Autore Topic: Regine Pernaud:la donna nel medioevo  (Letto 934 volte)

Online Salar de Uyuni

  • WikiQM
  • Veterano
  • ***
  • Post: 2820
  • Sesso: Maschio
  • RUMMELSNUFF
Regine Pernaud:la donna nel medioevo
« il: Dicembre 11, 2017, 02:55:47 am »
La grande narrazione femminista vuol a tutti i costi vedere la storia,come storia della ''sopraffazione'' dell'uomo sulla donna,eppure a questa visione semplicistica si contrappone la storiografia moderna,che comincia a riscoprire il vero ruolo della donna nel medioevo,un ruolo di tutto rispetto se si considera che quella era una società guerriera in cui il potere lo si conquistava con la spada.

La parola a Regine Pernoud,illustre medievalista e direttrice del museo della storia di Francia.
''Altro che “secoli bui”: donne a capo di conventi maschili, maggior età a 14 anni, predicatori di crociate che leggono il Corano. Ecco il Medioevo di Régine Pernoud, la storica francese già direttrice degli archivi nazionali di Parigi i cui libri hanno tirature da bestseller

Fonte:[Da «30Giorni», anno III, n. 1, gennaio 1985, pp. 56-59]

Voleva diventare bibliotecaria e si e iscritta alla scuola di Chartres. Lì, ha alzato gli occhi e ha incontrato il Medioevo. Non è più diventata bibliotecaria ma direttrice del Museo della Storia di Francia. Dirige attualmente il Centro Giovanna d’Arco a Orleans. Quando non ê intenta alla stesura dei suoi volumi con i quali ha dato una nuova fisionomia al Medioevo, tiene conferenze in giro per il mondo. Affollatissime, e non solo da specialisti. I suoi libri hanno tirature da bestsellers. Strano, per una studiosa. Ma lei è Régine Pernoud. ''



''...Un medievalista ha persino intitolato un suo libro La rivoluzione industriale del Medioevo: una rivoluzione operata senza rinchiudere i bambini nelle fabbriche perché lavorassero per un salario di fame».

Purtroppo per molti il Medioevo è materia privilegiata: si può dire tutto ciò che si vuole nella quasi certezza di non essere smentiti. «È vero: mai nessuno parla della libertà e dell’autonomia che allora veniva data ai giovani — la maggior età per i ragazzi era a 14 anni e per le ragazze a 12 —; o della quantità di manoscritti di medicina e di scienze naturali usciti dai monasteri; o dell’ordine di Fontevrault che aveva due monasteri, uno per uomini e uno per donne, e tra i due si ergeva una chiesa, unico luogo di incontro per monache e monaci. E questo doppio monastero fu posto sotto l’autorità non di un abate, ma di una badessa. Quest’ultima, per volontà del fondatore, doveva essere una vedova, cioè una donna che avesse fatto un’esperienza matrimoniale. Tutto ciò senza provocare nessuno scandalo nella Chiesa. Ebbe anzi un grande successo: venti anni dopo la fondazione, quest’ordine era costituito da 5 mila fra monaci e monache. E, per completare il quadro, aggiungiamo che la prima badessa, Petronilla di Chemillé, aveva allora ventidue anni».

Donne a capo di comunità maschili. Eppure, le lotte di un certo femminismo erano per non ricondurre le donne all’epoca medievale in cui erano vessate e trattate come schiave. E la Chiesa poi, così ostile alle donne. Fortuna che il Concilio di Trento ha loro concesso di possedere l’anima.

