Autore Topic: La realtà dei paesi dell'Europa dell'est  (Letto 28798 volte)

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Re:La realtà dei paesi dell'Europa dell'est
« Risposta #480 il: Agosto 02, 2020, 16:44:35 pm »
https://www.eastjournal.net/archives/108693

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UCRAINA: Sulla scia russa, contro la cosiddetta propaganda LGBT
Claudia Bettiol 2 giorni ago

Da KIEV – Nei giorni scorsi, due deputati parlamentari del partito “Il servo del popolo”, Georgiy Mazurašu e Olena Lys, hanno registrato una proposta di legge anti-propaganda LGBT sul sito web della Verchovna Rada. L’idea viene da Mykola Hunko, cappellano della Chiesa cristiana avventista del settimo giorno della città dell’Ucraina occidentale di Černivtsi, il quale ha proposto al parlamento ucraino un disegno di legge che vieterebbe qualsiasi forma di propaganda e promozione di eventi o azioni a sostegno della comunità LGBT.

Da Černivtsi alla Verchovna Rada: no alla propaganda LGBT

Mykola Hunko è un giovane sacerdote a capo della parrocchia della Chiesa avventista di Černivtsi (movimento religioso cristiano che crede nell’imminente seconda venuta di Cristo) piuttosto conosciuto dalla stampa locale in quanto attivista e fondatore dell’associazione “Černivtsi per uno stile di vita sano”. Le sue petizioni a favore della comunità locale, nonostante non sempre raccolgano il numero di firme necessario, sono molto popolari nella regione e attribuiscono a Hunko la fama di “gran riformatore”. Un riformatore, naturalmente, di stampo conservatore: Hunko si batte, in particolare, per la desovietizzazione della sua città, sostenendo di pari passo un’idea di famiglia tradizionale.

Recentemente, il cappellano ha proposto un disegno di legge in difesa della famiglia tradizionale e contro la “propaganda dell’omosessualità e del transgenderismo”. Dal 2018 si sono tenuti vari eventi ricorrenti a sostegno della comunità LGBT in città – tra cui la Marcia dell’orgoglio – e Hunko ritiene necessario combattere questa “propaganda” che si sta diffondendo in tutto il paese: nel maggio del 2019 ha, perciò, chiesto al consiglio comunale di Černivtsi di vietare qualsiasi evento a sostegno dei diritti della comunità LGBT. La sua petizione ha raggiunto le 250 firme richieste ma, nell’ottobre scorso, nonostante i deputati del consiglio comunale abbiano appoggiato Hunko, il sindaco di Černivtsi Oleksiy Kaspruk ha posto il suo veto dichiarando la decisione incostituzionale.

Gli oppositori di Hunko e i sostenitori dei diritti umani e dei diritti della comunità LGBT hanno risposto con una serie di proteste nella città di Černivtsi: gli attivisti del partito Ascia democratica (Demokratična Sokyra) hanno organizzato una manifestazione chiamata 365, presentando al consiglio comunale un programma di eventi a tema LGBT per l’intero anno 2020. Ma Mykola Hunko e i suoi sostenitori non si sono arresi e si sono rivolti direttamente ai deputati parlamentari, i “servi del popolo” Georgiy Mazurašu e Olena Lys, i quali hanno deposto il disegno di legge in parlamento lo scorso 22 luglio, sottolineando come la “propaganda di omosessualità o transgenderismo possa influire negativamente sulla salute fisica o mentale, sulla condizione morale o spirituale e sullo sviluppo dell’uomo”.

Le idee anti-LGBT di Hunko

Secondo le idee di Hunko, la “propaganda LGBT” rende impossibile crescere i bambini in rispetto dell’articolo 51 della Costituzione dell’Ucraina, che al primo comma dichiara: “Il matrimonio si basa sul libero consenso di una donna e di un uomo”. Citando questo articolo, il cappellano reputa che, se un bambino assiste alla Marcia dell’orgoglio o vede una coppia dello stesso sesso per strada, sarà affetto da una “dissonanza cognitiva“. Egli considera, inoltre, tutte le azioni pubbliche di massa – quali il Pride o altri eventi a sostegno della comunità LGBT – come pura propaganda e promozione di una “famiglia non conforme”; è anche contrario a qualsiasi immagine o informazione su coppie dello stesso sesso nei libri di testo scolastici.

