i “primitivi” sapevano pure, a Lascaux, dipingere vivissime scene naturalistiche, quando volevano suscitare la simpatia magica.”  Sono in disaccordo. […] Nelle pitture parietali che nomini, ovunque, c'è ricorrente un tema e solo un tema: la caccia, cioè il cibo, cioè la fame
E' un po' come paragonare l'arte preistorica al noto cartoon in cui un uomo con un piatto vuoto, cerca di ingannare la fame mettendo a tavola un'immagine come questa:


Tra le pitture rupestri troviamo anche animali, che non erano bistecche ma avevano valore sacro, e persino impronte umane, che avevano altrettanto valore sacro e iniziatico:


Come spieghi questa pittura, col fatto che erano cannibali?
Citazione da: Santiago
Paternità. Facile. […] Tra i Bari della Colombia e del Venezuela la “paternità divisibile”, l'idea che un bambino possa avere vari padri (cioè paternità di gruppo), è opinione comune: si ritiene che il 24% dei bambini Bari e il 63% dei bambini Aché (Paraguay) abbiano padri multipli.
Sono esempi, oltre che non pertinenti (una qualche paternità c'è), di gran lunga minoritari ed estremi, di cui ometti di dire che secondo alcuni studiosi, emergerebbero problemi di gelosia (per la paternità incerta) come nel resto del pianeta. Allora si potrebbe anche dire:
"Maternità. Facile. Basta un solo esempio per dire che la maternità non è innata. Nelle primitive culture balcaniche insediate nella penisola italica, le donne lasciano spesso i figli appena partoriti in appositi contenitori, detti cassonetti. Ciò prova scientificamente l'esistenza della "maternità coercitiva", inventata dagli uomini per garantirsi con sovrastrutture morali e religiose (come diceva Marx) lavoratori nei campi, cacciatori e soldati a spese delle femmine."
Non mancano altri esempi nelle società anche recenti, che hanno cercato di attenuare se non eliminare (anche) la maternità allevando i figli in falansteri: dall'idea esplicita di "maternità sociale" della stessa Kollontaj (quindi voluta proprio da una donna), a varie comuni per esempio in America Latina (Colonia Dignidad), ai kibbutz oggi quasi scomparsi o riformati, senza contare i molti esempi succedutisi nei secoli, mai realizzati o abbandonati.
Poiché dici che le parole hanno importanza, io ho detto che la paternità è "connaturata alla specie umana" (dizionario: profondamente radicato), per cui non esiste società umana, neppure quelle che citi, in cui gli uomini hanno rapporti sessuali casuali del tutto slegati dalle conseguenze, e lasciano alle femmine la prole rinunciando alla paternità. Ci sono singoli uomini che lo fanno (le donne abortiscono o buttano nella spazzatura) ma questi "singoli esempi" non valgono a dimostrare il tutto.
C'è una ragione per cui la poliandria (in cui la paternità comunque sussiste) che descrivi è rarissima, probabilmente perché non è possibile risalire con certezza al padre, il che la rende un'usanza contro natura.
Citazione da: Santiago
Comunque la stessa narrazione femminista, che presuppone la nascita della schiavitù delle donne nel matrimonio al momento della scoperta della paternità da parte dell'uomo, motivo per cui l'avrebbe “schiavizzata”, per garantirsi una paternità certa (al contrario di quello che succedeva prima nel favoloso Matriarcato, figli che crescevano senza padri), sta di fatto negando la paternità innata nella natura maschile (è stato un sentimento successivo, nato da una scoperta).
Non ti sei accorto che nelle tue ipotesi avalli proprio il "favoloso matriarcato" senza padri delle femministe. Ma noi dovremmo fare di meglio che seguire le loro favole.
Citazione da: Santiago
A proposito di questo, approfitto per farti notare che in qualche post precedente hai criticato il fatto che io parli di discorsi teorici ed epoche perse nel tempo senza importanza, di “ipotesi scientifiche discutibili” invece di concentrarmi sulle problematiche attuali. Il motivo è semplice. La mia opera è un lavoro di smentita di testi e teorie di storiche femministe.
Ma non parli solo di fatti passati, bensì di ipotesi che consideri scientifiche e insite nella natura umana quindi valide per ogni epoca!
La confutazione di una tesi non consiste necessariamente nel suo contrario: se le femministe dicono che il matrimonio è un'imposizione della paternità, non è necessario dimostrare che la paternità l'hanno inventata le femmine!
Comunque da quello che scrivi (o non scrivi: anche le omissioni contano) emerge un indubbio sfavore verso le leggi civili, i valori morali e spirituali, l'istituzione del matrimonio ("che vantaggio ha un uomo a sposarsi", lo Stato non dovrebbe riconoscerlo ecc.) e la stessa paternità (evidente apertura alla paternità di gruppo, idea che ripugna al 99% degli uomini del pianeta, sicuramente perché condizionati dalle femmine).
Noi ci ritroveremo a difendere, non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto.

Offline Vicus

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Re:Santiago è contro la paternità e la civiltà?
« Risposta #92 il: Giugno 03, 2020, 18:26:01 pm »
E ora veniamo a esaminare che tipo di soggetti si interessano attivamente alla paternità di gruppo: naturalmente gli omosessuali, perché l'idea di paternità condivisa va in direzione della gestazione "affittata" o artificiale che sia, ma anche le donne che così possono divertirsi a loro libito con gli alfa e scaricare il mantenimento su più uomini. Ecco le prove:

La prima è un libro di grande successo, letto molto in ambito omosessuale (l'ho visto la prima volta sul banco di lavoro di un sarto appunto :censored: ops! neanche qui si può più dire): Quattro uomini, quattro papà... perché no? scritto da una donna, Sylvie Benoit.


Ed ecco come questa femminista esalta la convenienza per le femmine della paternità di gruppo svalutando monogamia e matrimonio come Santiago:

"Ci sono due modi per avere molti figli: o da un solo padre - e quindi dobbiamo sperare che "assicurerà" - o da diversi, e in questo caso gli obblighi saranno divisi. Semplice, dici. E un po 'inverosimile? In ogni caso, lontano dallo schema tradizionale! Senza voler passare per un pioniere, ho l'impressione di essere in anticipo sui tempi. Molte persone intorno a me, ferventi monogame, non condividono il mio modo di vivere o il mio modo di comprendere le situazioni, e allo stesso tempo mi ammirano e mi trovano coraggiosa. Per altri, sembro un alieno! "Con la sua educazione piuttosto convenzionale, Sylvie Benoit avrebbe potuto accettare i codici di una società ancora dominata da valori fallocratici senza battere ciglio troppo. Ma, troppo libera, la giovane donna ha scelto di dare un calcio vigoroso al formicaio patriarcale, adottando uno stile di vita atipico. Ardente testimonianza delle gioie e dei dolori della riorganizzazione familiare e dell'inno alla femminilità e all'amore, in particolare a quello che porta ai suoi quattro figli concepiti con quattro uomini diversi: il lavoro di Sylvie Benoit è anche un manifesto per la maternità liberata."

https://www.amazon.it/Quatre-enfants-quatre-p%C3%A8res-pourquoi/dp/2841863093

Per quanto mi sforzi non vedo in che modo Santiago, con la teoria della paternità come "sovrastruttura" culturale e di gruppo si discosti da questo modello e alla fine della paternità (già in macerie con gli affidi di fatto ad altri uomini, i nuovi compagni che si stabiliscono in casa dell'ex) e all'agenda LGBT che il suddetto modello sdogana.