«Quante sciocchezze. Eppure ho sentito anche una nota scrittrice sostenere che la Chiesa ha dato l’anima alle donne solo nel XV secolo. E così si sarebbero battezzati, confessati, ammessi all’eucarestia degli esseri sprovvisti di anima! In tal caso, perché non degli animali? Strano che i primi martiri che sono stati onorati come santi siano donne e non uomini: Sant’Agnese, Santa Cecilia, Sant’Agata e tanti altri. Non è sorprendente che ai tempi feudali la regina venisse incoronata come il re, a Reims generalmente (ma a volte anche in altre cattedrali) eppure sempre dalle mani dell’arcivescovo di Reims? In altre parole, si attribuiva all’incoronazione della regina altrettanto valore che a quella del re. Eleonora d’Aquitania e Bianca di Castiglia hanno dominato il loro tempo, e potevano esercitare un potere incontestato non solo qualora il re fosse deceduto, ma anche nel caso fosse assente o malato. Nel Medioevo, anche donne non provenienti da famiglie nobili hanno goduto nella Chiesa, e attraverso la loro funzione in essa, di un potere straordinario. Alcune badesse agivano come autentici signori feudali e il loro potere era rispettato al pari di quello degli altri signori; alcune donne indossavano la croce come i vescovi; sovente amministravano vasti territori che includevano villaggi e parrocchie. Ciò significa che nella stessa vita laica alcune donne, per le loro funzioni religiose, esercitavano un potere che oggi molti uomini potrebbero invidiare».

Sorprende venire a sapere che l’enciclopedia più nota del XII secolo è opera di una religiosa, la badessa Herrada di Landsberg. E che, se Eloisa leggeva in greco e latino, un’altra religiosa, Gertrude di Hefta, era felice nel XIII secolo, di passare dal grado di ‘grammatica’ a quello di ‘teologa’, vale a dire che dopo aver percorso il ciclo di studi preparatori, si apprestava a passare al ciclo superiore come si faceva all’università. Ma le donne che non erano né alte dame né badesse, né tantomeno monache, bensì contadine, o madri di famiglia, o che esercitavano un mestiere?

«Dai documenti che abbiamo — risponde la studiosa — emerge un quadro sorprendente. Le donne votavano come gli uomini nelle assemblee cittadine e in quelle dei comuni rurali.
«Negli atti notarili, inoltre, è molto frequente trovare donne sposate che agiscono per conto proprio, potendo possedere ed amministrare i loro beni, per esempio avviando un negozio o un commercio. Gli atti delle inchieste amministrative ordinate da San Luigi tra il popolo minuto iniziativa senza precedenti e, del resto, senza seguito, ci mostrano una folla di donne esercitanti i più vari mestieri: maestra di scuola, medico, farmacista, gessaiuola, tingitrice, copista, miniaturista, rilegatrice…».


''Dice la Pernoud: "Quando voglio mettere in difficoltà chi si ostina a sostenere che, per noi donne, la storia della Chiesa sarebbe stata solo sangue e lacrime, mi basta fare il nome del beato Roberto di Arbrissel e del suo ordine ’’misto’’". In effetti, non a caso, nel libro della "teologa" della Germania, non c’è traccia di quel fenomeno imponente dei "monasteri doppi" che inizia già nel VI secolo e giunge sino alla Rivoluzione francese (la quale, tra l’altro, porterà a quel codice napoleonico che, per dirla con la Pernoud, "è uno dei peggiori regressi per le donne, non più padrone nemmeno dei loro beni e sottomesse al marito, al padre, ai fratelli in un modo inconcepibile per i secoli "cristiani". È la borghesia agnostica, atea, massonica nata dalla Rivoluzione, non certo la spiritualità cattolica, che creerà la mistica sospetta dell’angelo del focolare").