Hunko afferma di non avere nulla contro i membri della comunità LGBT, ma mette omosessuali, pedofili e funzionari corrotti sullo stesso piano e, oltre a negare i termini “omosessualità” e “transgender”, il sacerdote suggerisce di escludere anche il termine “uguaglianza di genere” dalla legislazione ucraina, proponendo di sostituirlo con “uguaglianza dei diritti delle donne e degli uomini”. Un chiaro rifiuto nel riconoscere la diversità.

Il disegno di legge di Hunko ricorda la legge russa del 2013 “Sulla promozione di relazioni sessuali non tradizionali tra minori”, che proibisce qualsiasi attività a sostegno della comunità LGBT, nonché manifestazioni pubbliche di relazioni tra persone dello stesso sesso e punisce questi reati con pene amministrative e penali. Hunko e i due “servi del popolo” sono a favore dell’introduzione di sanzioni amministrative di un importo che va dalle 17 alle 136mila hryvne (da 525 a 4200 euro).

L’indignazione della comunità LGBT

“Il disegno di legge proposto è una sorta di omofobia delle caverne che sta tornando alla riscossa. E, guarda caso, le iniziative del governo attuale coincidono con le narrazioni della Federazione Russa. Sappiamo tutti che si concluderanno con la limitazione dei diritti umani, come è accaduto in Russia”, – ha affermato Boris Chmilevskyjil, presidente dell’associazione per i diritti umani Alleanza Globale (Al’jans.Global).

L’associazione per la difesa dei diritti LGBT Naš Svit ha criticato l’iniziativa di Mazuras e Lys, affermando che i due deputati “hanno chiaramente dimostrato il loro sostegno alla politica russa e si sono prontamente schierati con il movimento a favore dei valori tradizionali“. Si teme, infatti, che l’eventuale adozione di una simile legge contro la “propaganda LGBT” in Ucraina metta immediatamente fine all’integrazione europea.

La Verchovna Rada ha già chiuso la sessione estiva, quindi i deputati potranno iniziare a esaminare questo disegno di legge non prima di settembre.

Offline Vicus

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Re:La realtà dei paesi dell'Europa dell'est
« Risposta #481 il: Agosto 02, 2020, 18:03:40 pm »

Mah, guarda, io non son mai stato a San Pietroburgo (conosco però una russa di San Pietroburgo che mi chiavavo 13 anni fa e che vive a Perugia da 25 anni), ma so per certo che le realtà rurali son ben diverse.
Da quelle parti le differenze tra grandi città e campagna sono molto marcate e in certe zone della Russia la povertà è ancora tanta
Sì è così
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, sebbene l'arrivo di Putin e i suoi metodi ne abbiano ridotto la diffusione rispetto a 20 anni fa.
Avercelo uno come Putin, che ha risollevato il Paese resistendo per decenni mentre da noi passano tutti al nemico o sono dei fake.
Può essere che nei Paesi dell'Est lo Stato Profondo non sia forte come in Occidente, ma di certo Putin è riuscito a superare enormi difficoltà, è un politico con le palle come ce ne sono pochi.
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Perciò già il fatto di condurre una vita di merda toglie gioia e allegria.
Se comminano l'ergastolo a chi ascolta radio italiane c'è poco da stupirsi.
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Per quanto riguarda le ungheresi non me le ricordo molto diverse dalle italiane.
Ho frequentato (socialmente) un'ungherese per un paio d'anni, ne ho conosciute altre, tutte piuttosto vivaci e intelligenti.
Noi ci ritroveremo a difendere, non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto.

Offline Vicus

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Re:La realtà dei paesi dell'Europa dell'est
« Risposta #482 il: Agosto 02, 2020, 18:05:36 pm »
https://www.eastjournal.net/archives/108693
Bene, molto bene... Certe cose come il DDL Boldrini succedono solo* in Italia...