Il secondo libro, In principio era il sesso scritto anche questo da una donna, Cacilda Jethá, si propone anch'esso di smontare il matrimonio e la monogamia. E' recensito con entusiasmo, manco a dirlo, su un sito LGBT che dice:

"Bestseller del New York Times e già tradotto in 15 lingue, In principio era il Sesso (Sex at Dawn) è il più potente attacco al concetto di matrimonio vibrato tramite un volume. Per quanto le spiegazioni di antropologi e filosofi si siano affannate a ricondurre il matrimonio alle prime forme sociali e addirittura alle relazioni nei gruppi di scimmie antropomorfe, le loro conclusioni restano basate su fraintendimenti di fondo piuttosto grossolani. Ryan e Jethà decostruiscono le teorie di Darwin, Hobbes, Malthus, Hrdy, S. Goldberg, Morgan, Pinker, Chagnon e altri con l’arma dell’ironia e con argomentazioni ineccepibili.
Non contenti della “narrazione standard” (di Sarah Blaffer Hrdy) che prevede la coppia esclusiva basata sullo scambio: la donna in cambio di carne (cibo) e di protezione per i figli dà all’uomo la certezza (con la fedeltà) che i figli siano suoi, [come Santiago] i due autori mettono in campo un vero e proprio armamentario di dati su tribù del presente e del passato la cui sessualità non ripercorre lo schema predetto.
L’unico difetto [suggerisce il nostro LGBT] del libro a mio avviso è l’eccessivo focus sull’eterosessualità, soprattutto una volta stabilito che il sesso non ha la riproduzione come scopo principale [nooo, la natura l'ha inventato per i queer] (ta-dah!): magari mi cercherò un libro più queer sull’argomento (se esiste). Sentitevi liberə di offrire suggerimenti!"

Link: https://lasiepedimore.com/2019/08/19/in-principio-era-il-sesso-di-christopher-ryan-e-cacilda-jetha/

Ecco dimostrato chi favorisce realmente la paternità di gruppo: donne (più mantenitori, nessun padre a interferire con l'educazione materna del figlio) e LGBT (figli adottati o "fabbricati" per coppie lesbiche e "famiglie" di soli uomini, eventualmente più di due).
Non posso non notare che in base alle suddette prove, le teorie di Santiago, che si presume dovrebbero smontare tesi femministe, in realtà coincidono e/o aprono la porta nell'opinione pubblica a istanze portate avanti da femministe e LGBT.
Sarà involontario, per carità. Ma se posso darti un consiglio, leggiti questi libri prima di scriverne un altro. :P
« Ultima modifica: Luglio 18, 2020, 10:50:20 am da Vicus »
Noi ci ritroveremo a difendere, non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto.

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Re:Santiago è contro la paternità e la civiltà?
« Risposta #93 il: Giugno 03, 2020, 23:10:49 pm »
Sul sito DONNA.fanpage.it pare di leggere Santiago:

"Sesso libero e selvaggio: ecco perché la monogamia è contro natura
Trovate che il sesso libero e selvaggio sia più soddisfacente? E’ perché la monogamia è contro natura, tanto che i nostri antenati preistorici non l’hanno mai considerata una fonte di gioia e piacere.

Il sesso è uno dei piaceri della vita ed è risaputo che, quando diventa così passionale da essere selvaggio, è anche più coinvolgente rispetto al solito. A differenza di quanto abbiamo sempre pensato, l'idea che il rapporto sessuale ai limiti dell’aggressività risvegli il proprio desiderio primitivo è assolutamente sbagliata. Christopher Ryan e Cacilda Jethà, nel saggio “In principio era il sesso. Come ci accoppiamo, ci lasciamo e viviamo l’amore oggi”, hanno spiegato in che modo i nostri antenati cacciatori vivevano realmente la loro vita sessuale.

Innanzitutto, all’epoca i due sessi convivevano in totale armonia, senza gelosie, ossessioni ed imposizioni [come no. Il mito del Buon Selvaggio corrotto dalla civiltà, creata dalle femmine], tanto che il matrimonio monogamico non era considerato come una fonte di gioia e piacere. Addirittura, la cura dei bambini era responsabilità di intere tribù, senza che nessuno si preoccupasse della loro possibile paternità. Questa dura realtà spiegherebbe per quale motivo sono moltissimi i rapporti che oggi finiscono per collassare dopo pochi anni. L’essere umano in una relazione monogama vive naturalmente un inarrestabile flusso di vorticosa frustrazione sessuale che uccide la libido e che porta a dei tradimenti impulsivi.

Coloro che resistono si limitano semplicemente a sacrificare l’erotismo e la passione in nome della stabilità familiare. Insomma, sembra proprio che gli uomini primitivi riuscissero a vivere la loro vita sessuale con più libertà e meno pudicizia rispetto ai giorni nostri, dove invece nelle relazioni regnano la repressione e il voyerismo. L’unico modo per essere sereni in una coppia è dunque accettare adulterio e libertà sessuale con serenità, lasciandosi andare ai rapporti liberi, frequenti e selvaggi."

Non sei d'accordo Santiago? :D


fonte: https://donna.fanpage.it/sesso-libero-e-selvaggio-ecco-perche-la-monogamia-e-contro-natura/
https://donna.fanpage.it/

Dal giornale l'Espresso, espressione della sinistra femminista

Sesso libero, gioioso e adultero. Per essere felici fatelo come i primitivi

I nostri antenati avevano una sessualità libera e aperta, proprio come le scimmie da cui discendiamo. Un saggio sostiene che è a loro che dobbiamo guardare per andare oltre la nostra infelicità sessuale, senza divorzi, separazioni e gelosie omicide

di Elisabetta Ambrosi [altra donna che non vuole "moralizzare" il sesso: sei in buona compagnia :) ]

Con tutta probabilità i nostri antenati cacciatori, per intenderci gli ominidi precedenti alla rivoluzione agricola, vivevano in un mondo di collaborazione reciproca e armonia, dove le donne contavano come gli uomini e dove soprattutto la sessualità era libera e aperta, senza gelosia né alcuna ossessione verso l’accertamento della paternità dei nuovi arrivati, tanto che la cura dei bambini era responsabilità di tutti.

IL SESSO (CON TUTTI) HA FINI SOCIALI
[Ma guarda, proprio la socializzazione del sesso prevista da Huxley e dalla Kollontaj]

Oltre a quella che i due autori chiamano “flinstonizzazione” del mondo preistorico, l’altra immagine che il libro invita a rottamare è quella del matrimonio monogamico come fonte di gioia e pace. In questo caso basta guardare il presente: la metà dei matrimoni collassa sotto “un inarrestabile flusso di vorticosa frustrazione sessuale, di noia che uccide la libido, di tradimenti impulsivi, disfunzionalità, confusione e vergogna”.

Le coppie che resistono sacrificano l’erotismo in nome della stabilità familiare e dell’intimità emotiva. E non bastano “un po’ di candele qui e là, un po’ di lingerie sexy, una manciata di petali sparsi sul letto” a far tornare il desiderio, tanto è vero che l’adulterio esiste in tutti i paesi, compresi quelli che lo puniscono con la lapidazione.

Ma cosa fare contro questo scenario tragico? La soluzione passa per l’osservazione degli animali da cui discendiamo, le scimmie, in particolare scimpanzé e bonobo, a cui siamo geneticamente più vicini. Ebbene, in tutti i primati che vivono in gruppo la monogamia è sconosciuta e il sesso libero e frequente, in particolare per i bonobo, è usato per allentare la tensione, stimolare la condivisione durante i pasti, riaffermare l’amicizia.

Allo stesso modo vivevano il sesso i nostri progenitori preistorici, tra i quali la promiscuità sessuale – intesa etimologicamente come “miscela” e senza alcuno stigma morale negativo – era legata al bene comune e all’identità di gruppo. Tutto cambia, secondo i due studiosi, con l’avvento della rivoluzione agricola. Nelle popolazioni stanziali la femmina perde il suo ruolo e mano mano si afferma una sessualità “voyeristica, repressiva, omofobica e incentrata sulla riproduzione.

SCHIAVI DEI GENI, FRUSTRATI E BUGIARDI?

