Stalking

Sono uscito vincente da una FALSA accusa di “stalking”: per una modifica dell’art. 612 bis c.p.

o-VIOLENZA-DONNE-facebookSpero che la mia esperienza
 
possa essere utile ai tantissimi uomini falsamente accusati di molestie, di cui all’art. 612 bis cp, in base a una norma scritta malissimo (infatti non mi meraviglia che l’autrice sia una grande giurista come la signora Mara Carfagna, e “ho detto tutto” come direbbe Peppino De Filippo!), che porta a focalizzare prima di tutto sulla sola percezione soggettiva della molestia da parte della presunta vittima e sulla sua ipotetica “grave ansia” il verificarsi del reato.



E’ vero che la norma parla anche di pericolo per la propria o altrui incolumità (che può essere un fatto oggettivo) ma il nucleo della normativa ruota tutto attorno all’ansia di chi si sente molestato, anziché su comportamenti OGGETTIVAMENTE MOLESTI. Ciò significa che qualsiasi persona fobica, paranoica, isterica, nevrotica, drogata (è noto che marijuana,
  cocaina, alcool, etc. 
possono produrre stati paranoici e manie di persecuzione nei soggetti che le assumono), ecc., per non dire SUBDOLAMENTE E FURBESCAMENTE IN MALA FEDE (ad esempio ex coniugi in fase di separazione, oppure semplici rivali per motivi professionali, come è successo a me), può accusare falsamente di “stalking” una persona verso la quale abbia motivi di rancore, o di rivalità professionale, e per la persona falsamente accusata spesso inizierà un vero e proprio calvario giudiziario, spesso costoso e di durata pluriennale, dagli esiti incerti.

Che la legge sia fatta malissimo, lo prova un dato oggettivo (fornito da Ministero dell’Interno e Min. della Giustizia): oltre il 50% delle denunce e delle querele si rivela INFONDATO, si arriva spesso all’archiviazione, o al proscioglimento e all’assoluzione.

Ma vengo al mio caso. Io sono stato accusato falsamente di “stalking” da parte di una donna docente (quindi una persona a prima vista  qualificata e affidabile, che ha anche abusato della fiducia che io riponevo in lei e nelle sue qualità professionali) . L’avevo contattata SOLO VIA E-MAIL, e solo perché avevo visto in Internet che si occupava di ricerche e progetti  che potevano interessarmi per ricerche che stavo anch’io svolgendo. Ebbene, a un certo punto questa signora (con la quale c’era stato in passato un rapporto del tutto cordiale) si era letteralmente INVENTATA molestie via e-mail,  querelandomi, e al solo fine di ESTROMETTERMI dal progetto di ricerca che stavo portando avanti, e mettermi in cattiva luce nel suo ambiente.
Per fare ciò lei aveva evidenziato alcuni messaggi amichevoli, affettuosi  e un po’ di normalissima galanteria,  nelle mail che le inviavo, per sostenere che la molestavo insistentemente, quando peraltro era chiaro non solo che i miei messaggi erano in larghissima parte di tipo professionale e di lavoro, ma che anche i messaggi “personali” erano del tutto corretti e rispettosi. Non c’erano toni aggressivi, né volgari, né minacce, o ingiurie, né pressanti tentativi di vederla o di stabilire a tutti i costi un rapporto (come avviene nei VERI casi di stalking). Io l’avevo SEMPRE lasciata del tutto libera di rispondermi o meno, e di dare seguito alle comunicazioni che le mandavo.

C’è poi da dire che questa donna è probabilmente
  affetta da un disturbo bipolare di personalità, poiché all’inizio  aveva risposto del tutto cordialmente alla prima mail che le avevo mandato, inducendomi a mandargliene altre e a parlarle dei miei progetti e del mio lavoro, per poi cambiare repentinamente il suo atteggiamento verso di me,  a mia totale insaputa.
Purtroppo,  le statistiche documentano che negli USA (dove già esistevano da molti più anni queste leggi “anti-stalking”) oltre il 10% delle accuse sono inventate per disturbi psicologici.Di ciò – tuttavia – gli americani tengono conto, ed è sempre possibile per chi viene accusato di “molestie” chiedere una perizia psichiatrica sia per sé che per chi accusa, in modo da stabilire se vi possono essere motivi patologici a fronte di quelle azioni legali.La mia fortuna è stata nel fatto che le comunicazioni erano avvenute esclusivamente via mail, non c’erano mai state telefonate, o visite dirette, sms, ecc. e la Cassazione ha sempre ritenute le mail non moleste, come mezzo di comunicazione, poiché non stabiliscono un contatto immediato con il mittente (possono essere “filtrate” con gli anti-spam, si può bloccare il mittente, ecc.), e si può evitare di leggere i suoi messaggi,  a differenza di telefonate, sms, etc.