* Benevola provocazione. :lol: Ma è vero che all'Est di pride se ne vedono meno. Per esempio, quel deficiente del Berla ha mandato Luxuria in Russia con trucco e parrucco, l'hanno rimandato indietro a calci :censored:
« Ultima modifica: Agosto 02, 2020, 18:21:33 pm da Vicus »
Noi ci ritroveremo a difendere, non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto.

Offline Frank

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Re:La realtà dei paesi dell'Europa dell'est
« Risposta #483 il: Agosto 02, 2020, 18:43:53 pm »
Avercelo uno come Putin, che ha risollevato il Paese resistendo per decenni mentre da noi passano tutti al nemico o sono dei fake.

Sì, ma Putin si trova in Russia non in Italia o in qualche altro Paese dell' Europa dell' ovest, perciò intorno a lui ha un "terreno fertile" che gli permette di agire in un certo modo...
Nemmeno se si trovasse negli USA avrebbe il potere che ha ora in Russia.

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Re:La realtà dei paesi dell'Europa dell'est
« Risposta #484 il: Agosto 02, 2020, 20:13:52 pm »
Un paese dell'est che visitai molti anni fa è la Serbia.
Ci andai insieme al figlio di un mio ex datore di lavoro, che era (è) un cacciatore e ricordo che di povertà ne vidi tanta.
(Vidi anche luoghi bellissimi)


@@

ps:
http://www.terrelibere.org/1763-serbia-boom-suicidi-falcidiata-generazione-di-mezzo/
Citazione
Serbia: boom suicidi, falcidiata generazione di mezzo
   
Alessandro Logroscino | 5 Dicembre 2005
I serbi stanno perdendo la voglia di vivere. É questo l`allarme che viene dalle ultime cifre sul dilagante aumento del tasso di suicidi in un Paese al quale – fra tante contraddizioni – non aveva finora fatto difetto, tradizionalmente, un robusto patrimonio di vitalità.


Prostrati da una lunga e incerta transizione, reduci dalle guerre e dalle sconfitte che hanno segnato la dissoluzione della Jugoslavia, centinaia di persone si tolgono oggi anno la vita.

Un fenomeno che ha falcidiato inizialmente i vecchi di sesso maschile, ma che negli ultimi tempi – stando a quanto emerso in un simposio di psichiatri svoltosi in questi giorni a Belgrado – comincia a trascinare nel gorgo anche le donne e in generale coinvolge soprattutto i cinquantenni: una sorta di generazione perduta, ritrovatasi ad affondare a metà del guado.

Le statistiche parlano da sole. Nei primi otto mesi del 2005 in Serbia (7 milioni di abitanti) sono stati registrati 636 suicidi. A settembre e ottobre si è poi toccato il picco: il triplo dei casi rispetto a una media già preoccupante, più o meno doppia – a titolo d`esempio – dell`Italia. E dal dato resta escluso il piccolo Montenegro, dove nella sola cittadina di Bijelo Polje, sprofondata coi suoi 50.000 figli in una singolare cappa di lutto, si sono uccisi dall`inizio dell`anno 16 persone: un record forse mondiale, in rapporto alla popolazione.

Gli studiosi riunitisi a consulto a Belgrado mettono in relazione la catastrofe con diversi fattori: la crisi economica e sociale, in prima battuta, ma anche la perdita di riferimenti e l`insicurezza generale seguite al tracollo della vecchia Jugoslavia. Allontanato, almeno per ora, lo spettro della guerra, non sembra tuttavia colmato l`abisso di isolamento, di frustrazione e di diffusa povertà in cui la Serbia è precipitata fin dagli anni `90.

La transizione, dicono gli esperti, continua intanto a essere avvertita come “un peso“ – e per decine di migliaia di profughi come un`autentica tragedia – mentre le embrionali speranze d`integrazione europea non cancellano “la mancanza di prospettive che molti avvertono“.