Questa visione della preistoria è molto diversa da ciò che le moderne teorie evoluzionistiche sostengono. E infatti buona parte del libro è finalizzata a confutare quella che i due autori chiamano “narrazione standard delle origini e dello sviluppo della sessualità umana”, vicina alla visione darwiniana della vita.

Oltre ad essere infelicemente deterministica questa teoria sostiene che le donne scambino i propri servizi sessuali con l’accesso a determinate risorse (“In estrema sintesi ciò significa che vostra madre è una prostituta”), e il sesso si faccia solo in vista della riproduzione (questo sì, dunque, scrivono i due, è un sesso animalesco).

Si tratta di una teoria che, inoltre, fornisce un’immagine femminile non realistica: vista la quantità di modi in cui gli uomini hanno tentato nei secoli di reprimere la sessualità femminile – dalle cinture di castità ai roghi fino alle diagnosi di ninfomania o isteria all’insegna del paternalismo - forse la sessualità femminile non è come quella descritta dalla vittoriana e pudica visione di Darwin.

VIA LA MONOGAMIA, VIA LA PAURA E LA GELOSIA

Ma come mettere in pratica il cambiamento? A ogni coppia spetta scoprire come, secondo le proprie inclinazioni. Un aiuto può venire dal guardare quelle piccole e rare comunità che ancora oggi vivono i rapporti di forza tra generi e l’approccio alla sessualità in maniera diversa.

Come quei Mosuo della Cina, una delle ultime comunità matriarcali rimaste, dove le ragazze e le donne hanno relazioni libere (e il potere economico) e quando nasce un bambino a nessuno interessa sapere di chi è figlio perché la cura è affidata alla famiglia di lei (tanto che la parola “wu” traduce sia zio che padre).

Fonte: https://espresso.repubblica.it/attualita/2015/12/21/news/la-monogamia-e-contro-natura-1.244262

E ora veniamo alle teorie opposte e di gran lunga maggioritarie:

La monogamia viene dalla preistoria: scelta dall'uomo per prevenire le infezioni sessuali
https://www.leggo.it/societa/scienze/monogamia_preistoria_uomo_infezioni_sessuali-1665469.html

Monogamia nata nella preistoria per preservare la fertilità
https://www.ok-salute.it/notizie/monogamia-nata-nella-preistoria-per-preservare-la-fertilita/

Questo articolo parte dal mondo animale, argomento che mi sembra apprezzato: :lol:

La formula genetica della monogamia: così siamo diventati fedeli
http://www.healthdesk.it/ricerca/formula-genetica-monogamia-cos-siamo-diventati-fedeli

Scelgono un partner e vi restano legati a lungo. Lo fanno i criceti, alcune specie di uccelli canori, di rane e di pesci. Lo fanno, per lo più, gli esseri umani. Perché alcuni animali scelgono rapporti di coppia stabili e altri no?

Se lo sono chiesto i ricercatori dell’Università del Texas ad Austin che hanno ricostruito le origini evolutive della monogamia studiando 10 specie di vertebrati con abitudini coniugali differenti.  L’indagine descritta su Pnas, che ha coperto 450 milioni di storia evolutiva risalendo all’antenato comune delle 10 specie osservate,  si è conclusa con un risultato inaspettato: esiste una formula universale che ha determinato, nel corso dell’evoluzione, la trasformazione di specie non monogame in monogame. La fedeltà al partner scatta quando nel cervello degli animali vengono attivati alcuni geni e ne vengono disattivati altri. La monogamia di cui parlano gli scienziati è la cosiddetta “monogamia sociale”: i membri della coppia scelgono di restare uniti per svolgere le funzioni genitoriali e proteggere la prole dagli assalti dei predatori.

I ricercatori hanno selezionato cinque coppie di alcune specie strettamente imparentate, alcune delle quali monogame altre non monogame. Per la precisione: due specie di roditori (Peromyscus e Microtus), due di uccelli, due specie di rane e due specie di pesci.

Le cinque coppie sono rappresentative di cinque momenti evolutivi precisi durante i quali la monogamia è apparsa indipendentemente introducendo differenze sostanziali tra le specie.  In una di queste tappe dell’evoluzione, per esempio, i roditori delle praterie non monogami e quelli monogami sono finiti per diventare due specie separate.

I ricercatori, avvalendosi di supercomputer per il sequenziamento del genoma,  hanno messo a confronto l’espressione dei geni nel cervello degli individui maschili di tutte le 10 specie per individuare i cambiamenti avvenuti nei periodi di transizione evolutiva alla monogamia. Scoprendo che ogni volta che animali strettamente imparentati abbandonavano la “poligamia”, nel cervello dei maschi avvenivano gli stessi cambiamenti a livello di espressione genica.  Le abitudini sociali delle coppie deriverebbero quindi dal modo in cui i geni sono espressi nel cervello.

Sorprendentemente la formula evolutiva della monogamia è rimasta intatta per un lunghissimo periodo di tempo.

«La maggior parte delle persone non si aspetta che in 450 milioni di anni, il passaggio a comportamenti così complessi accade ogni volta allo stesso modo», commentano i ricercatori.

Gli evoluzionisti si interrogano da tempo sul significato e sull’origine della monogamia. Il vantaggio evolutivo di una coppia stabile non è difficile da comprendere: il compito di proteggere la prole viene diviso tra maschi e femmine diventando così più efficace. Se ci si dedica in due, invece che da soli, ad allevare i figli le probabilità che questi ultimi sopravvivano e crescano sani per poi potersi riprodurre a lora volta aumentano.

La maggior parte degli studi sulle origini evolutive della monogamia si sono però fermati a un passato molto più recente, arrivando al massimo a una decina di milioni di anni fa. Questo studio invece copre un arco di tempo evolutivo che non ha precedenti.

E infine:
https://www.secoloditalia.it/2016/04/studio-rivela-tribu-preistoriche-imponevano-monogamia/
Uno studio rivela: anche le tribù preistoriche imponevano la monogamia

Nessun grande amore appassionato o un intimo convincimento religioso: a spingere l’uomo a scegliere la monogamia al posto della più godereccia poligamia sarebbe stata la paura di ammalarsi di sifilide e altre malattie a trasmissione sessuale. Una transizione avvenuta nella preistoria, ai tempi delle tribù di cacciatori-raccoglitori, come hanno dimostrato i ricercatori guidati da Chris Bauch, dell’università canadese di Waterloo, riproducendo al computer i modelli di comportamento di queste popolazioni.

Da notare che questi studi parlano al massimo di poligamia, non di "paternità di gruppo".
« Ultima modifica: Giugno 04, 2020, 18:33:10 pm da Vicus »
Noi ci ritroveremo a difendere, non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto.

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Re:Santiago è contro la paternità e la civiltà?
« Risposta #94 il: Giugno 04, 2020, 18:18:06 pm »
Inoltro un interessante commento sull'approccio metodologico di Santiago:

Giudicare l'homo sapiens sapiens limitando l'analisi alla algida freddezza di un “foglio di calcolo”, con il sunto di benefici e svantaggi della sua sola sfera “animale” è fargli un torto: si merita un ben altro metro di giudizio, quello culturale che non ha una sua “unità di misura” che non si interpreta per distaccate e fredde formule o equazioni ma con un immersivo studio della natura della condizione umana.
In altre parole non si tratta questa materia pretendendo di rimanere intellettualmente in disparte o al di sopra di ciò che si argomenta. A un certo punto bisogna pur prendere le parti di ciò che si fa supporre e dedurre dalle proprie stesse opinioni: forse se i maschi oggi sono inguaiati come sono è anche per il fatto che di loro si discetta un po' troppo per “sfoggio” intellettual-letterario senza mai “scendere in campo” e prenderne le parti in modo chiaro.
E adesso chiarito il VERO contesto in cui “evolve” l'essere umano chiediamoci se in questa prospettiva sia più conveniente per l'uomo che una certa cosa come la famiglia lo ripaghi per l'insieme di tutta la sua persona (corpo intelletto anima ) o semplicemente limitarsi al bilancio entrate e uscite dei propri istinti e delle proprie pulsioni in special modo sessuali?
Noi ci ritroveremo a difendere, non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto.