Io poi sono stato
  ASSOLTO CON FORMULA PIENA perché il fatto non sussiste. Nella motivazione della sentenza che mi proscioglieva il Giudice aveva riconosciuto che i toni e le modalità dei contatti da me stabiliti con questa signora erano stati del tutto corretti e il numero di mail inviate modesto. Quindi non c’erano assolutamente elementi per sostenere l’accusa in giudizio ed anche il pm aveva finito col chiedere l’archiviazione.

Faccio poi notare che questa signora – forse credendo che oggi  la legge sullo stalking autorizzi le donne ad inventarsi qualsiasi cosa, aveva allegato una quantità di affermazioni palesemente false, smentite “per tabulas” anche dai documenti che lei stessa aveva prodotto.
Ora, se questa docente fosse stata negli Stati Uniti, ad esempio, e avessero scoperto che aveva allegato documenti fasulli,  e compiuto un falso ideologico, l’avrebbero presa alla fine del processo, e ora starebbe in qualche carcere federale, con una bella tuta arancione a scontare 4-5 anni almeno, e a fare docenza ai detenuti.
Ma poiché siamo in Italia, dove c’è molta tolleranza verso le false accuse (i procedimenti per calunnia sono molto rari) la cosa non ha avuto seguito, ed è finita lì.
Concludo con un avvertimento importantissimo.
Siate diffidenti con gli  avvocati che vi assistono, a meno che non siano vostri amici, e dimostrino di avere davvero preso “a cuore” il vostro caso.  Nel mio caso avevo insistito per essere ascoltato, e fornire la mia versione, nonostante il parere perplesso dell’avvocato.
E così mi sono bastati 10-15 minuti per fare a pezzi con calma e precisione, in modo documentato,   le tante falsità scritte nella querela da questa persona.
Io sospetto che il mio avvocato avesse scelto una strategia difensiva “soft”, passiva e inconcludente (lui non avrebbe voluto che parlassi delle falsità scritte in quella querela)  perché forse anche lui si sentiva intimidito per il fatto che oggi – con i media spesso favorevoli alle donne che denunciano molestie – non tutti gli avvocati se la sentono di dire la VERITA’ ed evidenziare come queste accuse siano spesso gonfiate o inventate di sana pianta.
Molti temono che i giudici siano pregiudizialmente dalla parte delle donne, e non basti produrre prove, anche vere.
Infatti, non mancano imputati per stalking che si lamentano del fatto che i loro avvocati non di rado suggeriscono loro il rito abbreviato (che garantisce 1/3 di sconto di pena in caso di condanna), anziché scegliere con coraggio il rito ordinario (che permette comunque il non luogo a procedere, quindi il proscioglimento già in udienza preliminare), e ribattere punto per punto alle accuse, anche se false.Sia quel che sia, io vi dico: state molto attenti a scegliervi un BUON avvocato, e che soprattutto abbia la determinazione per contrastare le falsità della controparte.Se siete convinti di esservi comportati correttamente, NON accettate di patteggiare, è meglio ribattere pacatamente e con precisione  alle accuse, punto per punto, e senza paura di eventuali condanne.
E soprattutto, state sereni, mantenete sempre la calma e la serenità, nulla gioca più a vostro favore del mostrarvi calmi, precisi, sicuri di voi davanti ai giudici.
E ricordate che molti giudici – nonostante quanto si dice – sono seri e scrupolosi, e non gradiscono affatto di perdere il loro tempo con accuse campate per aria, anche se si tratta di un reato oggi “di moda” come lo stalking. Considerate sempre che nulla mette in crisi i giudici più delle dichiarazioni FALSE (scritte o verbali che siano), perché sanno benissimo che un testimone, o un accusatore che ha mentito prima o poi viene fatto a pezzi nel processo, e tutto il loro lavoro va in fumo.Può senz’altro capitare che magari un pm vada avanti “a testa bassa” – soprattutto all’inizio – e con