Fino a qualche anno fa i suicidi erano concentrati fra gli anziani, alle prese con un Paese disgregato che non riconoscevano come loro, con pensioni da fame e famiglie non in grado di sostenerli. Ora, però, la vera `decimazione` riguarda i cinquantenni e non risparmia neppure le donne.

L`impatto è impressionante fra la miriade di disoccupati e fra i circa 200.000 lavoratori serbi che si arrabattano senza ricevere uno straccio di stipendio: nei casi limite, come quello del grande zuccherificio di Cuprija, senza essere di fatto pagati da 10 anni.

La psichiatra Svetlana Markovic, dal canto suo, sottolinea con inquietudine l`incremento degli episodi di suicidio femminile. “Sono aumentati di quattro volte nel giro di un paio d`anni“, nota, specificando che anche in questo caso si tratta quasi sempre di persone di mezza eta`: “Donne licenziate che non possono riciclarsi nel mondo del lavoro, madri che non vedono sistemati figli già grandi. Insomma, vittime di crisi d`identità e di profonde sindromi di fallimento“.

Secondo lo psicoterapeuta Petar Opalic, la vera emergenza riguarda però i rifugiati. Nel cuore dell`Europa e a un`oretta di volo da Roma, la Serbia ne è piena. Racchiude oggi il numero più elevato al mondo di sfollati interni in rapporto alla popolazione (in massima parte fuggiti dal Kosovo), su un totale complessivo di 350.000 profughi: vittime collaterali, ormai semi-abbandonate, di un decennio di guerre scatenate e perse.

Pochi sono quelli che sperano ancora di tornare in una casa pur che sia. E non può sorprendere di ritrovare proprio in questo esercito di disperati la percentuale più alta di coloro che vedono l`ultima via di fuga in una corda, in una finestra o in una pistola.

(ANSA) LR – 01/12/2005

Offline Frank

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Re:La realtà dei paesi dell'Europa dell'est
« Risposta #485 il: Agosto 02, 2020, 20:21:41 pm »
https://www.balcanicaucaso.org/aree/Balcani/Est-Europa-emigrazioni-e-pensioni-199853

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Est Europa: emigrazioni e pensioni

I rapporti tra occupati e pensionati sono cambiati parecchio negli ultimi trenta anni. In Croazia per esempio da 4 a 1 si è passati a 1,25 occupato per 1 pensionato, con conseguenze drammatiche. A peggiorare il quadro contribuisce la massiccia emigrazione dai Balcani, soprattutto di giovani qualificati

04/03/2020 -  Anđelko Šubić
(Originariamente pubblicato da DWelle  il 20 febbraio 2020)

Alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso il sistema pensionistico croato godeva di ottima salute: all’epoca in Croazia si contavano oltre 2 milioni di occupati e poco più di 500mila pensionati. Quindi, il rapporto tra occupati e pensionati era di 4 a 1, mentre oggi – lo confermano anche le statistiche ufficiali – questo rapporto è di 1,25 a 1. La Croazia è tra i fanalini di coda nell’UE per quanto riguarda le pensioni, ma in altri paesi della regione la situazione è ancora peggiore: in Montenegro ad esempio – secondo quanto riportato dai media locali – il rapporto tra occupati e pensionati è quasi di 1 a 1.

Non ha senso discutere su quale sia il rapporto ottimale tra lavoratori e pensionati, ma una cosa è certa: quanto più alto è il numero di pensionati per ogni occupato tanto più basse sono le pensioni. Inoltre, nei paesi dove lo stipendio medio è molto basso, le persone anziane sono maggiormente esposte al rischio di povertà.

La solidarietà intergenerazionale, un valore che sta scomparendo
Nel XIX secolo molti paesi europei decisero di instaurare un sistema pensionistico pubblico proprio nel tentativo di arginare la povertà tra gli anziani  . I sistemi previdenziali rivolti agli anziani e alle categorie più deboli esistevano anche prima, ma erano perlopiù limitati ad alcune corporazioni artigianali. Anche oggi in Germania alcune categorie professionali hanno i propri fondi di previdenza complementare, ma è un fenomeno sempre più raro.