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Re:Santiago è contro la paternità e la civiltà?
« Risposta #95 il: Giugno 08, 2020, 12:33:21 pm »
Sono esempi, oltre che non pertinenti (una qualche paternità c'è), di gran lunga minoritari ed estremi, di cui ometti di dire che secondo alcuni studiosi, emergerebbero problemi di gelosia (per la paternità incerta) come nel resto del pianeta. Allora si potrebbe anche dire:
"Maternità. Facile. Basta un solo esempio per dire che la maternità non è innata. Nelle primitive culture balcaniche insediate nella penisola italica, le donne lasciano spesso i figli appena partoriti in appositi contenitori, detti cassonetti. Ciò prova scientificamente l'esistenza della "maternità coercitiva", inventata dagli uomini per garantirsi con sovrastrutture morali e religiose (come diceva Marx) lavoratori nei campi, cacciatori e soldati a spese delle femmine."

Grazie per la tua estesa risposta. Sono contento che ti sei accorto che nel mondo accademico c'è un ampio dibattito a proposito della nascita della moralizzazione della sessualità e della presunta natura monogamica degli esseri umani, che risalgano agli inizi dei tempi che tu ironicamente continui a definire “delle scimmie”. Come tu stesso hai rilevato, la questione è ampiamente dibattuta, e malgrado alcune posizioni, come quelle che segnali tu, la posizione predominante nel mondo accademico e filosofico è quella di concepire la “moralizzazione storica del sesso” come una “repressione”, dunque innaturale, dunque prodotta dalla civiltà, e la difesa della natura monogamica dell'essere umana è una posizione accademica in netta minoranza, essendo così evidente, dalla quantità di esempi storici del comportamento umano (e anche a livello collettivo di molte civiltà) che la decisione di mantenere un rapporto monogamico è una decisione che nulla c'entra con la natura. Per quanto riguarda l'interesse di questo forum (il femminismo e la questione maschile) le femministe hanno sostenuto che la moralizzazione del sesso è stata “creata” a danno delle donne. Nei miei ragionamenti e nel mio libro ho cercato di provare, mediante numerosi esempi fattuali e logici, che è vero proprio il contrario. Tutto qui.

Comunque l'argomento doveva essere la paternità, cerco di ricondurlo a questo punto.
La questione contestata è la mia affermazione che la paternità non sia innata nella natura dell'uomo, sia una creazione sociale, nata con la civiltà, che implica la creazione di una consapevolezza e un legame affettivo, che in natura senza la coltivazione di questa consapevolezza e di questo legame affettivo, non esiste. Tu hai contestato questa tesi, indignato hai denunciato che se la paternità non è “naturale” allora le femministe.... Hai chiesto quando mai, chiesto gli esempi. Ho nominato un esempio dell'esistenza di una cultura (anzi erano due) che si trasmette da generazione senza la figura paterna (biologica e non biologica). Per assurdo, anche tu nei tuoi scritti hai citato un altro esempio (mosuo della Cina) che conferma quanto dico. Molti altri esempi, di civiltà pretecnologiche, possono essere citati. Ma non è importante il numero, perché basta una cultura trasmessa per generazioni a dimostrare che ciò è possibile, e nulla c'entra dunque la natura.

Ti faccio notare che la questione a dibattito non c'entrava né con la diffusione né con la funzionalità, riguardava il carattere naturale o sociale della paternità. Non ho mai parlato della diffusione di questa o quella cultura né se sia così più o meno funzionale, argomenti che tu ora adoperi per screditare gli esempi.
É come sostenere che una lingua, ad esempio l'inglese, sia la lingua “naturale” senza la quale “naturalmente” l'umanità non riesce a progredire, e io ti nomino un esempio che prova la falsità della tua tesi, la lingua ainu, che la parlano quattro gatti, ma che si trasmette con successo da generazioni senza aver mai avuto necessità dell'inglese. E tu mi contesti che è poco diffusa, al contrario dell'inglese che è universale, e che in più sarebbe meno funzionale. Può anche essere, ma questo è un altro argomento, il mio esempio smentisce la tua tesi di condizione naturale dell'inglese, e dunque della paternità.

La domanda è: se tu sei d'accordo con quello che dico (hai fornito anche un esempio!!) perché lo contesti?
Mi rinfacci il fatto che i miei argomenti logici che contestano la paternità naturale potrebbero essere adoperati anche per la maternità. Infatti, l'avevo già scritto, c'è persino all'interno del femminismo un ampio dibattito su questo punto tra il femminismo egualitario e il femminismo della differenza, e nuovamente sei tu nei tuoi scritti a nominare degli esempi di questo dibattito sulla maternità. Dunque se siamo d'accordo che c'è un dibattito anche per la maternità (fornisce anche degli esempi!!) per quale motivo me lo rinfacci?

Visto che continui a nominare l'URSS associandolo alle mie idee, ti faccio notare che c'è una sostanziale differenza. L'URSS ha imposto un modello sessuale di convivenza per legge, con la forza della forza, e sinceramente, da quanto scrivi, sembra che anche tu voglia imporre il tuo modo di concepire la sessualità alla stessa maniera, per la forza della legge e sulla base di divieti (mi è sembrato di capire, forse sbaglio, matrimonio monogamici per legge, punizione dell'adulterio, divieto di rapporti omosessuali,...). La mia posizione l'ho già esplicitata, per quanto riguarda la sessualità, ognuno viva la propria vita (finché non danneggia qualcun altro), non è il compito dello Stato definire in che modo le persone decidono di vivere, convivere o vivere la propria sessualità. Ognuno si regoli secondo la propria fede e coscienza. Ciò non vuol dire che le persone non abbiamo preferenze morali né dobbiamo smetter di predicarle e di condividerle collettivamente, ma rientra nell'ambito spirituale e morale di ognuno.

Dalla sessualità tu fai sempre un salto concettuale alla crescita dei figli, salto che è ingiustificato. Mi sono già espresso sulla crescita dei figli, e l'idoneità di crescere con un padre e una madre riguarda il diritto del bambino, il suo benessere e arricchimento.
La libertà sessuale non è la logica conseguenza di una violazione di questo diritto del bambino, dov'è scritto? Le persone possono avere rapporti diversi lungo la loro vita riuscendo a far conservare un referente modello forte per entrambi i sessi (un padre e una madre) per i figli che hanno, invece tu subito ne deduci che la conseguenza ovvia è l'eliminazione dell'altro genitore (per esattezza, del padre). Questo può capitare, ma dov'è scritto che è sempre così, e ancora più importante, che deva per forza essere così?

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Re:Santiago è contro la paternità e la civiltà?
« Risposta #96 il: Giugno 08, 2020, 23:39:34 pm »
C'è una varietà di affermazioni false e tendenziose già dalle prime frasi, riguardo a quanto ho detto. Ma prima di parlarne vorrei tornare all'essenziale del topic: le idee di Santiago vanno contro la civiltà e/o le istituzioni civili?
Questo, che non sono il solo a dire, è bene scriverlo a caratteri cubitali:
Il sistema globalista e femminista non ha bisogno di maschi, né di cittadini ma di docili consumatori. Per questo ci vuole:
- Senza radici e senza identità culturale, civile e persino sessuale
- Isolati e senza legami familiari (matrimonio, paternità, maternità) e sociali
Questo progetto è oggettivamente dannoso per gli uomini, a prescindere da convinzioni "morali" o di qualsiasi altro tipo, per cui: chiunque per una malintesa neutralità non si schiera contro questa agenda politica, o addirittura la appoggia ne è complice (che lo voglia o no).
Il punto del topic è vedere in quale campo si situa il pensiero di Santiago.


