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Femminismo: giocattolo distruttivo della finta rivoluzione borghese

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Uno degli aspetti più rivoltanti, ma anche più comici, del femminismo è la sua perfetta compatibilità col capitalismo terminale, che a parole avversa.
Il femminismo da decenni tuona contro ogni struttura sociale tradizionale; il capitalismo globale dissolve discretamente, con la persuasione morbida del marketing, la compagine civile sostituendo ogni ruolo umano con categorie socioeconomiche.
Il femminismo è il megafono servile del mercato, che per allevare docili consumatori ha bisogno di sbarazzarsi del passato, veicolando l’idea che non ci sia nulla da trasmettere.
Le femministe e gli uomini che le sostengono sono gli esemplari umani più idonei a questo modo di vivere.
Anche il debole dibattito sull’utero in affitto, estrema commercializzazione di processi naturali gratuiti come il brevetto delle sementi, sfocerà inevitabilmente nella sua promozione: col pretesto della libertà della donna.
E’ ora di scuoterci di dosso la pregiudiziale femminista e comprendere il femminismo per quello che è: un sistema ideologico puramente distruttivo, progettato per l’affondamento di società avanzate.

Femminismo

Il femminismo non produce civiltà in grado di durare, è sempre in opposizione a qualcosa. Senza un avversario, vero o immaginario, cessa di esistere.
Afferma di essere contro il mercato e lo sfruttamento, che attribuisce a valori patriarcali, dimenticando che nulla è più liquido e aperto del capitalismo multinazionale. Il femminismo è un lusso della società dei consumi di cui la donna detta emancipata, ma in realtà integrata nel circuito del commercio globale, è un’icona.

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Noi uomini, discriminati dal supermercato mondiale, siamo in realtà una posizione di vantaggio sulle femministe e tutti gli altri soggetti che abbracciano questo periodo di transizione come fosse la sostanza e la realtà.
Il femminismo va preso per quello che è, un giocattolo distruttivo della finta rivoluzione borghese. In realtà, l’unica rivoluzione possibile nel mondo liquido è quella della stabilità: tutto ciò che è stabile è sovversivo per il potere con la sua semplice esistenza.
Alla logica femminea del consumo di merci e persone bisogna rispondere con costanti antropologiche senza tempo; alle emozioni facili necessarie a vendere con la ragione; alla società liquida con la creazione di realtà stabili; alla distruttività con lo spirito costruttivo.
Il femminismo, regno dell’isterismo emozionale, si dissolverà da solo, come un’onda sulla roccia di ritrovati principi maschili.

25 Novembre: Io NON ci sto (un altro tipo d’uomo)

In occasione del 25 Novembre il Corriere pubblica 4 (QUATTRO ) pagine di foto di zerbini con la mano destra alzata! mussolini-piazza-veneziaSì, non scherzo: con la mano destra alzata! Se non lo vedessi non ci crederei: apologia del fascismo in pieno stile!
Tutti, meno uno (Luca Pignatelli) alzano la mano destra nel saluto fascista!
Come per rispondere al duce: eccomi! Ebbene, ci si consenta di dire: noi no! Noi non ci siamo.
E lo diciamo con piena coscienza, sapendo cosa rischiamo (Matteotti docet).

L’involuzione del maschio (1): lo zerbino

cagnoliniQuesta settimana faremo la conoscenza con un esemplare di maschio involuto, il cosiddetto maschio  zerbino .

Questa tipologia, tra le più malinconiche, esprime compiutamente il dramma della condizione maschile nel mondo occidentale odierno. (altro…)

Un appello a Giordano Bruno Guerri: non consideri che la violenza è a senso unico

Giordano Bruno Guerri il 28 maggio 2013 scrive un articolo su Il giornale a difesa delle donne  dove fa un appello alle donne di non tollerare nè uno schiaffo nè una alzata di voce da parte maschile. Non fa nessun accenno alla   violenza della donna sull’uomo. Quindi vuol dire che gli uomini devono tollerare tutto? Forse gli schiaffi e le botte  femminili sono  piume che accarezzano il viso  e  riportano il cattivo maschio sulla retta via? Le botte femminili  invece vanno prese e basta? A legger Bruno Guerri sembrerebbe di si. (altro…)

Dedicato a te

RoderigoMi è stato chiesto di fornire la mia interpretazione su un quaquaraquà che da oltre 10 anni svolge, pedissequamente ed instancabilmente (30.000 posts!), la sua opera di proselitismo sul web.

Colgo l’occasione per esporre, con vero piacere, qualcosa che andava detta da tempo.
Mi è capitato poche volte nella vita di rapportarmi con uomini che dietro all’immagine di un gentleman, nascondono un’anima così … come dire, calcolatrice.
Ho conosciuto certamente molti uomini che non la pensavano come me. (altro…)

Massimo Lizzi aspirante giornalista a favore del femminicidio

Massimo Lizzi sembra che sia un giornalista. Sul suo profilo facebook c’è questa importante informazione: uomo.

Massimo LizziPer qualche ragione che mi sfugge il sig.Lizzi pare abbia fatto del femminicidio una priorità, intendo della lotta al femminicidio. Ci devono essere buone ragioni che mi sfuggono, in quanto l’argomento femminicidio sembra che pesi solo per alcune categorie di persone:
– in primis le professioniste dei centri anti-violenza sparsi per l’Italia che ricevono milioni e milioni di euro ogni anno dai contribuenti (maschi violenti nella stragrande maggioranza). Ovvio che loro gonfino la retorica sui femminicidi: sarebbe come chiedere alla Guardia di finanza se in Italia c’è evasione!
– in secundis alcune (rare) femministe convinte e incattivite, dinosauri di tempi andati, donne alle quali qualche uomo ha fatto qualche torto inemendabile (un appuntamento in bianco?)
– per finire politiche e politici di professione: la Carfagna, la Boldrini, la Idem e via elencando. Perchè costoro abbiano a cuore il genocidio femminile è evidente e non vale la pena indagare. (altro…)