La Stella della Valente sulla 27° Ora del Corriere della Sera

Di miss Emanuela Valente e del suo bolg inquantodonna ci siamo già occupati qui: http://www.questionemaschile.org/forum/index.php?topic=7010.0 e non vale la pena tornarci sopra, se non altro per l’assoluta mancanza di ragionamenti offerti dall’interessata.

Ci tocca però occuparci di un articolo della 27° Ora http://27esimaora.corriere.it/17_gennaio_16/perche-giusto-mostrare-volto-chi-ha-maltrattato-donna-6b6cafea-dc2d-11e6-8880-ab80bbeec765.shtml perchè parla di noi.

Articolo di basso profilo, senza un filo logico, uno dei tanti che non cambierà la storia, ca va sans dire.

Ma parla di noi, quindi qualcosa ci tocca dire.

Ci definiscono infatti “maschi inveleniti al punto di scrivere sui social network cose orrende tipo «purtroppo tra le ammazzate non c’è ancora la Valente, ma speriamo che presto il vuoto venga colmato»”.

Ora, l’autore dell’articolo, Gian Antonio Stella, forse ce l’ha con me per ragioni professionali (non scenderò qui in particolari) ma è strano che non riconosca la citazione del Vangelo e definisca “orrende” affermazioni dette pari pari da Gesù in più occasioni (vada alla fine se non c’è ancora arrivato … più sotto!).

E non si interroga neppure, lo Stella, sul perchè delle persone (ma crede forse che chiamarci maschi ci umili? Manco per sogno. Lui forse, noi no!) dovrebbero essere “invelenite”.

Che cosa ci fa andare su tutte le furie del blog della Valente? Cosa ci fa perdere le staffe? Tanto per restare al Vangelo: “Qui autem dixerit contra Spiritum sanctum, non remittetur ei neque in hoc saeculo neque in futuro”(Chi parla contro lo Spirito santo non mai verrà perdonato, nè in questo secolo nè in quello futuro). La menzogna sistematica e volontaria, lo stravolgimento dei fatti come mestiere, l’insulto all’intelligenza e alla ragione, non può trovare scusanti né compassione.

Noi ci occupiamo di femminicidio da anni, vedi qui: http://www.questionemaschile.org/forum/index.php?board=41.0 . Da anni abbiamo constatato l’assoluta arbitrarietà dei numeri che vengono dati e ripetuti su questo fenomeno.

In questi anni l’unica iniziativa seria che abbiamo incrociata è stata quella del blog Bollettino di Guerra https://bollettino-di-guerra.noblogs.org/ .

Nel 2012 abbiamo seguito passo passo ogni singolo caso di femminicidio riportato da quel blog http://www.questionemaschile.org/forum/index.php?topic=5529.0 e tra noi e loro si è realizzato un dialogo a distanza che li ha portati a modificare il loro punto di vista: nel 2013 hanno iniziato a contabilizzare tutti gli omicidi di genere, e non solo quelli di donne http://www.questionemaschile.org/forum/index.php?topic=6936.0 .

Nei confronti della Valente anche se dovessimo ammettere che la medesima sia sprovvista del numero di neuroni specchio minimo per comprendere anche solo embrionalmente le altrui vicende ed esperienze, non riusciamo a capire in nessun caso per quale ragione metta alla gogna solo gli uomini assassini di donne e non anche le donne assassine di donne e le donne assassine di uomini e le donne assassine di bambini e … e …

Poichè non comprendiamo quel ragionare, a più di tre anni dalla nostra scoperta del famigerato blog, non vale la pena parlarne ancora. Ragioniamo invece di quel che dice Gian Antonio Stella. Secondo costui la gogna di questi soggetti avrebbe una funzione di “«sanzione sociale» che aiuterebbe a isolare sempre più i violenti, gli stalker, i persecutori”. Oibò!

Ma, ci spieghi mister Stella, come mai se la gogna ha una funzione sociale, se è efficace come strumento di prevenzione, essa è stata abbandonata in tutti i paesi civili? Perchè al momento è solo un ricordo medioevale? E che titoli avrebbe la Valente per ripristinarla?

Se lei quando ha scritto l’articolo di cui discutiamo aveva i neuroni connessi, probabilmente è andato a vedere chi sono le persone che lei ha contribuito a mettere alla gogna.

Il primo evidenziato dal suo articolo è Luca Delfino. Una rapida googlata ci informa che Luca dal giorno dell’arresto vive di rimorsi, il 20 Novembre del 2016 diceva: “Il Luca Delfino che conoscevate non c’è più, è morto.” Questo sarebbe un uomo che la gogna può redimere?

Il secondo che lei, caro Stella, addita come mostro, è Roberto Garini, un uomo che dopo l’omicidio è andato a costituirsi e che non si capacita di aver ucciso “la persona che amavo più della mia stessa vita”. Siamo sicuri che la gogna per costui e per la società possa avere qualche senso?

Il terzo è Gian Luca Capuzzo. Avrebbe ucciso la moglie con una iniezione di veleno. Ma lui si proclama innocente. Ora, a parte il fatto che per la legge italiana dopo la Cassazione la sentenza è definitiva, quindi Capuzzo è colpevole e punto, ma quante volte abbiamo preso atto di clamorosi errori giudiziari? Il nome di Carlo Parlanti le dice nulla? (http://www.aiveg.org/it/aiveg-sta-seguendo/carlo-parlanti.html) E quello di Giuseppe Lo Porto? ( http://www.aiveg.org/it/aiveg-sta-seguendo/giuseppe-lo-porto.html ) E comunque: che utilità può avere, che prevenzione, che sanzione sociale può esserci per un uomo in galera che si proclama innocente?

Ci fermiamo qui, perchè chi non vuol capire non capirebbe neppure al centesimo esempio e noi nel nostro forum abbiamo discusso appunto di centinaia di falsi femminicidi, discussione alla quale Gian Antonio stella non ha partecipato perchè lui sapeva come fermare tanta violenza: con la gogna, appunto!

Ovviamente ciò non significa che non ci sia un problema, va bene, noi lo sappiamo che c’è un problema e dal nostro punto di vista si chiama Questione Maschile. Il che non esclude una Questione Femminile, chiaro. Ma noi che da anni lavoriamo su questa questione siamo certi di aver fatto qualcosa per qualcuno nella direzione della soluzione, così come siamo certi che la gogna non è né può essere una soluzione.
Caro Stella ci creda: noi siamo “inveleniti” anche contro di lei, perchè il suo non-ragionare è un insulto all’intelligenza e merita quell’augurio di cui si diceva sopra: bonum est ei magis, si circumdaretur mola asinaria collo eius et in mare mitteretur (meglio per lui se gli si lega una mola al collo e lo si getta in mare).

Non sono “cose orrende scritte sui social network”, chiariamoci. È una citazione del Vangelo (Mc 9,42).
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