1. Santiago non ha mai scritto una parola su questo disegno globale, né in difesa della civiltà, dell'identità culturale e sessuale. Per lui tutto si risolve in con la parità e i "diritti", per cui le donne possono entrare nell'esercito se superano gli standard maschili, la procreazione può essere artificiale perché non "discrimina" nessuno e il suo discorso sugli LGBT consiste sempre nel "tutelare" con più "diritti" una minoranza presunta discriminata.

2. In compenso Santiago, ammantandosi di neutralità "scientifica", pur non avendo mai dimostrato né pubblicato nulla, diffonde una visione apertamente sfavorevole della civiltà, dell'etica, e dello stesso matrimonio e paternità.
Come si può leggere da sue frasi ampiamente citate, è sfavorevole al matrimonio, considerato cosa da "idioti" (non solo oggi: sempre) e che giuridicamente non dovrebbe neppure esistere;
Considera la paternità un costrutto sociale femminile per incatenare l'uomo;
Considera fondamenti della società civile (matrimonio monogamico, leggi civili, valori morali e spirituali) come un'invenzione femminile per sfruttare l'uomo a proprio vantaggio;
Addirittura considera con favore la socializzazione della paternità (paternità di gruppo), o comunque la ritiene più vicina ad una presunta condizione naturale e primigenia dell'umanità (il che presume comunque un implicito favore verso questa aberrazione sociale).
Questa sua visione coincide al 100% con la più recente teoria femminista e conseguente disegno politico (v. anche Bibbiano) di "socializzazione della paternità". Tale visione è talmente consolidata in ambito feminista che ci hanno anche scritto un libro. Ho fornito ampie prove qui:
https://www.questionemaschile.org/forum/index.php/topic,17005.msg195033.html#msg195033
e qui:
https://www.questionemaschile.org/forum/index.php/topic,17005.msg195040.html#msg195040
Come si vede, tutti testi apertamente sfavorevoli a matrimonio, monogamia e paternità.
E' l'anticamera del falansterio socialista-comunista teorizzato dalla femminista sovietica Kollontaj e da Aldous Huxley. La dittatura "indolore" del prossimo futuro.
Conclusione inevitabile: Santiago, pur partendo da premesse differenti traghetta in ambito maschile questa visione femminista-globalista, che lo sappia o no. Anche se a mio avviso, c'è un preciso riferimento ideologico in quel che scrive.
Nessuno se ne rende conto, distratto com'è da affermazioni antifemministe che però non valgono ad avallare il resto.

E ora veniamo alle opinioni, che a torto mi attribuisce Santiago in un "garbato" tentativo di screditare le mie opinioni ammantandole di moralismo:
- Non ho mai detto, per esempio, che i rapporti omosessuali dovrebbero essere vietati. Ho sempre detto che per il bene della società, l'omosessualità non dovrebbe essere imposta a scuola o propagandata, né si dovrebbero parificare le coppie omosessuali alla famiglia naturale.
Quello che fa la gente in camera da letto non mi interessa.
- Non ho mai detto che la monogamia sia scritta nella natura umana; ma poiché esistono culture che ammettono comportamenti devianti, spesso residui di epoche in cui quella cultura si formava dal caos sociale, e poiché la monogamia è nettamente prevalente ormai persino nei Paesi islamici, non vedo motivo per cui si dovrebbe scartare questo modello, o introdurre usanze barbariche nella nostra società perché ritenute più "naturali".
- Ho detto invece che la paternità è connaturata alla specie umana: non esiste società in cui non vi sia almeno una qualche idea di paternità. Ancora una volta, il fatto che esistano gruppi nettamente minoritari in cui esistono pratiche contro natura (poliandria, omosessualità, paternità "di gruppo") non vale a normalizzare e parificare queste pratiche ai costumi della grandissima parte dell'umanità.
Citazione
Sono contento che ti sei accorto che nel mondo accademico c'è un ampio dibattito a proposito della nascita della moralizzazione della sessualità
Accorto di cosa? Dai ritrovamenti archeologici, non c'è alcuna prova che la specie umana dei primordi vivesse allo stato selvaggio, scimmiesco, senza regole civili, arte e spiritualità. Tutto il contrario: sin dai suoi inizi la specie umana (Homo sapiens, non le scimie che paragoni agli umani) aveva un'organizzazione sociale complessa e strutturata, rituali evoluti ed elaborate opere d'arte.
Citazione
Per quanto riguarda l'interesse di questo forum (il femminismo e la questione maschile) le femministe hanno sostenuto che la moralizzazione del sesso è stata “creata” a danno delle donne. Nei miei ragionamenti e nel mio libro ho cercato di provare, mediante numerosi esempi fattuali e logici, che è vero proprio il contrario. Tutto qui.
No, non è tutto qui perché come ho PROVATO sopra, partendo da premesse opposte giungi alle stesse conclusioni delle femministe. Una tesi non si confuta necessariamente con una tesi contraria: l'idea di una storica oppressione patriarcale non si confuta necessariamente con quella che la civiltà sia uno storico mezzo di oppressione matriarcale. Sono tutte tesi che un antropologo (serio) qualunque non avrebbe difficoltà a confutare perché ogni civiltà di lunga durata non si basa sull'oppressione ma su equilibri che si consolidano nel tempo.
Equilibri distrutti non dalle nozze di Cana né dalle Tavole di Mosé, ma dal femminismo, che è una porcheria moderna sulle cui origini da ben precise centrali di potere non ti soffermi mai.
L'esempio dell'inglese non regge, perché una cosa è un mezzo di espressione, che varia secondo le regioni, altra cosa un'istituzione presente nel 99% delle società umane sul pianeta.
Citazione
L'URSS ha imposto un modello sessuale di convivenza per legge, con la forza della forza, e sinceramente, da quanto scrivi, sembra che anche tu voglia imporre il tuo modo di concepire la sessualità alla stessa maniera, per la forza della legge e sulla base di divieti (mi è sembrato di capire, forse sbaglio, matrimonio monogamici per legge, punizione dell'adulterio, divieto di rapporti omosessuali,...). La mia posizione l'ho già esplicitata, per quanto riguarda la sessualità, ognuno viva la propria vita (finché non danneggia qualcun altro), non è il compito dello Stato definire in che modo le persone decidono di vivere, convivere o vivere la propria sessualità. Ognuno si regoli secondo la propria fede e coscienza.
Allora perché non depenalizzare l'omicidio e già che ci siamo il famoso coito coercitivo? Che ognuno si regoli secondo coscienza dico bene? Beatà ingenuità (di chi si beve queste cose, perché ingenuo non sei).
Come sempre nel tentativo di attribuirmi un moralismo autoritario, pretendi che io voglia sanzionare la sessualità. Non ho mai detto nulla del genere. Ripeto, quel che due adulti consenzienti fanno in camera da letto non riguarda la legge civile. Ma contrariamente a quanto vai dicendo, il matrimonio non è un fatto privato, di coscienza e "d'ammore": ha una valenza pubblica, sociale perché fonda una famiglia, e quasi sempre mette al mondo i futuri cittadini di un Paese.
Ragion per cui comportamenti come l'adulterio andrebbero sanzionati (proposta anche del blog LAICO MGTOW) per esempio facendo decadere da qualunque diritto agli alimenti (a mio parere gli alimenti non dovrebbero esistere in ogni caso).
Per quanto riguarda stramberie come paternità di gruppo, poliandria (e anche poligamia in via di progressiva abolizione nel mondo), per ragioni di ordine pubblico e in una società occidentale come la nostra non penso dovrebbero essere consentite.
Citazione
Dalla sessualità tu fai sempre un salto concettuale alla crescita dei figli, salto che è ingiustificato. Mi sono già espresso sulla crescita dei figli, e l'idoneità di crescere con un padre e una madre riguarda il diritto del bambino, il suo benessere e arricchimento.
La libertà sessuale non è la logica conseguenza di una violazione di questo diritto del bambino, dov'è scritto? Le persone possono avere rapporti diversi lungo la loro vita riuscendo a far conservare un referente modello forte per entrambi i sessi (un padre e una madre) per i figli che hanno, invece tu subito ne deduci che la conseguenza ovvia è l'eliminazione dell'altro genitore (per esattezza, del padre).
Qui sta la differenza tra la realtà e l'utopia.
« Ultima modifica: Giugno 09, 2020, 01:40:12 am da Vicus »
Noi ci ritroveremo a difendere, non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto.

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Re:Santiago è contro la paternità e la civiltà?
« Risposta #97 il: Giugno 09, 2020, 07:56:33 am »
Già che ci siamo, sta passando la legge sull'omofobia, che vieterà, per esempio, di dire al proprio figlio che nasciamo maschi e di opporsi all'adozione lesbo/gay e alla tecnicizzazione della procreazione. Cosa ne pensi Santiago? Ne hai parlato tra un attacco "scientifico" alla civiltà e alla paternità e l'altro? Cosa hanno detto gli altri "campioni" della questione maschile?
Ma questa legge degna di una dittatura a Santiago probabilmente non interessa, è "Vicus che ce l'ha con i poveri gay e gli vuole vietare i rapporti sessuali." :rolleyes:

« Ultima modifica: Giugno 09, 2020, 08:15:57 am da Vicus »
Noi ci ritroveremo a difendere, non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto.

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Re:Santiago è contro la paternità e la civiltà?
« Risposta #98 il: Giugno 09, 2020, 12:41:10 pm »
Già che ci siamo, sta passando la legge sull'omofobia, che vieterà, per esempio, di dire al proprio figlio che nasciamo maschi e di opporsi all'adozione lesbo/gay e alla tecnicizzazione della procreazione. Cosa ne pensi Santiago? Ne hai parlato tra un attacco "scientifico" alla civiltà e alla paternità e l'altro? Cosa hanno detto gli altri "campioni" della questione maschile?
Ma questa legge degna di una dittatura a Santiago probabilmente non interessa, è "Vicus che ce l'ha con i poveri gay e gli vuole vietare i rapporti sessuali." :rolleyes:

Quante volte bisogna scrivere la stessa cosa perché si riesca a trasmettere il messaggio. Ho scritto (ovunque!) che il bambino ha il diritto di crescere con un modello maschile di riferimento (padre) e un modello femminile di riferimento (madre), eliminare in maniera programmata una di queste due figure dalla vita del bambino è una violazione dei suoi diritti, si reca un danno alla crescita del minore, s'impoverisce perché cresce senza un rapporto continuo e forte con una delle due polarità che esistono nel mondo. Scritto, riscritto e scritto esplicitamente nella mia opera.

Paternità. Tesi femminista. Né L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato del 1884, Engels spiega, sulle basi anche delle teorie di Bachofen, che l'uomo quando scoprì la paternità, per poter trasmettere i propri beni ai figli, schiavizzò la sessualità della donna per garantire una paternità sicura. Dunque la donna fu la prima schiava della Storia prima del proletariato, nell'ambito domestico. Detto dal comunista Engels. Le femministe successive (Phyllis Chesler, Steinem,...) svilupparono e confermarono questo concetto. In pratica la tesi femminista dà per scontato che esista nel maschio l'innata necessità di garantire la propria paternità. Questa premessa, sulla quale poggia la tesi femminista, è falsa: non esiste in natura questa identificazione e necessità immediata tra il maschio e la paternità, di conseguenza non esiste l'innata necessità di trasmettere qualcosa alla prole, né l'innata necessità di controllare la sessualità femminile.  Tesi femminista che ho confutato nella mia opera (La grande menzogna del femminismo, pp. 908-935) mediante numerosi esempi etologici e etnologici, e che hai dimostrato anche tu di condividere fornendo addirittura un altro esempio a conferma di quanto dico (mosuo della Cina)!
Dunque la paternità non è un concetto innato, ma derivato dalla società, dalla consapevolezza e dalla coltivazione di un legame affettivo.
Da questa idea tu deduci idee che non ci sono, che sono tue e solo tue, fai salti concettuali che non sono evidenti né detti. Il fatto di capire meglio in che modo nasce la paternità non vuol dire rinnegare alla paternità, in nessun momento ho rinnegato alla paternità. Né vuol dire che se la paternità non è innata nell'uomo allora le femministe o le donne hanno l'argomento per sottrarre i figli ai padre (non è vero che ciò che è naturale abbia primazia su quello che è prodotto dalla civiltà o viceversa, è un concetto fallace) né da nessuna parte è scritto che la maternità sia innata (cosa che tu dai aprioristicamente per scontato, cosa che secondo te motiverebbe che le donne sottraessero i figli ai padri) o sociale. Infatti, tu stesso hai fornito numerosi esempi del dibattito in corso nel femminismo stesso sulla natura della maternità come innata o sociale.
Non riesco a essere più chiaro di così, ma temo che tu continuerai a non essere d'accordo. Dunque io chiudo questo argomento con questo post.

E temo che continuerai a non essere d'accordo non solo per il contenuto (legittimo) dei tuoi post ma per il modo.
In passato ti ho già segnalato un paio di comportamenti inappropriati ,a mio avviso, in modo che potessi riflettere e magari migliorare. Non credo che sia successo.
So che non sono richieste queste mie “perle di saggezza” (scherzo) ma non perdo la speranza che possano servire. Basta applicare semplicemente un po' di psicologia, puoi chiedere conferma a qualsiasi psicologo se vuoi di quanto ti dirò.
Noi abbiamo iniziato un dialogo nel quale dissentiamo, cosa che gradisco sempre quando avviene, con chiunque possa capitare (anche se questo disaccordo si prolunga da tanti post, e mi richiede un considerevole impegno di tempo, tanto è vero che già qualcuno mi aveva detto di lasciar perdere). Ho letto con attenzione i tuoi commenti e segnalazioni, talvolta interessanti talvolta meno, e ho cercato di mantenere il dialogo attraverso lo scambio di idee mediante una comunicazione diretta, come avviene in qualsiasi dialogo, dove l'interlocutore del dialogo sei “tu” (altre persone, magari anche presenti come pubblico, non hanno finora partecipato). Se vedi il mio post è rivolto sempre alla seconda persona singolare, a te, come avviene in ogni dialogo.
In risposta i tuoi post (tranne per qualche frase), non sono rivolti a me, ma a un pubblico dal quale cerchi l'approvazione. Non vuoi dialogare con me, non te ne frega niente, non è nelle tue intenzioni cercare di convincermi, il tuo soggetto non è la seconda persona, cioè io, ma la terza, qualcuno di cui si parla ( o sparla), tu vuoi “screditarmi” di fronte ad altri (quello che colloquialmente si chiama “sputtanare”): guardate cosa dice Santiago qui, guardate cosa ha affermato là,... Il tuo soggetto è “Santiago” e la tua comunicazione è una denuncia, un pamphlet di denuncia rivolto ad altri. Il dialogo con me non ti interessa affatto.
“le idee di Santiago”, “il pensiero di Santiago”, “Santiago non ha mai scritto”, “Per lui tutto si risolve”, “Santiago, ammantandosi di neutralità scientifica,” “si può leggere da sue frasi” “Santiago, pur partendo da premesse”, “mi attribuisce Santiago”, e via così.