Nei "monasteri doppi" - formati, cioè, da religiosi e religiose -a capo di tutti c’era quasi sempre una donna, la badessa, equiparata nella pratica - per onori e influenza - a un vescovo. In questa scelta, ci si appoggiava al Vangelo: Gesù affidò la Madre a Giovanni e questi si mise al suo servizio. Si argomentava inoltre che, se solo maschi erano presenti all’istituzione dell’eucaristia, solo femmine erano presenti alle prime apparizioni del Risorto. E almeno una donna, Maria, era tra coloro che a Pentecoste ricevettero lo Spirito. Questa corrente religiosa (ignorata oggi dagli storici "a tesi", ma imponente per numero di monasteri e di religiosi di entrambi i sessi) raggiunge uno dei suoi culmini con quel beato che la Pernoud ama citare alle femministe ignare. Roberto di Arbrissel (1045-1116) fu uno spettacolare convertitore di masse che, ascoltatolo, lo seguivano penitenti. "È soprattutto tra le donne che riscuoteva un incredibile successo" nota la severa Bibliotheca Sanctorum. Sull’esempio di Gesù, al suo seguito procedeva una provocatoria turba femminile, fatta di aristocratiche e di prostitute, di contadine e di principesse, di vedove e di vergini, persino di lebbrose. Il beato, poi, era così poco "sessuofobo" da mettere a prova la sua virtù vivendo in mezzo a loro giorno e notte. Ma a migliaia accorrevano anche gli uomini. Così, il predicatore fu costretto a fermarsi nella foresta di Fontevrault, nell’Ovest della Francia. Le prime capanne si trasformarono presto in monasteri e la folla fu solidamente strutturata in un Ordine - ispirato alla regola benedettina - maschile e femminile. A capo di tutti, una donna.

Come ripeteva il beato Roberto, "i monaci devono essere sottomessi alla badessa come Giovanni fu sottomesso alla Santa Vergine". Non solo: stabilì che quella badessa fosse scelta non tra le vergini ma tra le vedove poiché, avendo conosciuto la vita e il sesso, le giudicava più atte a guidare gli altri. Egli stesso visse sottomesso alla Badessa Generale che aveva su tutti autorità sia spirituale che materiale e che, dunque, accettava novizi e novizie, sceglieva quelli destinati al sacerdozio, espelleva gli indegni, amministrava i beni comuni. Si disilluda chi pensasse a una gerarchia ecclesiastica intervenuta per fare cessare lo "scandalo": seppur spinta qui agli estremi, la preminenza delle monache sui monaci non era certo una novità nella Chiesa e, se qualche vescovo si preoccupò, non così i papi, i quali approvarono e protessero l’ordine di Fontevrault che giunse ad avere oltre 50 priorati in Europa con migliaia di uomini e donne che l’abbadessa sorvegliava con suoi visitatori di fiducia. Alla morte di Roberto, la Chiesa approvò che fosse venerato dal popolo come "beato". Tutta l’attività dei religiosi era quella di veri e propri servitori delle religiose: amministrazione dei sacramenti, lavoro nei campi, compiti di fatica, spesso difesa dall’assalto di predoni o eretici. Per giunta, come riferisce uno storico, "gli uomini, per mortificazione ascetica del loro sesso, vivevano sì separati ma al contempo esposti a una vicinanza e a una vista femminili permanenti". Né le cose presero una brutta piega, visto che solo dopo ben sette secoli di vita prestigiosa (che convinse tra l’altro i re di Francia a mandare in quelle case le proprie figlie) l’Ordine fu disperso: ma non da papi o vescovi "misogini", bensì dagli "illuminati" della Rivoluzione francese. Nella storia della Chiesa non si trova alcuna proibizione per gli "ordini misti e i monasteri doppi", malgrado i timori di alcuni aumentassero a mano a mano che ci si allontanava dal Medio Evo feudale e comunale, epoca sessualmente assai meno "complessata" della società borghese post-cristiana di Otto e Novecento. Ma, ancora nell’autunno del Medio Evo, nel Trecento, ecco quell’altra straordinaria figura che è santa Brigida di Svezia, fondatrice anch’essa di comunità miste dove l’auctoritas effettiva era attribuita a una priora. ''


*si prega di specificare in modo evidente e chiaro la fonte la prossima volta. Se manca il link specifico, chiarire in alto ed a chiare lettere la fonte da cui proviene l'articolo postato*
« Ultima modifica: Dicembre 14, 2017, 01:44:11 am da -Alberto86- »
Da quando dio e' morto in occidente,pare aver prestato la sua D maiuscola al nuovo oggetto di culto la ''Donna''