Oggi la maggior parte dei sistemi pensionistici pubblici si basa sul principio di solidarietà intergenerazionale. Durante la Grande depressione degli anni Venti, in molti paesi, compresa la Germania, i soldi pubblici “messi da parte” per le pensioni andarono in fumo. Gli Stati Uniti, sotto la guida di Roosevelt, furono il primo paese a riformare il sistema pensionistico pubblico, prevedendo che le risorse derivanti dall’occupazione venissero destinate alle pensioni.

L’idea di base era semplice: se cresce l’economia, aumenta anche la popolazione, così le future generazioni potranno garantire le pensioni a quelli che oggi versano contributi al fondo pensione.

Anche la riforma del sistema pensionistico tedesco del 1957 si basava su questo principio, poggiando, al contempo, su un “secondo pilastro”: aiuti dello stato. Questo sistema ha funzionato molto bene per decenni, finché le nascite non hanno iniziato a diminuire. Oltre che dal calo demografico – che in molti paesi sta mettendo a repentaglio i sistemi previdenziali basati sul principio di solidarietà intergenerazionale – , i paesi più poveri sono afflitti anche da una massiccia emigrazione di forza lavoro.

DOSSIER

Dai Balcani sono in tanti, soprattutto giovani e qualificati, a emigrare verso altri paesi europei. In tutti i paesi della regione lo spopolamento aumenta a ritmi allarmanti. Il nostro dossier "Via dai Balcani"

La situazione in Bosnia Erzegovina
Il presidente della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) Suma Chakrabarti ha recentemente dichiarato  che circa 6 milioni di cittadini dei paesi dei Balcani – quasi un terzo della popolazione totale – attualmente vivono all’estero. Per alcuni paesi molto poveri, come la Moldavia, le rimesse degli emigrati rappresentano una delle principali fonti di reddito. Un dato poco consolante, perché la massiccia emigrazione, come quella con cui oggi devono fare i conti la Bosnia Erzegovina, il Kosovo e la Serbia, rappresenta un duro colpo all’economia nazionale. Secondo i dati di Eurostat, nel 2018 dalla Bosnia Erzegovina sono emigrate circa 53.500 persone, dal Kosovo 34.500 e dalla Serbia 51.000.

In un'intervista  rilasciata al quotidiano Dnevni avaz, il direttore dell’Istituto per l’assicurazione pensionistica e di invalidità della Federazione Bosnia Erzegovina Zijad Krnjić ha dichiarato che il sistema pensionistico bosniaco è “completamente stabile” e che non può “in alcun modo” essere messo a repentaglio, pur ammettendo che l’emigrazione dei giovani “potrebbe avere conseguenze a lungo termine”. Krnjić ha inoltre annunciato che nel 2020 in Bosnia Erzegovina ci sarà un aumento delle pensioni.

Tuttavia, l’emigrazione dei giovani ha almeno due effetti negativi sull’economia che si manifestano a breve termine. Il primo riguarda le risorse investite dallo stato nell’istruzione delle persone che poi decidono di emigrare: uno studente laureato costa allo stato fino a 50mila euro, anche di più se si tratta di laureati in medicina. Un investimento di cui alla fine traggono vantaggio i paesi in cui i giovani scelgono di emigrare, tanto che alcuni paesi ricchi non vogliono investire sulla formazione dei medici, contando sull’arrivo di medici da altri paesi.

L’emigrazione ha poi un altro effetto ancora peggiore: ad emigrare sono soprattutto persone giovani, istruite e propense all’imprenditorialità. Solo stimolando l’imprenditorialità dei giovani un paese povero, come la Bosnia Erzegovina, può evitare di trasformarsi in un paese di camerieri e addetti alle pulizie mal pagati che lavorano al servizio dei turisti. Abbandonare il proprio paese non è mai una decisione facile; i giovani decidono di emigrare quando si rendono conto che nel proprio paese non hanno alcuna possibilità di condurre una vita decente.

Nemmeno il calo del tasso di disoccupazione, che si è ultimamente registrato in tutti i paesi dei Balcani, può contribuire molto a migliorare la situazione. Questo calo è in gran parte dovuto proprio all’emigrazione, che inevitabilmente avrà conseguenze negative sia sul sistema pensionistico sia su quello di assistenza sanitaria.