Immagina che siamo in un folto gruppo seduti in cerchio e (solo) noi due abbiamo un dialogo-discussione mentre gli altri (forse) ascoltano. Io ogni volta guardo te e mi rivolgo a te cercando di spiegare la mia posizione (il mio soggetto del dialogo sei tu), tu invece ogni volta che mi devi rispondere, invece di farlo guardandomi e parlandomi direttamente, mi ignori, e ti rivolgi, indignato, agli altri per “denunciare” quello che io dico. Evidentemente l'intenzione non è dialogare, ma “screditare” l'interlocutore cercando l'empatia e l'approvazione degli altri.
Leggi i post, quello che ho scritto io e quelli che hai scritto tu. Rifletti sull'interlocutore e il modo di dialogo. Nell'esempio che te ho fatto, tu, sinceramente, continueresti il dialogo con una persona che si comporta in quel modo?
« Ultima modifica: Giugno 10, 2020, 13:34:03 pm da Vicus »

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Re:Santiago è contro la paternità e la civiltà?
« Risposta #99 il: Giugno 09, 2020, 14:39:42 pm »
Se decido di aprire un topic di critica non è per "sputtanare" ma per un serio motivo: non vedo come possa giovare alla causa maschile considerare la civiltà (o suoi pilastri fondamentali come la paternità) una trovata femminile nemica dell'uomo.
Certamente è una denuncia, sei tu che hai arbitrariamente duplicato il topic cambiando il titolo e "insabbiandolo" in una conversazione da tè delle cinque. Non vedo per quale ragione si dovrebbero disciogliere in toni distaccati e conviviali questioni così gravi.
Ho risposto ai tuoi post (alla 2° singolare inizialmente), ma dialogo non c'è perché non rispondi mai nel merito, ti nascondi dietro una presunta neutralità scientifica (pur trattandosi di ipotesi personali mai pubblicate) da cui però risulta evidente un disfavore verso istituzioni civili, valori morali, spirituali, gli stessi matrimonio e paternità che sono i fondamenti di tutte le civiltà umane da sempre.
Parli di queste istituzioni, al massimo, come di qualcosa più da tollerare che da tutelare (e solo "pungolato", in questa discussione), ma più spesso da eliminare come una gravosa catena per gli uomini.
C'è una bella differenza tra "screditare" una persona (per esempio parlando del suo carattere, della sua reputazione ecc.) e criticare affermazioni che davvero rischiano di screditare la causa maschile e la stessa immagine degli uomini.

Ho dimostrato, citazioni alla mano, come questa tua visione coincida con le tendenze del femminismo più "avanzato", che sia per caso o per convergenza ideologica di fondo.
Questo non è "sputtanare", è far luce su una visione dell'uomo e della società dannosa e antiumana. Ma già che siamo in argomento: ti sei mai posto il problema dello "sputtanamento" della causa maschile?
Non vedo come potrei convincerti di qualcosa. Questo topic era stato aperto per illustare a lettori terzi certi aspetti del tuo pensiero. Hai esposto le tue repliche, chi legge si farà liberamente un'idea se quanto affermi, faccia avanzare o regredire la causa maschile.
Citazione
tanto è vero che già qualcuno mi aveva detto di lasciar perdere
Non mi sorprende che ci siano conciliaboli, in cui verità e libertà di espressione passano in secondo piano.

Le risposte che fornisci sono evasive rispetto all'argomento del topic (da te arbitrariamente modificato) e su diversi punti non rispondi affatto.
Ecco un esempio di risposta evasiva, considerando solo il tuo ultimo post:

Citazione da: Santiago
Già che ci siamo, sta passando la legge sull'omofobia, che vieterà, per esempio, di dire al proprio figlio che nasciamo maschi e di opporsi all'adozione lesbo/gay e alla tecnicizzazione della procreazione. Cosa ne pensi Santiago? Ne hai parlato tra un attacco "scientifico" alla civiltà e alla paternità e l'altro? Cosa hanno detto gli altri "campioni" della questione maschile?
Ma questa legge degna di una dittatura a Santiago probabilmente non interessa, è "Vicus che ce l'ha con i poveri gay e gli vuole vietare i rapporti sessuali." :rolleyes:

Quante volte bisogna scrivere la stessa cosa perché si riesca a trasmettere il messaggio. Ho scritto (ovunque!) che il bambino ha il diritto di crescere con un modello maschile di riferimento (padre) e un modello femminile di riferimento (madre), eliminare in maniera programmata una di queste due figure dalla vita del bambino è una violazione dei suoi diritti, si reca un danno alla crescita del minore, s'impoverisce perché cresce senza un rapporto continuo e forte con una delle due polarità che esistono nel mondo. Scritto, riscritto e scritto esplicitamente nella mia opera.

La domanda era: hai mai scritto nulla contro la legge sull'omofobia?
Hai risposto di aver scritto che un bambino ha bisogno di genitori di sesso opposto, peraltro sempre all'interno di discussioni con me e mai di tua iniziativa. Quindi la vera risposta alla mia domanda è: no.

Un esempio di risposta tendenziosa, che cerca di spiegare in modo forzato quanto hai detto allo scopo di negare le critiche:
Citazione da: Santiago
Da questa idea tu deduci idee che non ci sono, che sono tue e solo tue, fai salti concettuali che non sono evidenti né detti. Il fatto di capire meglio in che modo nasce la paternità non vuol dire rinnegare alla paternità, in nessun momento ho rinnegato alla paternità. Né vuol dire che se la paternità non è innata nell'uomo allora le femministe o le donne hanno l'argomento per sottrarre i figli ai padre (non è vero che ciò che è naturale abbia primazia su quello che è prodotto dalla civiltà o viceversa, è un concetto fallace)
Hai anche detto che la paternità è un costrutto sociale femminile per incatenare l'uomo e assicurarsi il mantenimento (se vuoi la citazione esatta te la trovo).
"Interpretare" i propri argomenti secondo necessità, omettendo proprie affermazioni che semtiscono tali spiegazioni, mi pare poco corretto.
Inoltre, ogni costrutto sociale, si può cambiare se considerato sbagliato: e non vedo come presentare la paternità come una palla al piede possa suggerire che è necessario preservarla.

Su una cosa però mi pare concordiamo: non abbiamo interesse a proseguire questa discussione. Per parte mia sarei lieto di chiuderla qui, almeno fino alla prossima (temo inevitabile) uscita sui valori civili nemici dell'uomo e inventati dalle femmine.

Una delle caratteristiche del maschio moderno è l'odio di sé, della propria cultura e del proprio passato, abbondantemente diffuso in vari spazi maschili. Se dedico tempo a scrivere queste righe è perché considero prioritario per la Questione Maschile ribaltare questo atteggiamento.
« Ultima modifica: Giugno 10, 2020, 15:47:48 pm da Vicus »
Noi ci ritroveremo a difendere, non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto.

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Re:Santiago è contro la paternità e la civiltà?
« Risposta #100 il: Giugno 13, 2020, 02:44:53 am »
Santiago, rispondo "qui" perché io non scrivo mai "di là".

https://stalkersaraitu.com/luomo-e-indegno-di-essere-preservato/

Citazione
Concetti che possono essere racchiusi nel sintagma: mascolinità tossica. Neosintagma di nuovo conio, ma ormai di ampia diffusione, provate a chiedere in giro e vedrete che tutti, in primis i più giovani, l’hanno già sentito.

Per quanto mi riguarda posso dire che quasi nessuno degli uomini e dei ragazzi che conosco ha mai sentito parlare di "mascolinità tossica", non fosse altro per il fatto che agli uomini queste tematiche non interessano.
E quei pochi che arrivano a prender coscienza di tutto ciò, nella grandissima maggioranza dei casi ci riescono solo quando sbattono il grugno, (separazioni, divorzi, ex mogli da mantenere, ecc) perché altrimenti puoi pure tentare di spiegarglielo in arabo o in aramaico antico, che non servirà ugualmente a nulla.

Citazione
“The social problem of men (Il problema sociale degli uomini): così, senza mezzi termini, è intitolata la relazione commissionata dalla Commissione Europea, gli uomini sono un problema sociale.

Per questa gentaglia gli uomini bianchi, etero e occidentali sono "un problema".
Puoi star certo che quelle caccole mai intitoleranno così una relazione:
"Gi uomini africani sono un problema, perché il loro Q.I. medio è più basso di quello dei bianchi".
Oppure:
"I musulmani sono un problema, perché oltre a discriminare le donne,* spesso e volentieri sono terroristi".

