Lettera aperta a Eliseo nel deserto

Caro Eliseo
estasiun tour sul tuo blog http://eliseodeldeserto.blogspot.it/ mi ha suscitato molte reazioni. Vorrei condividerne qualcuna.
Anzitutto mi stupisce che tu dica che non hai amici maschi eterosessuali. Mi stupisce perchè nella mia esperienza non mi è mai successo di rifiutare una amicizia con chicchessia per la sua tendenza sessuale. Nè mi è mai successo che alcuno dei miei amici mi riferisse qualsiasi cosa del genere.
Perciò vorrei offrirti l’amicizia mia e degli altri utenti di questo forum. In quanto forum sulla Questione Maschile, per quanto ancora in cerca di una identità definita, una iniziale ipotesi minimalista è quella del sindacato maschile, cioè di un gruppo che difende gli interessi dei maschi a prescindere. Ora, in quanto maschio, anche tu sei iscritto di diritto tra i nostri utenti per cui ti offriamo tutta la nostra solidarietà e cameratismo.
Tra noi c’è chi considera l’omosessualità una scelta come altre, chi un peccato, chi una malattia. Ma nessuno si rifiuta di discuterne e di essere solidale con qualunque omosessuale. O perlomeno questa è la linea del forum e chi non la rispettasse sarebbe cazziato all’istante.

Vorremmo però evitare l’empasse delle buone intenzioni: due si trovano ad un tavolo e con la massima buona volontà si impegnano a discutere. Dopo di chè segue scena muta.
Per evitare tale imbarazzante situazione vorremmo già offrirti qualche provocazione.

Anzitutto: tu racconti di una infanzia di emarginazione perchè riferisci una fisionomia femminile o effeminata. Forse mi ripeto: ma non ricordo di aver mai incrociato situazioni di grave discriminazione verso nessun omosessuale o bambino con parvenze omosessuali. Per dirla tutta: tra le peggiori cattiverie che ricordo vi furono quelle che noi maschi commettemmo, mentre le altre ragazze osservavano forse divertite, nei confronti di una ragazza credo in seconda o terza media. Non so perchè o cosa ci spinse ad accanirci con lei, so che allo scoccare della ricreazione, appena i professori uscivano, ci gettavamo tutti su di lei a palparla in ogni centimetro disponibile. Non so quanto durò quella tortura, forse qualche settimana, poi la voce giunse ai genitori, quelli reclamarono con i professori, i quali per qualche giorno (non di più) sorvegliarono la classe e tutto finì. Quella non è l’età delle amicizie con le donne, ma qualche anno dopo, al liceo, divenimmo amici, il passato era passato e non mi pare che lei ne sia rimasta traumatizzata. Tra me e i miei amici rimase sempre un mito, una a cui chiedere pareri e consigli, una sopra la media, insomma. E forse a lei quell’aura di superiorità non dispiacque mai.
Nel tuo caso onestamente faccio fatica a capire il trauma infantile che tu riporti. Posso dire di litigate furibonde, posso dire di essermi fratturato il radio in una di queste lotte tra bande, posso dire di vari traumi fisici, ma di traumi psichici proprio non saprei dire.

Un altro aspetto è la responsabilità che tu attribuisci a tuo padre. Anche questo è un classico: tutti noi abbiamo tante cose da rimproverare ai nostri padri, forse troppe. Buffo che ben pochi di noi abbiano qualcosa da rimproverare alle proprie madri. Ho conosciuto figli di prostitute, ho conosciuto donne vipere che hanno rovinato la famiglia e gettato il marito sotto i ponti, e i loro figli non erano in grado di giudicarle obiettivamente. Però la maggioranza di noi dice che ha iniziato a ricordare in modo diverso il proprio padre quando è diventata papà. Ti accorgi che per i tuoi figli fai tutto e di più, che accetti cose che non ti saresti mai pensato di accettare, e i tuoi figli sono convinti che tutto il loro male è colpa tua. Ecco: noi ci terremmo davvero a discutere con te di questa tua esperienza. Perchè forse fa proprio parte della maturazione maschile passare da una fase di rifiuto ad una di immedesimazione. Forse.

Ancora: sembra che tu viva la tua omosessualità in modo sofferto. Perciò forse potremmo discutere con te di una alternativa che si pone spesso nella discussione su questo argomento. Io personalmente ho difficoltà ad immedesimarmi nell’ottica di un omosessuale, in quanto basta un paio di tette per farmi alzare bandiera, perciò ci terrei alla tua opinione.
Ora: ciò di cui si discute è se l’omosessualità sia una scelta o una malattia. Una scelta ovviamente implica la libertà, che è la virtù del liber, il figlio, colui che sta a casa propria e può disporre delle proprie azioni.
Un paragone che può aiutarci è la prostituzione: ovvio che noi difendiamo la prostituzione come una scelta di libertà, soprattutto in una situazione nella quale le donne tendono ad usare il sesso come uno strumento di potere. Epperò siamo anche coscienti che talvolta è una dipendenza. Che bisogna saper capire fino a dove uno sceglie un rapporto mercenario per contestare un sistema che lo vorrebbe schiavo e sottomesso, e quando invece lo sceglie perchè incapace di farne a meno. Un po’ come l’alcolismo: una cosa è decidere di bere un buon bicchiere di vino, altra esserne schiavi. Ora: è possibile che l’omosessualità sia sullo stesso piano? Che non sia cioè una scelta razionale ma una dipendenza?

Infine saremmo proprio curiosi di sapere come ti immagini i rapporti eterosessuali. L’orgasmo femminile è una delle esperienze più straordinarie che siano date a questo mondo, molto ma molto meglio delle cascate del Niagara e altre simili banalità tanto che le immagini che descrivono le estasi mistiche di S.Teresa d’Avile lo richiamano molto da vicino. Dubito fortemente che un omosessuale, maschio o femmina che sia, abbia mai avuto la fortuna di esperienze del genere e mentre capisco i preti e le suore che vi rinunciano per un orgasmo maggiore, voi che vi rinunciate per un freddo piatto di lenticchie mi risultate davvero incomprensibili.

Ebbene, caro Eliseo, queste sono solo provocazioni di una discussione che potrebbe aprirsi, in un contesto maschile quasi totalmente eterosessuale nel quale ti assicuriamo il massimo rispetto. Se vuoi.


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