accanimento giustizialista contro l’accusato, però se ritenete di esservi comportati correttamente, e soprattutto se vedete che la controparte ha mentito, e potete provarlo, allora concentratevi sulle sue falsità. Ricordate che la resistenza di una catena è solo quella del suo anello più debole, se salta quello la catena si spezza.Quindi prima o poi troverete senz’altro un giudice che vi darà ragione.Con ciò non voglio dire che non ci sia la “malagiustizia”, anche verso persone che avevano molti elementi a loro favore, e sono state ugualmente condannate, siamo in Italia, lo sappiamo.Proprio per questo, volevo comunicare che nei prossimi mesi porterò avanti un progetto (da sottoporre ad avvocati, giuristi, magistrati, ecc.) perché si arrivi alla declaratoria di incostituzionalità dell’attuale legge sullo stalking. La Corte costituzionale aveva già (con sentenza n. 172 del 2014) rigettato e dichiarato infondata la questione di costituzionalità della legge sullo stalking, sollevata dal Tribunale di Alcamo, perché aveva ritenuto che la legge sia sufficientemente “tipizzata”, ovvero la condotta punibile dal 612 bis cp farebbe riferimento a parametri sufficientemente determinati.In realtà è facile provare che la “tipizzazione” c’è sulla carta,  ma  è solo apparente, poiché si aggancia interamente alla PERCEZIONE SOGGETTIVA E ALLA “GRAVE ANSIA” di chi denuncia, quindi non esistono contorni chiari e OGGETTIVI per il giudice per stabilire cosa sia VERA molestia, o invece – come accade in molti casi – mera deformazione PATOLOGICA della realtà, da parte di soggetti psicolabili e iper-ansiosi, che vedono molestie anche in comportamenti del tutto innocui, o peggio ancora se li inventano (tipico tra le coppie in fase di separazione).Qualcosa di simile avvenne nel 1981, quando la Corte Costituzionale cancellò il reato di PLAGIO, proprio perché la legge penale stabiliva che vi era “plagio” quando qualcuno “sottoponeva una persona al proprio potere, riducendola  in totale stato di soggezione”.Giustamente la Corte cost. stabilì che la norma non era tipizzata, poiché tutto era ancorato a criteri arbitrari e non a paradigmi  rigorosamente  oggettivi. In altre parole, con quella norma si poteva punire anche una persona semplicemente innamorata di un’altra, e che avesse scelto liberamente e in piena consapevolezza  di dedicarle la vita, come accade nella vita di relazione di ogni giorno (es. donne che hanno abbandonato il lavoro per avere figli ed accudirli) , e si poteva arrivare a punire anche chi aderiva liberamente – ancorché  con grande entusiasmo e zelo – a religioni, ideologie, attività professionali, ecc.Anche il seguace del “leader” politico, o religioso, o sportivo, ecc., può sembrare “in totale stato di soggezione” perché è totalmente assorbito dalla sua “missione” e dalla personalità istrionica del leader.Insomma, io sosterrò la tesi che il concetto arbitrario e soggettivo di “grave e perdurante ansia” (del tutto controverso e difficile da valutare nella sua autenticità  anche dagli psichiatri) è meramente soggettivo, allo stesso modo con cui lo era il concetto di “totale stato di soggezione” nella vecchia legge sul plagio. Pertanto il concetto di “grave e perdurante ansia” va cancellato, e sostituito ad esempio col concetto di comportamenti che producano  evidente/oggettivo pericolo per la saluta psico-fisica” della vittima,  onde evitare che l’applicazione della legge sullo stalking sia interamente rimessa  alle percezioni soggettive, e spesso arbitrarie, di chi denuncia, anziché a PARAMETRI REALMENTE OGGETTIVI, e persone innocenti vengano stritolate dal tritacarne giudiziario, per una norma varata maldestramente e frettolosamente in un clima di diffuso allarmismo amplificato dai media.


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