*
https://questionemaschile.forumfree.it/?t=7758834
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*STRIDER*
view post Inviato il 19/4/2006, 00:26 
Utente cancellato

Nel Corano si legge:"Gli uomini hanno autorità sulle donne perché Allah ha fatto gli uni superiori alle altre" (versetto 4, 34).
Un antico commentatore del Corano, Ibn Katir, ribadisce:"Gli uomini sono superiori alle donne, e un uomo è meglio di una donna".
Un altro commentatore, Razi, sostiene: "L'uomo è più perfetto della donna nella creazione, nell'intelligenza e nella sfera religiosa, così come nella capacità di giudicare e di guidare il lavoro. Inoltre, la testimonianza di un uomo vale doppio di quella di una donna. Per questo, a una maggiore responsabilità devono corrispondere maggiori privilegi. Poiché la donna è deficiente di intelligenza e molto libidinosa; se le si dà troppo denaro, ne risulterà una maggiore corruzione", e aggiunge:"Se nel Corano l'uomo è menzionato per primo, significa che l'uomo è meglio della donna".
Anche Ahmad Zaky Tuffaha nel 1985 scriveva:"Dio ha stabilito la superiorità dell'uomo sulla donna nel versetto 4, 34, che nega l'uguaglianza di uomo e donna. L'uomo viene posto sopra la donna in virtù della sua superiorità intellettuale e della sua capacità di amministrare e di spendere per lei".




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Perché il femminismo, come è già stato riferito, consiste in un binomio che determina la vittima (donna) e il colpevole (uomo), che stabilisce che le donne “lottano per i diritti” che gli uomini “hanno sottratto loro”. In altri termini, gli uomini non hanno diritto a lottare per i propri diritti perché non ne hanno la necessità, le donne non hanno sottratto alcun diritto agli uomini perché le donne non sono colpevoli, sono le vittime. Dunque questa nuova posizione all’interno del femminismo nomina il primo termine del binomio, ma elimina il secondo, cardine e punto basilare di tutta la teoria femminista (il Patriarcato).

E' vero, però credo bisognerebbe anche iniziare a colpevolizzare le donne e non solo le femministe dichiarate, che spaccano quotidianamente i maroni agli uomini, (bianchi, etero e occidentali...) ma che nei fatti sono quattro gatte.
Senza la complicità della massa femminile il femminismo conterebbe poco più di zero...
Un' altra idea sballata, ampiamente diffusa tra gli uomini che si occupano della questione maschile, è quella secondo la quale le donne sarebbero "vittime" del femminismo.
No, le donne non sono affatto vittime di tale ideologia, che se ha potuto attecchire così in profondità è proprio perché ha trovato un terreno (femminile) fertilissimo.
« Ultima modifica: Giugno 13, 2020, 02:55:51 am da Frank »
«Se potessimo vivere senza donne, faremmo volentieri a meno di questa seccatura, ma dato che la natura ha voluto che non potessimo vivere in pace con loro, né vivere senza di loro, bisogna guardare alla conservazione della specie piuttosto che ricercare piaceri effimeri.»
Augusto, 18 a.C.

Offline Vicus

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Re:Santiago è contro la paternità e la civiltà?
« Risposta #101 il: Giugno 13, 2020, 05:53:19 am »
Credo che se gli uomini e in particolare coloro che orbitano intorno all'attivismo maschile non prendono coscienza della specificità culturale della discriminazione antimaschile non se ne esce.
I musulmani e gli immigrati sono del tutto esenti da questa discriminazione, anche se la vostra ideologia vi impedisce di ammetterlo. Anzi, sotto più di un aspetto beneficiano di privilegi già accordati alle femmine, ad esempio l'impunità persino se aggrediscono un poliziotto.
Questo perché il femminismo come l'immigrazionismo hanno da sempre come bersaglio l'uomo occidentale, custode della civiltà occidentale (quel che ne resta).
L'uomo non esiste in un vuoto, ma si incarna sempre in una cultura. Per questo tutte le astrazioni (politicamente alquanto corrette) come "gli uomini", "i proletari di tutto il mondo" ecc. non mobilitano le persone e falliscono invariabilmente.
Noi ci ritroveremo a difendere, non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto.

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Re:Santiago è contro la paternità e la civiltà?
« Risposta #102 il: Giugno 15, 2020, 19:23:01 pm »
Per quanto mi riguarda posso dire che quasi nessuno degli uomini e dei ragazzi che conosco ha mai sentito parlare di "mascolinità tossica", non fosse altro per il fatto che agli uomini queste tematiche non interessano.

La nota pubblicità di Gillette che parlava di mascolinità tossica accese le reti, fu trending topic a lungo negli Stati Uniti e in Spagna, probabilmente anche in Italia. Come è risaputo, sono "i più giovani" (il mio testo parlava dei più giovani) quelli che si muovono in prevalenza con la tecnologia.
In Spagna le affollate manifestazione dell'8 marzo hanno una preminenza incontestabile di ragazze giovani, basta un semplice visione delle immagini. La situazione è tremenda, vengono indottrinate già dalla scuola, da circa una quindicina di anni.
In Italia la situazione non è così estrema, ma dice molto il trend quando ragazzine si mettono a ballare lo stupratore sei tu nelle vie principali delle città più importanti di Italia. Malgrado l'indottrinamento sia meno feroce, anche qui vengono fuori con il marchio dalla scuola, in un fenomeno a dir la verità più recente, direi da non più di dieci anni.

La tua osservazione però solleva un aspetto assolutamente vero. Al contrario delle femmine, le ragazzine giovani che sono pienamente coinvolte (e indottrinate), i ragazzi maschi lasciano perdere, sono molto più menefreghiste, è qualcosa che per molti di loro non riguarda loro. Sono convinto, con te, che la "mascolinità tossica" è molto più nota e denunciata tra le ragazze che tra i ragazzi.

Online Frank

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Re:Santiago è contro la paternità e la civiltà?
« Risposta #103 il: Giugno 16, 2020, 01:16:03 am »
La nota pubblicità di Gillette che parlava di mascolinità tossica accese le reti, fu trending topic a lungo negli Stati Uniti e in Spagna, probabilmente anche in Italia. Come è risaputo, sono "i più giovani" (il mio testo parlava dei più giovani) quelli che si muovono in prevalenza con la tecnologia.
In Spagna le affollate manifestazione dell'8 marzo hanno una preminenza incontestabile di ragazze giovani, basta un semplice visione delle immagini. La situazione è tremenda, vengono indottrinate già dalla scuola, da circa una quindicina di anni.

In Italia la situazione non è così estrema, ma dice molto il trend quando ragazzine si mettono a ballare lo stupratore sei tu nelle vie principali delle città più importanti di Italia. Malgrado l'indottrinamento sia meno feroce, anche qui vengono fuori con il marchio dalla scuola, in un fenomeno a dir la verità più recente, direi da non più di dieci anni.

Mi fa piacere che tu evidenzi questo, perché così anche quegli antifemministi (italiani) malati di esterofilia, vengono a conoscenza del fatto che in Spagna (ma non solo) la situazione è peggiore rispetto a quella italiana.
E se a dirlo è uno spagnolo, anziché un italiano anti-esterofili come me, è ancora meglio.


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La tua osservazione però solleva un aspetto assolutamente vero. Al contrario delle femmine, le ragazzine giovani che sono pienamente coinvolte (e indottrinate), i ragazzi maschi lasciano perdere, sono molto più menefreghiste, è qualcosa che per molti di loro non riguarda loro. Sono convinto, con te, che la "mascolinità tossica" è molto più nota e denunciata tra le ragazze che tra i ragazzi.

Assolutamente sì.
Quando si tratta di questi argomenti le femmine sono un "corpo unico", diciamo pure una sorta di monolite unito contro il sesso maschile, specie se autoctono, mentre i maschi brancolano nel buio e non hanno la minima "consapevolezza di genere".
Detesto il termine "genere", ma è tanto per rendere l'idea.
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