Autore Topic: Il politicamente corretto come arma del mercato globalista  (Letto 599 volte)

Online Sardus_Pater

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Il politicamente corretto come arma del mercato globalista
« il: Gennaio 28, 2020, 08:51:16 am »
Qualche anno fa un mio conoscente, veneto immigrato in Germania, mi raccontò un aneddoto: una volta Willy Brandt avrebbe detto "non possiamo discriminare italiani e turchi e poi pretendere che acquistino le nostre auto".
Purtroppo non ho ritrovato nessun riscontro che lo storico cancelliere della Repubblica Federale Tedesca abbia detto queste parole, ma risultano molto plausibili qualora si analizzasse il politicamente corretto da un punto di vista mercantilistico.
Se vuoi vendere gli Iphone anche a Karachi o Lagos non converrà trattare come cittadini di serie B gli immigrati pakistani e nigeriani. Se si vogliono avviare accordi commerciali con un paese emergente, sarà necessario garantire pari trattamento ai cittadini immigrati nel paese occidentale, pure se questi come spesso accade seguono valori incompatibili con quelli del paese che li ospita (ad es. i musulmani).
Nessuno stupore quindi che solo ora nel Regno Unito sia scoppiato lo scandalo dell'Operazione Augusta in cui "privilegiate" fanciulle bianche residenti in case famiglia venivano stuprate da pakistani.
È il mercato globale, bellezza, il mondo post Seattle.
Il femminismo è l'oppio delle donne.

Offline Vicus

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Re:Il politicamente corretto come arma del mercato globalista
« Risposta #1 il: Febbraio 04, 2020, 01:38:46 am »
Questo post mi era sfuggito. Conferma la superiorità degli immigrati sulle donne, nella graduatoria globalista delle specie viventi. Gli italiani in Germania sono ben al disotto dei pakistani: non sono rifugiati né "vittime del colonialismo" (almeno quello ufficiale) e mentre gli stranieri stuprano impunemente, agli italiani basta una battuta in ufficio per far scattare le manette.
« Ultima modifica: Febbraio 04, 2020, 11:42:18 am da Vicus »
Noi ci ritroveremo a difendere, non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto.