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Il mito della disparità salariale

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Vicus:
Autore: Santiago e Frank
Post: https://www.questionemaschile.org/forum/index.php/topic,16332.msg189407.html#msg189407

Alle pagine 184-185, Santiago scrive:

"Le donne erano pagate meno per lo stesso lavoro", sostiene il femminismo. Non è vero. Donne, uomini e bambini venivano pagati a seconda della loro produttività. In certi settori specifici le donne risultavano più produttive e venivano pagate di più. Comunque, l'uomo risultava spesso più produttivo in molti mestieri (ad es. il regime fascista italiano valutò la resa produttiva di una donna un 40% inferiore a quella di un uomo). Fino all'Ottocento la produzione era il parametro più ovvio di misura, il pagamento a cottimo spesso la norma. Di fatto, esiste un nesso innegabile tra il baratto e la produzione dell'oggetto (senza tener conto del tempo lavorato).
E' ovvio che nel lavoro a cottimo, dove è premiata solo la produzione, al di là della razza, del sesso e dell'età, gli uomini, più produttivi, guadagnassero più delle donne, e queste più dei bambini.

[...]

La discriminante della forza fisica non solo ha determinato la divisione dei ruoli e il diverso guadagno, ma ha innalzato l'uomo a vittima predestinata del lavoro, per rischio e quantità. Per una semplice questione di efficienza produttiva, agli uomini sono stati assegnati i lavori più pesanti, nocivi e pericolosi. La forza fisica permetteva di lavorare la terra, costruire le strade e i ponti, estrarre i minerali, innalzare gli edifici. Tra i due sessi, incontrovertibilmente, era l'uomo a offrire questa forza.

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