Tuttavia, la massiccia emigrazione dai paesi dei Balcani è solo un tassello di un problema più ampio. Per quanto riguarda la disoccupazione dei giovani, i dati ufficiali non rispecchiano in pieno la realtà dei fatti. I giovani spesso lavorano “in nero”, e anche molte aziende che pagano regolarmente i propri dipendenti spesso “dimenticano” di versare i contributi, nonostante le leggi prevedano sanzioni draconiane per il mancato versamento dei contributi.

L’evasione fiscale
L’evasione fiscale non è un fenomeno raro nemmeno nei paesi più ordinati. Ma nei paesi dei Balcani, dove molti cittadini sono profondamente convinti che “quelli ai vertici” non utilizzeranno mai le risorse ottenute dalla tassazione per il bene comune, il lavoro nero e l’evasione fiscale sono diventati quasi uno sport nazionale.

Allora come aumentare le pensioni? In Croazia la pensione media ammonta a 2500 kune (circa 335 euro), mentre più di 160mila pensionati sono costretti ad affrontare quella che sembra una missione impossibile: sopravvivere con una pensione inferiore a 1000 kune (circa 134 euro). In altri paesi della regione la situazione è ancora peggiore, ed è difficile dire come potrebbe essere migliorata. Il cosiddetto “terzo pilastro” previdenziale – che in realtà consiste nell’investire in fondi pensione e in gran parte dipende dai dividendi – solo raramente può garantire un introito rilevante, soprattutto tenendo conto del fatto che ormai da qualche anno il tasso di interesse della Banca centrale europea è fermo a zero. Investire nella previdenza complementare può anche rivelarsi rischioso: negli Stati Uniti questo tipo di investimento è diventato prassi comune, ma oggi anche la più grande azienda statunitense che gestisce le prestazioni pensionistiche, California Public Employees’ Retirement System (CalPERS), sta attraversando una grave crisi finanziaria.

Capita troppo spesso che lo stato si trovi costretto ad attingere alle casse pubbliche per fornire un aiuto a quelli che, pur avendo lavorato tutta la vita, faticano a sopravvivere con la sola pensione. Ma non bisogna contare troppo sugli aiuti di stato, che inevitabilmente provocano un deficit di bilancio, soprattutto se si tratta di uno stato che si è impegnato a rispettare le disposizioni in materia finanziaria legate all’introduzione dell’euro.

Durante la crisi economica in Grecia, le prime misure di austerità introdotte dal governo hanno colpito il sistema di welfare pubblico. Uno scenario simile si è verificato anche in Spagna e in Portogallo. I pensionati greci hanno reagito con numerose e veementi proteste, il che non stupisce perché in Grecia molte famiglie – anche con bambini piccoli e giovani disoccupati – vivono di pensioni.

Allora come i paesi con un basso Pil pro capite possono garantire una pensione dignitosa ai giovani di oggi, ma anche alle generazioni future? Ci troviamo di fronte a una situazione assurda: a causa del calo delle nascite sempre più spesso si assiste al fenomeno della cosiddetta “piramide rovesciata” – in molte famiglie ci sono più anziani che bambini, bambini che un domani, con quello che riceveranno in eredità dai loro genitori, probabilmente non potranno nemmeno pagare le bollette e fare la spesa. Si tratta di un problema che deve essere affrontato seriamente.

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Re:La realtà dei paesi dell'Europa dell'est
« Risposta #486 il: Agosto 02, 2020, 20:28:00 pm »
Sì, ma Putin si trova in Russia non in Italia o in qualche altro Paese dell' Europa dell' ovest, perciò intorno a lui ha un "terreno fertile" che gli permette di agire in un certo modo...
Nemmeno se si trovasse negli USA avrebbe il potere che ha ora in Russia.
E' quel che dicevo, lo Stato Profondo in Russia non è così ostile a leader che perseguono l'interesse nazionale
Noi ci ritroveremo a difendere, non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto.